Gian Piero de Bellis

Sull'inesistenza della Questione Meridionale

Una Regione del Mezzogiorno : la Calabria

(1978 - 1982)

 


 

L'uomo che guarda indietro
vede ammucchiarsi i propri errori

(Charlie Chan)

 

La presentazione di alcuni dati statistici sulla Calabria si basa sulle stesse categorie utilizzate per il quadro statistico del Mezzogiorno, vale a dire:

A) Territorio
B) Popolazione
C) Occupazione
D) Produzione
E) Reddito
F) Consumi
G) Investimenti
H) Trasferimenti e provvedimenti

 


 

A) Territorio

A1) Superficie
La Calabria copre una superficie di Kmq.15.000 che rappresentano il 5% del territorio italiano.

 

Italia
100
Mezzogiorno
41
Calabria
5

 

La regione ha inoltre una dotazione di acque territoriali pari a circa Kmq.7400 (740 Km. di coste) che rappresentano il 10% del totale delle coste italiane.


A2) Clinometria
La situazione clinometrica, confrontata con quella di una regione del Nord (Liguria) e di una del Centro (Toscana), non sembra fare della Calabria una regione particolarmente sfavorita dalla natura.

 

 
montagna
collina
pianura
Liguria
65
35
0
Toscana
25
66
9
Calabria
41
50
9

 

Inoltre, se teniamo presente che una delle popolazioni a più elevato benessere nel mondo, la Svizzera, ha un territorio per circa il 60% montuoso, ci si rende conto che lo sviluppo economico non sta in rapporto inverso ai livelli clinometrici del terreno ma in rapporto diretto ai livelli di volontà e di capacità espressi dalla popolazione di una data regione.

 


 

B) Popolazione

B1) Abitanti
I calabresi residenti nella loro regione sono poco più di due milioni e rappresentano (1980) il 3.7% della popolazione italiana.

 

Italia
100
Mezzogiorno
35
Calabria
3,7

 

B2) Densità (abitanti/kmq.)

La Calabria è stata una delle regioni meridionali a più forte emigrazione per cui, nonostante una dinamica di natalità positiva, presenta da trent'anni (1951-1981) un livello demografico stazionario.
La densità abitativa è tra le più basse d'Italia.

 

Italia (ab./kmq)
190
Mezzogiorno
165
Calabria
138

 

La Calabria ha una popolazione grosso modo pari al doppio di quella della città di Torino su una superficie 115 volte superiore a quella del Comune piemontese, senza peraltro tener conto della dotazione di acque territoriali.
Questi dati testimoniano, forse in maniera superficiale ma non per questo meno reale, una notevole ricchezza territoriale e paesaggistica a disposizione di un esiguo numero di persone.

 


 

C) Occupazione

C1) Occupati

Gli occupati, secondo le statistiche ufficiali (Istat 1980), sono in Calabria il 2,8% del totale nazionale, su una popolazione che è il 3.7% della popolazione italiana.

 

(su Italia)
popolazione
occupazione
Mezzogiorno
35
30
Calabria
3,7
2,8

 

C2) Tasso di occupazione (occupazione-popolazione)

Il tasso di occupazione registrato dalle statistiche (Istat 1980) è, in Calabria, inferiore non solo rispetto al Nord-Centro ma anche in confronto alla media delle regioni meridionali.

 

Nord-Centro
70
Mezzogiorno
30
Calabria
27

 

C3) Occupati per settore

L'occupazione ripartita per settore (Istat 1980) presenta in Calabria un andamento del tutto anomalo rispetto al modello di sviluppo economico delle regioni settentrionali. Abbiamo infatti un peso rilevante del settore agricolo, superiore a quello industriale, e una abnorme presenza di occupati nel terziario (soprattutto nel settore dei beni e servizi non destinabili alla vendita), fatto economicamente ingiustificato in quanto non di supporto ad elevati livelli produttivi che non sono riscontrabili nella regione.
Il confronto con la Lombardia serve a mostrare la notevole diversità nella struttura occupazionale tra le due regioni.

