All'origine  (^)

  È stato affermato che tassazione (e prostituzione) sono sempre esistite.
  È forse più pertinente dire che, dal momento in cui qualcuno ha assunto per sé la facoltà di dominare, controllare, proteggere qualchedun'altro, si è arrogato anche il potere di estrarre un reddito da coloro che erano a lui soggetti, al fine di essere pagato per servizi reali o presunti, in primo luogo la sicurezza.

  Solitamente, le minacce e gli assalti alla sicurezza delle persone provenivano non dalla gente comune (ad es. i lavoratori agricoli) ma dallo stesso potere che, mentre proteggeva e dominava il proprio gregge di produttori, era ansioso di accrescere le sue entrate, attaccando, soggiogando e incorporando altri poteri territoriali e le loro schiere di produttori.

  Per questo motivo, è del tutto appropriato applicare il detto "homo homini lupus" non, in maniera generica, alle persone comuni, ma, in maniera specifica, a quanti sono al potere e, più precisamente, a coloro che sono avidi di potere e pronti a scatenare una guerra per accrescerlo.

  In altre parole, coloro che producevano o potevano produrre disordine e insicurezza erano anche coloro che, sotto un'altra maschera, si presentavano per imporre ordine e sicurezza. E, per assolvere a queste due funzioni di guerra (disordine + insicurezza) e di pace (ordine + sicurezza), tutti costoro imposero un pagamento che, nel Medio Evo, durante il periodo feudale, era noto sotto il nome di "decima", rappresentando un decimo di quanto veniva prodotto.
 
 

In seguito  (^)

  Nel corso del tempo, con l'introduzione (o re-introduzione) del denaro, il pagamento per beni e servizi venne sempre più effettuato attraverso l'uso di monete.
  A quel punto, l'appropriazione di quei pezzi d'oro e d'argento diventò l'interesse centrale del potere, in modo da avere i mezzi di pagamento sia per fare la guerra che per godere di beni di ogni tipo. Questo comportamento si accentuò ulteriormente quando il potere si chiamò stato.
L'atteggiamento dello stato nei confronti del denaro è stato teorizzato e descritto sotto il nome di 'mercantilismo' per sottolineare un forte interesse per tutto ciò che aveva a che fare con il vendere e trafficare.

  Il mercantilismo è focalizzato sul denaro e su tutto ciò che riguarda il denaro (circolazione, accumulazione, restrizioni, imposizioni, ecc.). Per questo motivo, quando si fa riferimento alla estrazione e allocazione di moneta da parte dello stato, il termine eco-nomia (organizzare/gestire la casa) è meno appropriato del termine pecu-nomia (ammassare/gestire il denaro).
  Il mercantilismo si basa sul controllo della produzione e del commercio da parte dello stato in vista dell'accumulo di denaro attraverso la tassazione e altre misure di tipo espropriativo.

  Per mostrare solo un esempio della pecunomia mercantilistica, a partire dalla metà del secolo XV, i mercanti stranieri che giungevano in Inghilterra erano obbligati a convertire, prima di ripartire, tutti i guadagni monetari in beni prodotti in Inghilterra (in modo da lasciare sul posto la moneta) e i mercanti Inglesi che commerciavano all'estero erano tenuti a portare sull'isola almeno una parte dei loro guadagni in denaro sonante (in modo da far entrare moneta).

  In altre parole, sotto il mercantilismo, i pezzi d'oro e d'argento erano il punto di riferimento attorno a cui ruotava qualsiasi aspetto connesso con lo stato. Questo atteggiamento dava luogo ad una serie di restrizioni, escogitate e attuate dallo stato, al fine di controllare la circolazione della moneta e di trattenerne per sé una larga quota.

  La Rivoluzione Industriale e la percezione che troppe restrizioni e imposizioni potessero scoraggiare la produzione e il commercio e, di conseguenza, ridurre l'ammontare di moneta accumulata, portarono a sostenere la libertà nell'ambito della produzione e a riconoscere i vantaggi reciproci che potevano derivare dall'assenza di ostacoli al commercio in generale (laisser-faire, laisser-passer).
  Questo periodo straordinario di ridotti impedimenti nell'attività economica non durò molto a lungo, probabilmente perché né la concezione né la pratica erano così diffusi e radicati come si è generalmente creduto.

