La conoscenza come scienza  (^)

  Conoscere vuol dire raccogliere dati (unità di informazione), collegarli tra di loro e strutturarli in modo intelligente (inter - lego), vale a dire, in maniera significativa e utile.
  Nel corso del tempo, alcuni dati altamente strutturati di conoscenza, che avevano corso tra dotti individui, arrivarono a ricevere l'appellativo di scienza (da scio = conoscere).
  Queste persone, ricche di sapere o anche solo di curiosità, esploravano la realtà come un insieme di relazioni, senza separare i fenomeni in settori di ricerca differenti o, addirittura, opposti.
  L'epitome del ricercatore è Leonardo, che applicò la sua ingegnosità e le sue capacità in una multiforme varietà di attività, in vari centri d'Europa.
  Fin verso la fine del secolo XVII, ai tempi di Leibniz, il ricercatore era un vero filosofo, vale a dire un amico-amante (φιλοσ) della conoscenza-saggezza (σοφια) che non restringeva né l'osservazione né la riflessione ad un'area limitata dell'esperienza.
  Inoltre, i filosofi erano anche individui cosmopoliti, in relazione epistolare l'uno con l'altro, senza che barriere territoriali o culturali limitassero i loro viaggi o la circolazione delle loro idee.

 

Il soffocamento della conoscenza  (^)

  Questa libertà di indagine e di circolazione delle idee non era generale e, certamente, non del tutto senza limiti.   Infatti, durante tutto il Medio Evo e successivamente, il progredire della conoscenza venne ritardato, o persino bloccato, da alcuni fattori soffocanti, quali ad esempio:

     -  la pedante esegesi del testo (ad esempio, gli scritti di Aristotele) in luogo della fruttuosa analisi dell'esperienza;
     -  la sterile discussione dei termini (ad esempio il dibattito tra nominalisti e realisti) in luogo della fertile osservazione dei fatti
     -  la restrittiva conformità alle dottrine del potere (ad esempio, i dogmi della Chiesa) in luogo della libera esplorazione della realtà.

  La messa sotto accusa di Galileo, il suo processo (1633) da parte dell'Inquisizione, la condanna e forzata ritrattazione del sistema Copernicano, segnano i punti più alti e più bui della interferenza e delle barriere messe in opera dalla Chiesa contro il progresso del sapere.

  Dopo questo episodio, a seguito del declino della autorità ecclesiale e della assunzione di un ruolo di preminenza da parte dello stato, alcuni aspetti del conoscere vennero emancipati dalla tutela della Chiesa e trovarono incoraggiamento da parte dei governanti statali che videro la loro utilità a fini militari e commerciali.

 

Lo sminuzzamento della conoscenza  (^)

  Con l'incremento nell'ampiezza e nella profondità delle conoscenze, si ebbe una sorta di riorganizzazione del sapere, e cioè una specializzazione delle conoscenze in differenti settori di indagine, ognuno dotato dei suoi strumenti e delle sue tecniche.

  L'aspetto più evidente di questa specializzazione risultò essere la separazione netta tra le cosiddette scienze naturali (materiali-fisiche) e le scienze sociali (morali-umane).
  Le scienze naturali vennero isolate dalla diatribe correnti e private di cariche emotive, diventarono più sperimentali e meno esoteriche, soggette a più rigorosi metodi di indagine dei fenomeni e di convalida delle credenze.

  In contrasto, le scienze sociali furono sempre più la riserva di individui legati o appoggiati a taluni potenti signori (Hobbes e Charles II) o enti (Hegel e lo stato Prussiano).
  Nel corso del tempo, tutto ciò ha provocato un aumento nella separazione tra conoscenze della natura e conoscenze della società. Inoltre, mentre la conoscenza della natura si estendeva e si approfondiva attraverso una sistemazione teoretica e innumerevoli applicazioni pratiche, la conoscenza della società si indirizzava verso la produzione di sintesi grandiose (positivismo, materialismo) basate più su pie illusioni e desideri che non su attente osservazioni e sperimentazioni.

  Divenne allora quasi inevitabile che, a partire dalla metà del secolo XIX, la parola scienza fosse generalmente associata solo alla conoscenza della materia fisica e della natura biologica.
  Il fatto è che il blocco che impediva la libera indagine dei fenomeni naturali, costituito dal potere di interferenza della Chiesa, era stato rimosso ma solo per essere rimpiazzato da un altro blocco che ostruiva, questa volta la libera analisi degli esseri umani e delle comunità, costituito dal nuovo emergente potere: lo stato.