 

 
agricoltura
industria
servizi
Lombardia (100)
5
52
43
Calabria (100)
26
24
50

 

 


 

D) Produzione

D1) Prodotto interno lordo

Il prodotto interno lordo (Istat 1979) è, in Calabria, pari a circa il 2% del totale nazionale.

 

Italia
100
Mezzogiorno
24
Calabria
2

 

D2) Produttività (valore aggiunto/occupati) per settore

La produttività (1979) è, in Calabria, inferiore in tutti i settori, anche rispetto al Mezzogiorno.

 

 
agricoltura
industria
servizi
Nord-Centro
124
105
108
Mezzogiorno
79
84
83
Calabria
77
59
81

 

D3) Produttività complessiva (P.I.L./popolazione)

La produttività complessiva nelle regioni del Nord-Centro supera di più del doppio quella rilevata statisticamente nella regione Calabria.

 

Nord-Centro
118
Mezzogiorno
67
Calabria
54

 

D4) Quadro riassuntivo (popolazione-occupazione-produzione)

 

 
popolazione
occupazione
produzione
Nord-Centro
65
70
76
Mezzogiorno
35
30
24
Calabria
3,7
2,8
2,0

 

Il rapporto popolazione-occupazione-produzione presenta in Calabria un andamento difforme rispetto al Nord-Centro e simile al resto del Mezzogiorno. È da notare però che, anche rispetto al Mezzogiorno, queste grandezze rivelano un andamento in discesa a significare una situazione ancora più sbilanciata.

 

popolazione
occupazione
produzione
Mezzogiorno
100
100
100
Calabria
10,3
9,9
8,3

 

 


 

E) Reddito

E1) Reddito pro-capite

In un libro di Geografia tra i più diffusi nelle scuole italiane (Il nuovo libro Garzanti della Geografia - Milano 1980) troviamo scritto che la Calabria è la regione a più basso reddito pro-capite d'Italia.
Secondo i dati Istat (1979) riguardanti il reddito pro-capite inteso come prodotto interno lordo per abitante, abbiamo:

 

Istat 1979
valori assoluti
%
Italia Lire 2.552.000 (all'anno)
100
Basilicata Lire 1.640.000
64
Molise Lire 1.543.000
60
Calabria Lire 1.331.000
52

 

La veridicità e significatività di questi dati, almeno per quanto riguarda la Calabria, sarà oggetto di verifica indiretta attraverso una analisi impressionistica del reddito degli abitanti di un Comune della Provincia di Cosenza.

 


 

F) Consumi

F1) Consumi complessivi

In Calabria il complesso dei consumi (Istat 1979) assomma al 2,5% del totale nazionale, così ripartito:

 

consumi delle famiglie 2,4% sul totale nazionale
consumi collettivi 3,2% sul totale nazionale

 

Il prevalere dei consumi collettivi sui consumi delle famiglie sembra essere più l'effetto di una distorsione statistica (più agevole registrabilità dei consumi collettivi) che non una realtà effettiva.


F2) Rapporto consumi-produzione

Il rapporto tra consumi e produzione appare sbilanciato nel senso di un consumo superiore alla produzione.
Per il 1979 abbiamo i seguenti dati percentuali sul totale nazionale:

 

(1979)
consumi
produzione
Calabria
2,5
2,0

 

L'approvvigionamento dall'esterno di beni e servizi per coprire i consumi è stato nel 1979 superiore ai 1600 miliardi che rappresentano il 31% del prodotto interno lordo della regione.

 


 

G) Investimenti

G1) Investimenti fissi

Gli investimenti fissi (Istat 1979) assommano in Calabria al 2,5% del totale nazionale a fronte di un prodotto interno lordo pari al 2%.

 

% su Italia
investimenti
produzione
Calabria
2,5
2,0

 

G2) Rapporto investimenti-valore aggiunto (per settore)

Il rapporto investimenti-valore aggiunto (1979) risulta positivo solo nel settore agricolo. Ciò sembra dovuto più che ad una elevata resa per ettaro (quantità) ad una elevata resa di mercato (valore) in quanto vengono prodotti beni agricoli di un certo pregio (bergamotti, arance, olive, ecc.).