  Lo spartiacque sulla via dell'abbandono del 'laisser-faire' fu rappresentato dalla prima guerra mondiale, con l'introduzione di controlli statali sul commercio e di tasse elevate per sostenere lo sforzo bellico. In questo modo veniva sancito il futuro ruolo dello stato come una macchina per tassare i produttori (imprenditori, lavoratori) e per dissipare le entrate in maniera improduttiva (dal consumo inutile alla pura e semplice distruzione).

  Le tasse, una volta introdotte, solo raramente possono essere cancellate o, se ciò avviene, solo per un breve periodo, considerato che l'abitudine a spendere, una volta acquisita, risulta difficile da tenere a freno.
  In Inghilterra, le spese totali del governo passarono da 184 milioni di sterline all'anno (nel periodo antecedente la prima guerra mondiale) a 1825 milioni di sterline all'anno (dopo la prima guerra mondiale), un incremento massiccio pari a dieci volte la cifra iniziale; questo richiese un notevole accrescimento dell'imposizione fiscale.

  Infatti, in Inghilterra, all'inizio della guerra, il tasso base di imposizione era del 6%, il che portava nelle casse dello stato una cifra pari a 46 milioni. Nel 1918 il tasso base era salito al 30% con entrate per lo stato pari a 293 milioni di sterline (un incremento di 6.3 volte la cifra iniziale). Oltre a ciò, venne introdotta una tassa sui profitti straordinari che portò il totale incamerato dallo stato alla cifra di oltre 580 milioni di sterline, una somma diciassette volte più elevata rispetto all'anno 1905.
  Durante lo stesso periodo, il debito nazionale che era nel 1914 di 706 milioni di sterline, raggiunse sei anni più tardi la cifra di 7875 sterline (un incremento di 11 volte).
  Negli USA, il bilancio federale passò da 1 miliardo di dollari nel 1916 a 19 miliardi di dollari nel 1919, più che raddoppiando ogni anno.

  Attraverso una occupazione tentacolare di ogni spazio sociale ed economico, che portò al drenaggio e allo spreco di risorse (impieghi parassitari, produzione di armamenti, ecc.) lo stato generò le condizioni per la lunga depressione degli anni successivi alla prima guerra mondiale.
  Quindi, a seguito della politica protezionistica e bellicistica degli stati, una nuova guerra mondiale arrivò, o meglio, il secondo atto del precedente conflitto.

 

Nel presente  (^)

  Uno sguardo anche superficiale alle vicende storiche dovrebbe essere sufficiente a rendere tutti consapevoli che guerra significa tasse e che guerra e tasse sono solo le due facce di una stessa medaglia su cui è inciso un nome: stato.

  Nel 1939 in Inghilterra, alla vigilia della seconda guerra mondiale, il tasso base di imponibile (standard rate of income tax) aveva raggiunto il 29% (rispetto al 6% all'inizio della prima guerra mondiale), dieci milioni di persone erano soggette all'imposta diretta e la somma totale incamerata dallo stato era di 400 milioni di sterline. Alla fine della guerra (1944-1945) il tasso base di imponibile era salito al 50%, con 14 milioni di persone soggette al pagamento dell'imposta diretta e una entrata statale di circa 1400 milioni di sterline (un incremento del 350%). Una tassa sui profitti straordinari, introdotta per l'industria e il commercio, generò, nel 1944-1945, una entrata supplementare pari a 508 milioni di sterline.

  Negli USA, le spese del governo federale passarono da 9.6 miliardi di dollari nel 1940 a 95 miliardi di dollari nel 1945 (una crescita di quasi dieci volte) e il numero dei contribuenti aumentò da 14 milioni nel 1940 a 50 milioni nel 1945.
  Questo straordinario e generalizzato carico fiscale venne, tuttavia, accettato al fine di vincere la guerra e ottenere pace e sicurezza.
  Al termine del conflitto, lo stato si trovò a dover mantenere vivo uno spirito militare di scontro in modo da giustificare il fatto che vaste somme di denaro continuavano ad essere estratte dalle tasche delle persone.