 

Lo stato attuale della conoscenza  (^)

  Come già sottolineato, durante il Medio Evo, il culto di Aristotele, le vuote diatribe tra nominalisti e realisti, e la mano pesante della Chiesa, tutto ciò contribuì a rallentare lo sviluppo della conoscenza della natura.
  Quando l'influenza e l'interferenza soffocante della Chiesa vennero superate, le scienze della natura iniziarono uno sviluppo e una fioritura che da allora non si è più fermato.

  In tempi più recenti, il culto di Marx, l'uso di parole magiche e la mano pesante dello stato, tutto ciò è risultato in un freno nello sviluppo delle scienze che si occupano dell'essere umano e della sua vita in comunità.

  Infatti, lo stato attuale delle scienze sociali è quello di una totale confusione. Le scienze sociali, per decenni hanno fatto affidamento su idee sorpassate, presentate come la soluzione miracolosa (ad esempio, il mercantilismo alla Keynes) e stanno penosamente ridiscoprendo, come novità assolute, posizioni che sono state presentate parecchio tempo fa (ad esempio, Hayek e il suo discorso sulla strada verso l'asservimento).

  Ciò che caratterizza le scienze sociali sembra essere:

     -  il servilismo: gli scienziati sociali (economisti, sociologi, antropologi) sono, nella stragrande maggioranza, pagati/finanziati dallo stato (università, centri di ricerca) e sotto la stretta tutela dello stato (certificazione dello stato giuridico). Questa non è certo una situazione che incoraggia lo sviluppo di un pensiero critico e creativo.
     -  la divaricazione: il divario tra settori del sapere non è mai stato così ampio e l'incapacità della maggior parte degli scienziati sociali di interpretare in maniera sensata la realtà nella sua interezza non è mai stata così profonda. A testimonianza di ciò è il fatto che alcune idee originali, che si estendono su vari campi del sapere, sono il prodotto di biologi e non di sociologi.
     -  l'arretratezza: gli scienziati sociali sono, per lo più, bloccati al XIX secolo, con alcuni riferimenti alla prima metà del secolo XX. Il bagaglio concettuale di base (le idee politiche, economiche, sociali) proviene da quei tempi. Non facciamo in questo caso riferimento a valori universali ed eterni ma a posizioni particolari ed obsolete. Quello che gli scienziati sociali fanno è aggiungere di tanto in tanto, in maniera confusa, semplici postille.

  La via d'uscita da questa situazione desolata, in cui a miti sociali viene accordato il rango di vere credenze (conoscenze) consiste, come nel passato, nell'abolire le interferenze del potere (in questo caso il potere statale) sul pensiero e sull'azione sociale. Inoltre, per far ripartire il processo conoscitivo nelle scienze sociali occorre chiarire, ancora una volta, quali sono gli aspetti di base della conoscenza e in quale modo ha luogo il suo sviluppo.

 

Gli aspetti di base della conoscenza  (^)

  La conoscenza è caratterizzata da ed è basata su tre aspetti principali:

     -  libertà
        La conoscenza può germogliare e fiorire solo in un ambiente in cui la libertà rappresenti una attitudine ed una pratica correnti. Solo la libertà permette il libero corso alla curiosità, ingegnosità e al pensiero critico.
        Per questa ragione, il progredire della conoscenza esige la libertà come pre-condizione essenziale: libertà dalle costrizioni provenienti dall'esterno; libertà dal conformismo esistente all'interno.
     -  unitarietà
        La conoscenza ha a che fare con la realtà e con il modo in cui percepiamo e organizziamo la realtà. La realtà si caratterizza per la sua unitarietà nell'ambito della varietà e questo dovrebbe essere un tratto caratteristico della conoscenza.
        L'unitarietà della conoscenza significa che i molteplici dati dell'informazione, perché siano significativi e utili, devono rappresentare pienamente la realtà come un insieme variegato ed integrato.
     -  progressione
        La conoscenza avanza (si espande, si approfondisce) in quanto si fonda sulla conoscenza accumulata in passato. Le generazioni presenti vedono più lontano in quanto esse si trovano, come è stato detto da alcuni, sulle spalle dei giganti, vale a dire di tutti i precedenti cercatori di sapere. Noi non guardiamo in basso o indietro ma davanti a questi giganti,  stando in cima a loro.
        In assenza di progressione, ogni generazione sarebbe occupata a riscoprire le stesse verità e a ricadere negli stessi errori, dandosi un gran daffare rimanendo però sempre allo stesso posto.

  Sulla base di questi tre aspetti essenziali della conoscenza, occorre esaminare il processo dinamico del suo sviluppo.