 

agricoltura
industria
servizi
% su Italia
investimenti
valore aggiunto
investimenti
valore aggiunto
investimenti
valore aggiunto
Mezzogiorno
50
40
22
18
29
25
Calabria
3.3
4,6
1,7
1,1
2,9
2,3

 

G3) Rapporto risparmi-consumi-investimenti

Le percentuali di risparmi, consumi e investimenti testimoniano la presenza, anche in Calabria come nel Mezzogiorno nel suo complesso, di flussi di risorse finanziarie provenienti dall'esterno.

 

% su Italia
risparmi
consumi
investimenti
Calabria
1,5
2,5
2,5

 

G4) Rapporto produzione/consumi+investimenti

Se confrontiamo la quota di produzione (P.I.L.) con la quota di consumi + investimenti, ricaviamo i seguenti indici:

 

 
produzione
consumi + investimenti
Calabria
100
131

 

 


 

H) Trasferimenti e provvedimenti

Almeno a partire dal dopoguerra, la Calabria è oggetto di provvedimenti governativi e di stanziamenti statali che cercano di porre un freno al degrado del territorio e alle insufficienze dell'apparato produttivo.
Riassumiamo brevemente questi interventi.

Legge Sila
Nel maggio 1950, anche in seguito alla occupazione di terre verificatasi nella regione, il Parlamento approva la cosiddetta legge Sila che prevede la costituzione dell'Opera Valorizzazione Sila incaricata di programmare la trasformazione fondiaria e l'assegnazione delle terre ai contadini beneficiari (77mila ettari di assegnazioni).

Legge Calabria
Nel 1955 il Parlamento vara una legge speciale per la Calabria attraverso cui si autorizza la Cassa per il Mezzogiorno a dar vita ad un piano organico di opere straordinarie per la sistemazione idraulico-forestale, per la stabilità delle pendici e per la bonifica montana e valliva. Per l'attuazione del piano vengono stanziati 204 miliardi da utilizzarsi nell'arco di dodici anni (1955-1967).
Nel marzo 1968, con la seconda legge speciale per la Calabria, sono stanziati altri 350 miliardi per il periodo 1968-1980.

Cantieri forestali
Sempre per dare soluzione al dissesto idrogeologico provocato da disboscamenti selvaggi, vengono istituiti cantieri forestali che, nel 1980, arrivano ad occupare 30mila unità con una spesa annua in salari intorno ai 150 miliardi.

Opere pubbliche
Negli ultimi decenni lo Stato ha dato avvio ad un insieme imponente di interventi infrastrutturali, soprattutto per quanto riguarda la viabilità stradale (2000 Km. di strade provinciali e comunali, autostrada Salerno-Reggio Calabria).
Nel periodo 1951-1975 la Calabria, con una popolazione intorno al 10% del totale meridionale, ha ricevuto circa il 17% degli investimenti complessivi in opere pubbliche effettuati nel Mezzogiorno.

Pacchetto Colombo
A seguito della rivolta di Reggio Calabria (estate 1970) per l'attribuzione della sede degli organi regionali, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) assegna alla Calabria 1300 miliardi per la costruzione di un centro siderurgico nella piana di Gioia Tauro (occupazione prevista 7500 unità) ed altri 360 miliardi per una serie di interventi nel settore chimico (Sir, Liquichimica) e meccanico (Efim) con una occupazione prevista di 7300 unità.

Altre iniziative
- insediamento di industrie tessili (Inteca, Andeae) con investimenti per circa 190 miliardi e la prevista formazione di 6500 posti di lavoro;
- costruzione di scali portuali (Sibari, Gioia Tauro) e aereoportuali (Lamezia Terme);
- istituzione della università campus di Cosenza (1968) destinata ad accogliere 12.000 studenti.