Allora escogitò astutamente e promosse vigorosamente due nuovi tipi di guerra:
     -  la guerra fredda, nel cui ambito due sistemi posticci, il capitalismo e il comunismo, vennero presentati come se fossero in lotta per la libertà e per l'uguaglianza sulla terra. In realtà, si trattava di due stati di notevoli dimensioni, contornati dai loro satelliti, che si scontravano (talvolta anche nei fatti) per la supremazia mondiale.
     -  la guerra alla povertà, in cui alcune persone ben intenzionate pensarono che lo stato poteva e doveva svolgere un ruolo decisivo nello sconfiggere la povertà e nel promuovere il benessere di tutti. All fine, ciò che ne risultò fu la distribuzione di impieghi e di favori a clientele e portaborse (oltre naturalmente ad alcuni individui bisognosi di assistenza) in modo da tenerli quieti e relativamente contenti.

  Queste due "guerre" offrirono la giustificazione per un ampliamento colossale del ruolo dello stato. Il Grande Fratello era finalmente arrivato, promettendo sicurezza da nemici esterni ed interni. E per fare ciò aveva bisogno di denaro, una montagna di denaro. La soluzione necessaria fu quella di stringere il torchio della tassazione. Questo venne fatto in due modi:
     -  incremento del numero dei contribuenti
        In Europa e negli Stati Uniti, il numero dei contribuenti è aumentato enormemente soprattutto quando le spese statali, totalmente fuori controllo, hanno alimentato una inflazione crescente. Questa bolla artificiale ha reso tassabile il reddito nominale di molte persone o lo ha portato verso fasce più elevate di tassazione, anche quando il loro reddito reale rimaneva stazionario o era addirittura in calo. Questo è il cosiddetto 'drenaggio fiscale' ('fiscal drain'), una perdita netta per il contribuente ma un guadagno sicuro per lo stato. Inoltre, come ultimo stratagemma, l'introduzione e la diffusione di tasse sulle vendite (ad es. IVA) hanno fatto sì che praticamente tutti versino qualcosa nelle casse dello stato.
     -  incremento dei contributi da pagare
        Il numero delle tasse è aumentato, soprattutto a seguito dell'introduzione e del livello crescente di molte imposte indirette di cui quasi non ci si rende conto. In Inghilterra, nel corso dell'ultimo decennio del '900, l'imposta sui consumi è passata dal 5% al 17.5% (un incremento del 320%). Attualmente in Francia più del 50% (in alcuni casi fino al 67%) dei redditi delle persone viene incamerato dallo stato. Questo significa che, ogni anno, un individuo lavora più di sei mesi solo per riempire le casse dello stato; una condizione molto più deplorevole del servo feudale, se non fosse per la scienza e la tecnologia che hanno migliorato le condizioni di vita di ognuno.

  In alcuni casi, come messo in luce persino dall'ufficio delle imposte del Regno Unito, le imposte sono andate letteralmente in orbita, con alcuni livelli speciali di tassazione superiori al 100% (ad es., nel Regno Unito, 147.5% nel 1947-1948 e 136.25% nel 1967-1968).
  Come rane messe in una pentola d'acqua calda sul fuoco, le quali potrebbero all'inizio provare un piacevole senso di tepore prima di morire bollite, così le persone, in genere e fino a tempi recenti, non si sono lamentate per via di nuove tasse, di tasse più elevate, di un numero crescente di persone che pagano le tasse. Questo perché essi hanno, consciamente o inconsciamente, accettato i motivi presentati dallo stato come giustificazioni per una tassazione più elevata e più ampia.

 

Tassazione : giustificazioni  (^)

  Lo stato ha giustificato il pagamento delle tasse in base ai seguenti motivi:
     -  rappresentanza: il costo di avere i propri interessi individuali rappresentati davanti alla collettività;
     -  contribuzione: il costo dei servizi collettivi forniti ai singoli individui;
     -  redistribuzione: il costo dell'assistenza come dovere sociale verso le persone bisognose.

  In teoria, non ci sarebbe molto da obiettare di fronte a questi motivi, e l'unico aspetto da sottolineare dovrebbe riguardare il corretto e continuo adempimento di queste funzioni, vale a dire:
     -  una rappresentanza effettiva
     -  una fornitura di servizi efficiente
     -  una assistenza pronta alle persone bisognose (ad es. in caso di calamità naturali, di invalidità fisiche, ecc.)