 

Lo sviluppo della conoscenza  (^)

  Lo sviluppo della conoscenza ha luogo attraverso un processo di generazione e selezione di idee.
  Poniamo il caso, come avviene di sovente, che vi siano differenti interpretazioni di un fenomeno e differenti soluzioni di un problema. Esse sono in libera competizione tra di loro per l'attenzione e l'accettazione; alcuni metodi vengono utilizzati per valutare la loro merito; alcune interpretazioni e possibili soluzioni vengono quindi adottate e usate largamente mentre altre vengono messe alla prova e presto abbandonate. Alla fine, una o un ristretto numero di queste interpretazioni e soluzioni prevalgono in ragione della loro fertilità, utilità, eleganza e diventano una teoria o una tecnica largamente diffuse.

  Se ciò non avviene è perché interessi speciosi, in contrasto con gli interessi del conoscere, prevalgono ad offuscare la questione e a mettere ostacoli alla sua risoluzione.
  Per evitare che questo avvenga, alcuni accorgimenti e strumenti, approntati in passato, dovrebbero essere impiegati per sbloccare lo sviluppo della conoscenza. Ne menzioniamo tre:

     -  Il rasoio di Occam (entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem)
        Di solito, una vecchia teoria, per sopravvivere in presenza di trasformazioni radicali della società, viene sottoposta ad una serie di modifiche che ne moltiplicano le clausole limitative e sottraggono parecchio della sua essenzialità ed eleganza. Il rasoio di Occam opera un taglio netto attraverso questa giungla crescente e indica la via verso un abbandono di costruzioni teoriche divenute inutili in quanto estremamente farraginose ed obsolete.

     -  Il test di Turing
        Nelle scienze sociali, l'osservazione e l'interpretazione di un fenomeno dovrebbe avvenire attraverso alcuni valori che vengono preliminarmente esplicitati in maniera chiara ed aperta, senza distorsione di sorta. Il test di Turing, applicato, ad esempio, all'analisi del comportamento politico, significa che le entità politiche (ad es. i partiti) dovrebbero essere studiati ignorando il loro nome e le ragioni per cui dicono di battersi, allo stesso modo in cui, nell'analisi del comportamento intelligente, dovremmo ignorare se l'entità che ci risponde al di là della porta, è un essere umano o un elaboratore elettronico. Un uso frequente del test di Turing potrebbe aiutare nello sbarazzare il campo da concetti ambigui e da false alternative.

     -  Il paradigma di Kuhn
        Un paradigma è un modo di guardare-pensare-agire nei confronti della realtà; è una attitudine mentale che diventa una pratica comportamentale.
        Un buon paradigma consente una migliore interpretazione, concettualizzazione e costruzione della realtà.
        La costruzione di un nuovo paradigma dovrebbe essere l'attività essenziale di ogni essere umano dotato di facoltà critiche in ogni luogo e in ogni tempo nei casi in cui gli strumenti convenzionali sono incapaci di dar conto (spiegare, prevedere) in maniera sensata della realtà
  Noi abbiamo raggiunto un punto in cui la necessità di approntare un nuovo paradigma è più forte che mai.

 

Il nuovo paradigma della conoscenza  (^)

  Un paradigma è come un punto elevato di osservazione da cui si individuano alcune forme significative ed utili che rendono possibile una comprensione della realtà in una maniera ricca e fruttuosa.
  Alcuni degli aspetti che dovrebbero animare/comporre il nuovo paradigma della conoscenza sono:

    -  flussi/nessi aperti di molte-varie entità
       La realtà è un sistema aperto in cui si manifestano le relazioni tra le entità. L'aspetto principale che caratterizza le entità e il loro sviluppo è appunto questa molteplicità di relazioni. Inoltre, sussiste un forte legame tra la libertà-fruttuosità delle relazioni e la moltiplicazione cognitiva. La fluidità e fertilità delle relazioni stimola la flessibilità e l'adattabilità, vale a dire l'apprendimento, con il risultato di irrobustire ogni singola entità. All'opposto, una realtà caratterizzata da un sistema chiuso è una in cui l'apprendimento ristagna e le entità si indeboliscono continuamente.