 


 

Spesa e resa

Gli stanziamenti di cui ha usufruito la Calabria nel corso di un trentennio (1950-1980) sono stati assolutamente straordinari sia formalmente come modalità che sostanzialmente come entità.
L'aspetto su cui però occorre concentrare l'attenzione non è tanto l'ammontare della spesa, necessaria, secondo alcuni, per colmare in tempi brevi l'arretratezza generale della regione, quanto l'insufficiente resa ad essa associata.
A testimoniare la scarsissima produttività o meglio l'elevatissimo spreco connesso alla maggior parte degli investimenti, basta evidenziare alcuni dati di fatto:

- la tuttora rovinosa situazione idro-geologica del territorio calabrese anche dopo un così prolungato intervento e un così cospicuo investimento in personale e mezzi;

- la distruzione di ettari di terreni fertilissimi nella piana di Gioia Tauro per la prevista costruzione del centro siderurgico, e nella piana di Sibari per la costruzione del porto. Col risultato che l'impianto di Gioa Tauro è rimasto sospeso dopo uno sperpero di miliardi accaparrati per lo più da cosche mafiose; mentre il porto di Sibari continua a inghiottire miliardi in quanto le caratteristiche del fondo marino pare non si prestino alla creazione di un porto, peraltro di incerta destinazione e utilità;

- l'esistenza di impianti chimici notevolmente deficitari e di industrie tessili il cui personale è quasi totalmente e costantemente in cassa integrazione;

- lo spreco di miliardi per locazione di edifici di abitazione adibiti ad aule scolastiche e ad uffici.
Nel decennio 1970-1980 la regione Calabria ha speso 4 miliardi e mezzo solo per locazione di uffici. Nell'intera regione il 57% delle aule scolastiche sono in locali inadatti e la stessa università di Cosenza risulta ancora (1982) non completata per cui molti alloggi ed attività didattiche devono essere svolte al di fuori del campus.

Questo insieme di fatti e di dati ci porta ad affermare che la situazione di nonsviluppo che caratterizza la Calabria non è imputabile né a sfruttamento dall'esterno (in quanto lo Stato ha convogliato verso questa regione, in proporzione alla popolazione e alle contribuzioni da essa versate, quote di risorse superiori rispetto alla maggior parte delle aree del paese), né a mancanza di risorse finanziarie (in quanto non si riesce a utilizzare pienamente neanche quelle disponibili).

Taluni hanno individuato le cause della situazione economicamente 'arretrata' della Calabria nella estrema povertà naturale che rende lo sviluppo quanto mai difficile e oneroso.
In questa ottica, di una Calabria "sfasciume idro-geologico pendulo sul mare" (Giustino Fortunato), e "osso privo di polpa" (Manlio Rossi Doria), si giustifica la necessità di un aiuto dall'esterno volto a sanare una grave situazione di degrado naturale.
Anche in questo caso però, occorre esaminare se questa spiegazione della situazione presente, che è anche giustificazione dei presenti trasferimenti di risorse, risponde pienamente o parzialmente al vero.
Esaminiamo allora molto schematicamente una serie di realtà e potenzialità che l'ambiente naturale della Calabria racchiude.

 


 

Realtà e potenzialità

Energia
La Calabria, attraverso gli invasi artificiali della Sila che alimentano 5 grandi centrali, produce una quantità notevole di energia idroelettrica che esporta anche in altre regioni.
Inoltre sono stati recentemente scoperti, nel catanzarese e nel cosentino, giacimenti metaniferi che aspettano solo di essere utilizzati, una volta superati gli ostacoli di ordine campanilistico.

Minerali
Il sottosuolo calabro presenta una ricca gamma di minerali metalliferi e non metalliferi (salgemma, pirite, zolfo, mica, ecc.). Ampia è anche la dotazione di rocce quali il granito, il porfido, i marmi e i calcari colorati che, opportunamente valorizzate, potrebbero costituire una fonte di reddito.

Risorse idriche
Contrariamente alla immagine convenzionale di una regione povera d'acqua, la Calabria presenta una tale ricchezza di sorgenti da farle assumere una posizione privilegiata rispetto alle contigue regioni del Mezzogiorno di cui è peraltro fornitrice. Risorse idriche significano anche dotazione di acque minerali e termo-minerali di cui la regione è ricca.