  Nei fatti, la tassazione potrebbe benissimo essere accettata come un modo e un mezzo per pagare i servizi goduti all'interno di una comunità, posto che a questa giustificazione teorica corrispondesse una realtà empirica effettiva.
  Sfortunatamente, questo è (molto) raramente il caso.
  Inoltre, non solo questi motivi sono totalmente messi da parte nella realtà dei fatti, ma essi servono soltanto a coprire intenzioni e finalità tenute nascoste. Per questa ragione, da giustificazioni accettabili esse sono diventate ora mistificazioni insopportabili.

 

Tassazione : giustificazioni e realtà  (^)

  Le giustificazioni avanzate dallo stato, negli ultimi decenni, per una elevata e ampia tassazione, che coinvolge praticamente tutti gli individui, non sono sostenute dalla realtà. Siamo tutti testimoni di una situazione che è l'esatto opposto di quanto viene affermato. Ciò che appare sempre più evidente è che:

     -  la rappresentanza è fasulla
        La persona che viene eletta non è tenuta a mantenere le sue promesse o a seguire, in alcun modo, il mandato dell'elettorato. Di conseguenza, le persone hanno iniziato a prendere atto che il loro voto non conta nulla e quindi, in numero notevole e crescente, hanno deciso di non prendere più parte a questa farsa colossale che è diventato il processo elettorale.
        Inoltre, alcune persone (i cosiddetti "stranieri") sono obbligate a pagare le tasse senza che venga loro dato il diritto al voto nelle elezioni generali; questo viola uno dei precetti base della democrazia che afferma: "nessuna tassazione senza rappresentazione".

     -  i servizi sono scadenti
        In troppi casi, i servizi forniti dallo stato sono un insulto alla dignità e alla razionalità umana: l'amministrazione della giustizia è una lotteria lenta come una lumaca, la polizia un rifugio per molti individui brutali e violenti, la scuola una palestra di disinformazione e manipolazione, il servizio sanitario una lunga lista d'attesa puntellata da esperienze traumatizzanti, il sistema carcerario un tirocinio al crimine e alla depravazione, e così via. Tutti questi disservizi costano al contribuente una fortuna ed esserne gli utenti può rappresentare una vera sfortuna.

        Inoltre, in molti paesi alcuni servizi non sono più sostenuti interamente dallo stato (ad es. i trasporti) o sono gestiti, in buona parte, da organizzazioni di volontari (ad es. la protezione dell'ambiente, l'assistenza sociale) o sono finanziati con entrate straordinarie (ad es. i soldi della lotteria per il restauro di edifici storici). Col risultato che, la massa più consistente delle entrate fiscali è utilizzata solo per saziare l'appetito crescente dei burocrati e dei politici.

      -  l'assistenza si è trasformata in corruzione
         La redistribuzione di risorse, qualificata con i termini di "assistenza" e "compassione", ha prodotto dipendenza e corruzione tra le persone assistite. Non solo non è riuscita a farle uscire da una condizione di povertà, ma ha rafforzato e perpetuato il bisogno di assistenza, con soddisfazione reciproca per coloro che la forniscono (i quali conservano il loro posto di lavoro) e per coloro che la ricevono (i quali conservano i loro sussidi).

  Se questa è la realtà, dovremmo chiederci come sia stato e sia ancora possibile che una tassazione crescente e coinvolgente un numero sempre più ampio di persone sia stata accettata così a lungo, con una così trascurabile opposizione da parte della gente comune.

  Probabilmente la risposta può essere trovata in una arguta affermazione formulata da Frédéric Bastiat nel 1849: "L'État, c'est la grande fiction à travers la quelle tout le monde s'efforce de vivre aux dépens de tout le monde." [Lo Stato è la grande finzione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri].
  In altre parole, le persone che sostengono o semplicemente accettano l'esistenza dello stato come un fatto naturale ed eterno, soggiaciono all'illusione che alcune risorse estorte ad essi dallo stato ritorneranno ad essi, se non come servizi collettivi, almeno come favori specifici nella forma di posti di lavoro, finanziamenti a tasso zero, concessioni, protezioni economiche, diritti esclusivi di sfruttamento, e così via.
  Per molte persone, il denaro incamerato dallo stato attraverso l'imposizione fiscale, rappresenta il mezzo per attuare i loro disegni nascosti.