    -  equilibrio dinamico di molte-varie entità
       La realtà è vista come un gioco dinamico di interrelazioni promosso da entità capaci di auto-organizzazione e di auto-rigenerazione attraverso l'apprendimento, con i suoi meccanismi di retroazione e di previsione (feed-back e feed-forward). Tutto ciò in contrasto con una realtà banalizzata, centrata sulla causalità mono-lineare e su un ordine meccanicistico imposto dall'esterno. La mono-causalità nella spiegazione dei fenomeni si accoppia di solito alla unicità degli interventi presentati come soluzione, attraverso la convinzione falsa e fallace che l'ordine può essere conseguito solamente attraverso un intervento dall'esterno, sempre uguale e sempre imposto dall'alto. Gli esempi abbondano nel corso della storia, con il centro impegnato a far prevalere, ovunque possibile, un unico potere, un'unica religione, un'unica lingua, un unico gestore di servizi, e così via.
       In netto contrasto con tutto ciò, in un equilibrio dinamico, le cause agiscono sugli effetti e gli effetti sulle cause. Nel suo complesso, il nuovo paradigma ritiene che l'ordine possa emergere dalle libere interazioni prodotte dall'equilibramento dinamico delle entità mentre il disordine è visto come il risultato prevedibile di interferenze e imposizioni dall'esterno.

    -  multipli continua di molte-varie entità
       La realtà è composta da una pluralità e varietà di entità (e i loro fattori-campi-caratteri) senza che sussistano contrapposizioni nette (ad es. essere umano-essere animale) o divisioni precise (ad es. naturale-sociale).
       La forte attitudine mentale che caratterizzava il vecchio paradigma, basata sulla contrapposizione di entità e sulla giustificazione dei loro contrasti e delle loro differenze insanabili, cede il posto ad una immagine in cui le entità sono disposte su multipli continua, in cui le distinzioni sono come tonalità di una scala musicale o colori sulla tavolozza di un pittore.

  In sostanza, il nuovo paradigma vede la realtà come composta da multipli continua di molte-varie entità e i loro fattori-settori-aspetti in equilibramento dinamico, attraverso un flusso aperto di relazioni.
  Perché questo paradigma venga, non solo posto in essere, ma anche accettato e adottato in maniera estesa, occorre che un valore essenziale venga posto alla sua base, come il terreno (l'humus) su cui attecchire: l'umiltà.

  Uno sguardo alla storia dell'umanità mostra che ogni progresso nella conoscenza è marcato da una riduzione del senso di sicurezza orgogliosa e superba e da uno sviluppo dell'umiltà. La rimozione della terra dal centro dell'universo permise lo sviluppo dell'astronomia; successivamente, la rimozione dell'essere umano dal centro del creato in quanto essere superiore e del tutto differente dalle altre creature, permise lo sviluppo di tutte le scienze biologiche, tra cui l'ecologia. Adesso, l'umiltà alla base del nuovo paradigma dovrebbe operare ulteriori positive rimozioni, in particolare:

     -  la rimozione dello stato o di qualsiasi altra istituzione sovrana (auto-nominata o eletta) avente il potere di controllare e indirizzare la vita degli individui;
     -  la rimozione di ogni potere territoriale dalla proprietà e dallo sfruttamento insensato delle risorse naturali e con ciò dal diritto arrogatosi di dominare la natura per fini di avidità di potere.

 

Epilogo : il paradigma di fronte alla realtà  (^)

  Quando Thomas Hobbes nacque prematuramente il 5 Aprile 1588, il figlio di un padre collerico e di una madre ossessionata da ansie e paure, la notizia della imminente invasione della Armada Spagnola circolava insistentemente. In epoca successiva egli dirà che sua "madre partorì una coppia di gemelli, io stesso e la paura."

  Non e quindi strano che, per cancellare la paura, la sicurezza divenne il suo principale ed esclusivo interesse e che, a tal fine, egli si facesse paladino del potere dello stato. La paura è il fondamento di qualsiasi potere, specialmente del potere statale, e quindi il pilastro dello statismo in ogni sua forma (fascismo, comunismo, assistenzialismo).

  L'essere umano psicologicamente e fisicamente sano è un essere libero da paure "perché non è la morte o le asprezze della vita che dovremmo temere, ma la paura della morte e delle vicissitudini della vita." (Epictetus)
  Non è dunque nient'affatto strano che, solo da esseri umani liberi da paure e inclini al libero pensiero e alla esplorazione creativa, il nuovo paradigma emergerà e sarà messo alla prova.

  E la sua sperimentazione può avvenire solo attraverso una varietà di progetti e tentativi in piccole unità, prototipi di vita personale/familiare/comunitaria, in emulazione l'uno con l'altro, in un processo continuo di apprendimento l'uno dall'altro.

  Se tutto ciò è vero, il messaggio, chiaro e semplice, per tutti coloro che hanno a cuore lo sviluppo ulteriore e la diffusione della conoscenza è: operiamo per promuovere la Poliarchia.