Boschi
Nonostante un secolare dissennato disboscamento ancora non interamente arrestato, la Calabria si ritrova ad avere un notevole patrimonio forestale che, convenientemente utilizzato, può costituire la base per una serie di attività industriali e artigianali (industria del legno, della carta, del mobile, ecc.).

Turismo
La Calabria presenta un insieme mari-monti unico in Italia, su cui sarebbe possibile innestare una corrente turistica per tutto il corso dell'anno. Aspromonte, Sila e Pollino da una parte, mar Jonio e mar Tirreno dall'altra, e inoltre centri termali, reperti archeologici della Magna Grecia (Sibari, Crotone, Reggio), costituiscono richiami ambientali e storici di notevole suggestione e ricchezza.

Agricoltura e allevamento
Data la varietà di ambienti naturali, la regione si presta ad un'ampia varietà di scelte colturali, dalla produzione di ortaggi nelle pianure rese quasi totalmente irrigue dall'intervento della Cassa per il Mezzogiorno, agli uliveti sui terreni più brulli di mezza collina, all'allevamento nei pascoli di montagna. Tutto ciò potrebbe dar vita ad un insieme integrato di attività agro-pastorali volto alla produzione, trasformazione e commercializzazione di beni di particolare pregio e qualità.

Risorse ittiche
Regione della penisola con la massima estensione di coste, la Calabria dispone di un patrimonio ittico che, opportunamente salvaguardato e valorizzato, potrebbe costituire una enorme ricchezza per l'alimentazione umana e animale.

A questo quadro indubbiamente positivo di potenzialità naturali si contrappone però una realtà non molto lusinghiera in termini di sviluppo. Mettendo schematicamente a confronto potenzialità e realtà risulta infatti che la Calabria dispone di:

- fonti di energie (idroelettrica, termoelettrica) : ma l'industria è quasi del tutto assente, pur in presenza di un così importante pre-requisito all'industrializzazione quale è la forza motrice.

- acque (piovane, sorgive) : ma l'agricoltura non è particolarmente sviluppata, sono carenti le industrie di trasformazione, del tutto insufficiente la commercializzazione dei prodotti agricoli, per cui si ha l'invasione di prodotti alimentari dal Nord, la distruzione di tonnellate di beni agricoli locali (es. agrumi), l'incuria nella raccolta di produzioni (es. olive) che vengono lasciate rinsecchire sulla pianta.

- boschi : ma incendi dolosi, tagli inconsulti (ad es. per le feste natalizie) e riforestazioni inesistenti, annullano gran parte dei benefici che potrebbero venire dal settore.

- mare e monti : ma il turismo è scarsamente sviluppato, è soprattutto turismo di rapina, che cerca di approfittare del viaggiatore o dell'occasionale villeggiante senza pensare a creare un flusso turistico continuo. Mancano, in genere, strutture ricettive (alberghi, pensioni) decentemente accoglienti mentre proliferano villaggi turistici che spesso deturpano il paesaggio. Mancano talora servizi essenziali (idrici, sanitari, ecc.) senza i quali non è possibile incentivare i flussi turistici, tanto meno quelli da altre regioni d'Europa.

- risorse ittiche : ma la pesca, per quel poco che è praticata, è distruzione della fauna ittica soprattutto attraverso la cattura dei 'bianchetti', pesci minuscoli che costituiscono per i calabresi un piatto prelibato che causa però un danno incalcolato alle future possibilità di pescaggio.

- risorse finanziarie : ma queste vengono lasciate inutilizzate nelle banche (es. residui passivi) o vengono dissipate in spese improduttive (salari per personale esuberante, fitti astronomici, ecc.).