 

Tassazione : giustificazioni e mascheramenti  (^)

  Quelli che sono qui chiamati disegni nascosti o mascheramenti, non sono in realtà molto mascherati. Infatti, essi sono del tutto visibili a coloro che vogliono tenere gli occhi aperti e vedere. Quanto al chiamarli "disegni" essi sono, più precisamente, la ragione e il modo d'essere dello stato, vale a dire delle persone che vivono in maniera parassitaria delle risorse prodotte da altri.

  Il termine 'disegni nascosti' o 'mascheramenti' significa che, dietro ogni nobile giustificazione, si trovano meno nobili, o, per dirla francamente, ignobili intenzioni. Esse riguardano:

  -  la rappresentanza
     La concentrazione di potere nelle mani di alcuni "rappresentanti" eletti è così grande e il divario tra essi e l'elettorato così ampio, che soltanto forti gruppi di pressione hanno il tempo e il denaro per assicurarsi che i loro interessi saranno tenuti in debita considerazione. Di modo che si instaura una collusione tra coloro che sono eletti in posizioni di potere e alcune parti dell'elettorato già potenti. Ne segue che, spesso, questi ultimi pagano i primi per essere esentati o per versare quote ridotte di contribuzioni fiscali. In altri casi, la missione dei rappresentanti eletti consiste nell'ottenere provvigioni in cambio della concessione di un contratto specifico a coloro che li hanno fatti eleggere.

  -  la contribuzione
     Le tasse che dovrebbero essere impiegate per servizi e infrastrutture, sono state e sono utilizzate per nominare e rimunerare consorterie di potere, per dare impiego ai loro portaborse in modo da ricompensare e rinsaldare la loro obbedienza e fedeltà e per stupire gli ingenui con costruzioni faraoniche usate come vetrina per la magnificenza e munificenza del potere (dall'Arc de Triomphe a Parigi al Millennium Dome a Londra).
     La qualità dei servizi o l'utilità delle opere possono essere nulli o trascurabili, ma la quantità di denaro speso e di persone occupate e gratificate è incredibilmente elevata, e questo è ciò che conta soprattutto.

  -  la redistribuzione
     La redistribuzione delle risorse è diventata un mezzo di manovra politica, per ottenere la simpatia e comperare il consenso di minoranze che esercitano notevoli poteri di controllo. Ad esempio, in Italia, la legge finanziaria per il 2003, ha stanziato la cifra colossale di 5 miliardi di euro da redistribuire tra le imprese, per lo più come contributi a fondo perduto.
     È anche un modo efficace per tenere le persone quiete e obbedienti al potere statale e attirare voti per coloro che sono al potere.

     L'evidenza storica mostra che la redistribuzione, in sé, non aiuta a promuovere lo sviluppo e ad eliminare la povertà ma spinge tutti, imprese e individui, a cadere in una situazione di dipendenza; per questo motivo nessuno, seriamente, sostiene l'utilizzo di questo strumento come mezzo di progresso. Nonostante ciò, gli interessi di tutti coloro che ricavano un guadagno da queste pratiche sono così forti e si sostengono così tanto l'un l'altro che nessuna soluzione effettiva può giungere, a questo riguardo, fin tanto che lo stato rimane in esistenza.

 

Alcune considerazioni  (^)

  Questa breve analisi della tassazione, incentrata su giustificazioni plausibili, realtà attuali e disegni nascosti, deve ora essere integrata da alcune considerazioni prima di presentare possibili cambiamenti.
  L'operato statale in materia di tassazione ha incoraggiato direttamente o favorito indirettamente l'esistenza di quattro aspetti negativi. Essi sono:

    -  la monetizzazione dei rapporti sociali
       Una tassazione generalizzata è possibile e praticabile solo in presenza di una generale mercificazione e monetizzazione di tutti (o quasi tutti) i rapporti sociali. Mentre il capitalismo ha operato anche attraverso il baratto e potrebbe sopravvivere attraverso lo scambio di beni con beni, lo statismo e l'esistenza dei suoi strati improduttivi sono strettamente legati al controllo e all'estrazione del denaro e possono continuare ad esistere solo fino a quando il denaro gioca un ruolo dominante e centrale.

    -  la concentrazione abnorme di ricchezza
       Lo stato ha introdotto livelli progressivi di tassazione, giustificando ciò come un modo di redistribuzione del reddito, impersonando scaltramente il ruolo del padre benevolo. In relazione alla tassazione progressiva, è degno di nota sottolineare che questo tipo di tassazione produce frutti più consistenti quando siamo in presenza di una concentrazione di ricchezza, posto che il livello massimo di tassazione sia considerato sopportabile o inevitabile (altrimenti vi è evasione totale). È quindi un dato di fatto che la concentrazione di ricchezza è nell'interesse proprio dello stato, considerato che maggiore è il reddito maggiore è la percentuale pagata in tasse. Visti in questa nuova luce, alcuni interventi statali (protezionismo, allocazione preferenziale di azioni a gruppi di controllo, diritti esclusivi di sfruttamento a una o poche compagnie, ecc.) diventano "economicamente" (vale a dire, dal punto di vista pecuniario dello stato) accettabili pur rimanendo socialmente riprovevoli.

    -  la diffusione di comportamenti malsani
       Lo stato, volendo apparire come un padre amorevole e come una persona ecologicamente consapevole, tassa pesantemente il consumo di tabacco e di alcolici, e l'uso dell'auto. Allo stesso tempo, siamo testimoni di alcuni fatti molto strani. In certi paesi (ad es. l'Italia) lo stato è il produttore e il distributore monopolistico di sigarette (entrate statali nell'anno 2000: quasi 9 miliardi di euro). Nella maggior parte dei paesi lo stato è attivamente impegnato nella costruzione di strade e autostrade, con l'abbattimento di migliaia di alberi e la distruzione dell'ambiente. In molti casi, gli stati sono i maggiori promotori del gioco d'azzardo e delle scommesse da cui ricavano somme enormi. In alcuni paesi il circolo vizioso della tassazione, distribuzione di sussidi e consumo di alcolici è un fatto noto tanto da essere espresso nel detto: "la maggior parte del costo di una birra è costituito da tasse; la maggior parte delle tasse vanno in sussidi assistenziali; la maggior parte dei sussidi assistenziali vanno nel consumo di birra" ("most of the cost of a pint of beer is tax; most of the tax is spent on dole; most of the dole goes on beer"). Tutto questo dà motivo di credere che, per lo stato, in generale, una persona con le peggiori abitudini di questo mondo è molto più preziosa ed economicamente vantaggiosa che non una persona sana e morigerata, che non fuma, non getta via il denaro in giochi d'azzardo, e gira per la città a piedi o in bicicletta. Inoltre, la persona con un sano stile di vita di solito vive più a lungo e questa longevità sta diventando un serio problema per le casse dello stato, il quale è incapace di mantenere le sue promesse di assistenza dalla culla alla bara, soprattutto quando ci vuole così tanto tempo perché la bara venga riempita.

    -  la moltiplicazione di lavori burocratici
       L'amministrazione delle tasse è diventata, nelle parole stesse dell'ufficio delle tasse inglese, "una grande impresa e un grande datore di lavoro" ("a big business and a big employer").
  Attualmente, nel Regno Unito, ci sono più di 50.000 persone occupate direttamente dall'ufficio delle tasse e un numero di gran lunga maggiore lavora nel settore delle imposte fiscali come commercialisti, fiscalisti, contabili, ecc.
  Questa moltiplicazione di posti di lavoro non è segno di una situazione positiva in quanto ha a che fare con impieghi spesso parassitari che possono sopravvivere solo in quanto assorbono risorse da attività produttive, ostacolandone la diffusione e lo sviluppo.
  Nonostante questa incredibile appropriazione di reddito, lo spreco di risorse ha raggiunto livelli ancora più incredibili e molti stati, dappertutto nel mondo, hanno accumulato montagne di debiti.

 

I rimedi perversi  (^)

  I rimedi perversi messi in atto nel passato da molti stati per evitare la bancarotta sono consistiti soprattutto nella stampa di banconote, il che ha generato una elevata inflazione e ha costretto le persone a pagare tasse ad un livello più elevato (drenaggio fiscale).
  Questo è stato possibile in un mondo composto da stati centrali nazionali, in cui una crisi economica era risolta attraverso una svalutazione (deprezzamento della moneta) in modo da mantenere la produzione nazionale competitiva.