 


 

Le note e i dati fin qui esposti sulla Calabria portano a scartare sia la tesi dello sfruttamento esterno sia quella della povertà naturale interna. Rimane però il fatto che, nella graduatoria del reddito pro-capite, la popolazione calabrese risulta all'ultimo posto tra le regioni italiane. Questo dato da solo giustificherebbe, per motivi di equità sociale, gli interventi redistributivi del reddito costituiti da investimenti e trasferimenti effettuati dallo Stato e da individui verso la popolazione più indigente d'Italia.
Ma anche questo dato, relativo all'esiguità del reddito pro-capite dei calabresi, va sottoposto almeno ad una limitata verifica per saggiarne la corrispondenza alla realtà.
Per fare ciò viene effettuato un tentativo di contabilizzazione delle fonti di reddito degli abitanti di un comune calabrese (Trebisacce), dopo aver preliminarmente chiarito alcuni aspetti concernenti, in generale, il parametro reddito (Nota sul parametro reddito).

 


 

Nota sul parametro reddito

L'apparato statistico concettuale e materiale per il calcolo del reddito è stato elaborato e approntato dalle società di sviluppo nella loro fase di espansione industriale.
L'applicazione dello stesso apparato statistico a società di nonsviluppo suscita perplessità in quanto crea notevoli problemi di significatività e comparabilità.
Accenniamo brevemente a taluni di questi problemi.

Significatività

- insufficienza e inaccuratezza delle rilevazioni statistiche per cui i dati risultano notevolmente lacunosi e perciò ampiamente inattendibili. L'apparato statistico (tecniche) richiede, per essere utilizzato in maniera appropriata, un apparato organizzativo (individui) e una partecipazione collettiva (coscienza dell'importanza economico-sociale della rilevazione) che non sono presenti nelle società di nonsviluppo o lo sono in maniera insufficiente.

- difficoltà e relativa evasività del calcolo delle componenti non-monetarie del reddito, con conseguente sottostima più o meno ampia del reddito delle società in cui esiste un consistente settore economico non mercantile e non monetario (produzione per autoconsumo, baratto, obblighi di servizio non rimunerato, volontariato, ecc.).
Per cui, nell'ambito di un apparato contabile basato sulla quantificazione monetaria, quanto più una comunità fosse economicamente autosufficiente e prescindesse da scambi monetizzati di merci e di servizi, tanto più essa risulterebbe, statisticamente, indigente.

- inidoneità del parametro reddito, in quanto dato-quantità, a rendere conto della qualità di beni e servizi a disposizione di una popolazione.

- inadeguatezza del parametro reddito, soprattutto nella sua forma aggregata (reddito nazionale) a rendere manifesta, in maniera esauriente, la partecipazione degli individui alla produzione e al consumo.

In sostanza, il dato del reddito nazionale non ci dice nulla sulle disuguaglianze di reddito prodotto e di reddito consumato dagli individui.


Comparabilità

Il confronto di reddito fra individui e fra gruppi sociali non omogenei introduce una serie ulteriore di riserve che scaturiscono da:

- il diverso valore attribuito al reddito (fattore economico) da società diverse, il che rende il confronto, ad esempio fra redditi nazionali, improprio e riduttivo in quanto effettuato fra entità qualitativamente difformi ridotte e omogeneizzate secondo scale parametriche quantitativamente simili.

- la diversa importanza attribuita al reddito da individui diversi in relazione alla diversa qualità e quantità dei bisogni, il che introduce limitazioni anche nel confronto fra redditi individuali nell'ambito di una stessa società.

- il diverso potere d'acquisto e la diversa composizione della spesa che altera e distorce confronti anche fra popolazioni appartenenti alla stessa area monetaria.

- la erroneità (come indice del tenore di vita) derivante dalla conversione delle monete di aree valutarie differenti in una comune unità monetaria (es. il dollaro) e dal relativo confronto.

 


 

Tutte queste insufficienze connesse con il calcolo monetario del reddito, pur non annullando totalmente il valore di tale parametro nell'ambito della contabilità nazionale, inducono a ridimensionare l'eccessivo peso esplicativo e classificatorio che viene ad esso generalmente attribuito, e postulano l'esigenza di approntare strumenti plurimi di calcolo del reddito, anche di tipo qualitativo-descrittivo e non solo quantitativo-statistico.

Tenendo presente queste limitazioni passiamo a tratteggiare la vita di un comune calabrese (Trebisacce) con particolare riferimento ai flussi di beni e di servizi e allo stato patrimoniale della popolazione.