  Con la ripresa di un effettivo commercio mondiale e l'apparizione sulla scena di regioni che erano state tagliate fuori o evitate per quanto riguarda gli scambi mondiali (ad es. l'Europa dell'est, l'Africa), questo non è più possibile.
  La soluzione corrente escogitata dagli stati per far fronte alla loro bancarotta è quella di operare tagli nelle spese mantenendo livelli di tassazione relativamente elevati.
  Questo è attuato nel modo più silenzioso possibile, spostando il prelievo da tasse altamente visibili (le imposte dirette) ad altre abbastanza nascoste (come l'IVA), essendo quest'ultima inclusa nel prezzo dei beni, almeno nella maggior parte dei paesi europei.

  Lo stato sta passando ad una tassazione scarsamente percepibile per mascherare il suo fallimento nel fornire servizi decenti o per coprire il fatto che non fornisce più del tutto alcuni servizi.
  Infatti, sta trasferendo su individui e imprese (il cosiddetto "settore privato") il compito di offrire servizi che una volta erano gestiti (malamente e costosamente) dallo stato. Inoltre, con una mossa geniale che scaturisce dalla sua avidità congenita, lo stato sta utilizzando la tendenza al gioco d'azzardo di molte persone come una fonte di entrate supplementari per riparare e mantenere edifici e monumenti (vedi ad es. la lotteria nazionale in Inghilterra).

  Siamo quindi arrivati ad uno scenario paradossale della nostra civiltà, quello consistente in una tassazione elevata volta ad alimentare una schiera di parassiti, mentre i servizi effettivi sono forniti silenziosamente da organizzazioni non governative o sono pagati direttamente dagli utenti.
  Il minimo che si possa dire di tutto ciò è che vi è qualcosa di estremamente sbagliato e malsano in tutto il discorso dell'imposizione fiscale, talmente sbagliato e malsano da mettere in discussione l'idea complessiva di una tassazione coercitiva da parte di una organizzazione monopolistica chiamata stato.

 

Le soluzioni possibili  (^)

  L'assorbimento e il dissipamento di risorse da parte dello stato riporta alla memoria un comportamento simile del ceto aristocratico dell'ancien régime, il quale continuava a pretendere di giocare un ruolo indispensabile e di progresso anche dopo che la giustificazione del suo esistere come ceto sociale era totalmente venuta meno.
  Così è, al giorno d'oggi, con lo stato.

  La nuova realtà sta rendendo la funzione dello stato superflua e la possibilità di svolgere il suo ruolo di controllore generale sempre più difficile, se non impossibile.
  Il vasto movimento di individui che si insediano in regioni diverse ("stranieri" e "paesi stranieri" nella terminologia dello statismo) in tempi diversi; l'introduzione estesa di portafogli elettronici e di mezzi elettronici di pagamento; l'arrivo finalmente sulla scena di un effettivo commercio mondiale e di una reale concorrenza, con i fornitori e gli acquirenti di beni e servizi in contatto tra di loro dappertutto nel mondo, e con confronti immediati di prezzi; tutto questo, assieme ad altre realtà, preannuncia di certo il superamento dello stato-nazione e, con tutta probabilità, l'estinzione dello stato tout court, l'ultima vestigia dell'ancien régime.
  L'estinzione dello stato non rappresenta la fine del mondo ma solo la fine della tassazione e, di conseguenza, la scomparsa delle distorsioni causate dalla pecunomia, la versione statista dell'economia.
  Al tempo stesso, dovrebbe portare alla continuazione e allo sviluppo di relazioni mutualmente benefiche basate su:

   - Pagamento richiesto
      Questo riguarda beni e servizi utilizzati e consumati. Il pagamento può essere effettuato in tempi diversi e assumere varie forme quali:
        -  pagamento alla consegna
        -  pagamento all'uso
        -  pagamento a intervalli regolari;
        -  pagamento in denaro/buoni/beni/servizi.
     -  La differenza rispetto alla tassazione è che una persona paga per beni e servizi effettivamente utilizzati e l'individuo in prima persona compie le scelte invece di avere qualchedun'altro (il politico) che decide per lui come allocare le risorse. In questo modo, la dinamica costi/benefici è resa visibile e lasciata operare in rapporto diretto alla capacità di valutazione degli utenti e dei consumatori. Quanto più accorti sono gli utenti-consumatori, tanto più soddisfacente sarà il rapporto costi/benefici.

    -  Donazione volontaria
       Questo concerne il dare qualcosa (tempo, denaro, ecc.) a qualcuno o a qualche iniziativa una persona ritenga degni di essere sostenuti. Essa può essere:
        -  un dono ricorrente nei confronti di una organizzazione (ad es. aiutare persone bisognose)
        -  una offerta straordinaria (ad es. per le vittime di un disastro naturale).
        Nel caso di una donazione volontaria, sia chi dà aiuto sia colui che lo riceve sono esseri umani identificabili e non numeri sui fascicoli dello stato sociale. Entrambi, chi dà e chi riceve, sono interessati al migliore uso delle risorse; in caso contrario potrebbero rifiutarsi sia di dare che di ricevere. Invece, nel caso della tassazione e dell'assistenza statale, sia l'assistente sociale che il beneficiario dell'assistenza sono interessati a ottenere maggiori stanziamenti, qualunque siano i risultati. Anzi, paradossalmente, risultati positivi potrebbero significare un taglio (eccessivo o inopportuno) nella allocazione di fondi.

    -  Contributo necessario
       Questo è qualcosa che concerne solo coloro che vogliono entrare a far parte di una comunità e utilizzare liberamente i servizi forniti ai membri. Il contributo può essere, ad esempio:
        -  la quota per iscriversi ad una associazione e coprire i costi di gestione
        -  la copertura per una assicurazione malattia, per godere di servizi di protezione, per l'uso di attrezzature educative, ecc.
        Il contributo necessario è una pratica corrente di allocare risorse per scopi che riguardano il benessere di una persona in unione con il benessere di altri individui.
        Inoltre, come mostra assai bene il caso di associazioni e fondazioni per la difesa dell'ambiente, le persone sono disposte a versare contributi per la protezione della natura anche se non sono le sole a goderne e persino laddove esse non sono quelle che ne godono direttamente (ad es. la salvaguardia di risorse naturali in continenti lontani). Ciò a cui le persone mirano con il loro contributo è la soddisfazione di partecipare ad una causa degna di rispetto. E questo dovrebbe rispondere alle obiezioni di quanti sostengono la necessità di una tassazione coercitiva sulla base dell'esistenza di esternalità positive e di possibili beneficiari non paganti.

 

Epilogo  (^)

  Non vi è una netta divisione tra pagamento, donazione, contributo; l'aspetto comune è che rientrano tutti nell'ambito delle scelte volontarie effettuate da individui che, attraverso queste libere scelte, diventano esseri umani indipendenti e maturi invece di essere tenuti sempre come soggetti minorenni, sotto la tutela del Grande Fratello, lo stato.

  Infatti, i pagamenti potrebbero diventare contributi e i contributi potrebbero essere integrati con donazioni o con altre forme di partecipazione; la sola condizione è che essi siano tutti volontari.
  Lo stato (o chi per lui) affermerà con estrema sicurezza che, rendendo le allocazioni volontarie, nessuno pagherebbe per gli spazi verdi, le strade pulite, le biblioteche moderne. Con la stessa sicurezza dovremmo rispondere che questa non è una obiezione seria e credibile; è solo una completa menzogna, una distorsione della realtà passata e presente.

  Già nell'antica Grecia, molti dei più splendidi edifici di uso collettivo vennero edificati da persone ricche, in competizione tra di loro per l'onore di abbellire la città. In quanto a coloro che non disponevano di ricchezze da offrire alla città, essi contribuivano con il loro lavoro. Queste allocazioni volontarie erano chiamate "liturgie" ed erano di solito molto più elevate di quanto ci si aspettasse.
  L'essere umano grettamente egoista, come emerge dalla propaganda statale, esiste solo in rapporto allo stato e come prodotto dello stato.

  Il comune essere umano a qualsiasi comunità appartenga era ed è più prudente e previdente di qualsiasi burocrate dello stato assistenziale, che continua a generare disastri morali e materiali.
  Dobbiamo passare ad una civiltà più elevata, una civiltà che esisteva, in parte, prima ed esisterà, in pieno, dopo lo stato.
  È tempo di riconoscere che solo attraverso la libertà di allocazioni volontarie ognuno diventerà pienamente responsabile delle sue decisioni. E questo è il modo migliore per promuovere e migliorare il benessere di individui maturi e i loro benefici rapporti.