Gian Piero de Bellis

Poliarchia : un Paradigma

(2002 - 2013)

 


 

Dalla politica ingannevole alla civica ragionevole

Politica
Il funzionamento della politica
Fallacie
Politica : fallacie materiali
Politica : fallacie logiche
Politica : fallacie psicologiche
Oltre le fallacie
Oltre la politica
Civica

 


 

Politica  (^)

  La politica è stata definita come "la scienza che si occupa della regolamentazione e del controllo degli esseri umani viventi in una società" ["the science dealing with the regulation and control of men living in society"] una "scienza che tratta dell'organizzazione, direzione e amministrazione delle unità politiche (come le nazioni o gli stati) nei loro affari interni ed esterni" ["a science concerned with the organization, direction and administration of political units (as nations or states) in both internal and external affairs"] (Webster's Third New International Dictionary).
  La regolamentazione e il controllo avvengono per mezzo di un intervento diretto o indiretto:

diretto: effettuato dagli individui direttamente interessati e coinvolti, attraverso l'auto-regolamentazione e l'auto-controllo (amministrazione autonoma);
indiretto: effettuato da un gruppo di persone incaricate, sotto il profilo professionale, di regolamentare e controllare (amministrazione delegata).

  La regolamentazione ed il controllo sono generalmente basati sull'autorità (stima, prestigio) o sul potere (dominio, forza).

-  L'autorità suggerisce l'accettazione di una idea e l'osservanza di un comportamento. Le basi che sostengono l'autorità sono, in linea generale:
        -  la competenza da parte della guida o maestro;
        -  la fiducia o l'assuefazione (abitudine) da parte del proselito o discepolo.
-  Il potere impone l'accettazione di una convinzione e l'obbedienza ad un comando. Le basi che sostengono il potere sono, in linea generale:
        -  la forza (robustezza) da parte del dominatore/assoggettatore;
        -  la paura (debolezza) da parte del dominato/assoggettato.

  Questi quattro aspetti (diretto-indiretto e autorità-potere) possono essere rappresentati su due linee continue (continua) in base al loro grado di intensità.
  La regolamentazione-controllo diretti e l'autorità non generano, di solito, problemi di attrito anche quando le norme a cui ci si attiene sono un prodotto del passato e non sono state elaborate da colui che le deve osservare, posto che esse siano liberamente accettate e interiorizzate dal singolo individuo.
  Mano a mano che ci spostiamo dall'area di regolamentazione e controllo diretti poggianti sull'autorità a quella della regolamentazione e del controllo indiretti provenienti dal potere, assistiamo all'emergere della politica. In altre parole, la politica sorge quando un (piccolo) gruppo di persone si appropria il potere di regolamentare e controllare gli individui, soprattutto attraverso l'uso preponderante della forza e, in misura minima, a seguito del prestigio personale.
 
 

Il funzionamento della politica  (^)

  Il potere è il perno della politica.
  La politica ruota essenzialmente intorno al:
     -  conquistare il potere
     -  adoperare il potere
     -  conservare il potere.

  Per conquistare e adoperare il potere, sia colui che domina che colui che è dominato hanno bisogno di giustificazioni che confermino nell'uno il diritto di comandare e nell'altro il dovere di obbedire.
  In generale, i governanti hanno giustificato il loro accesso al potere appellandosi o a Dio (il potere viene conferito da Dio) o al popolo (il potere viene trasmesso dal popolo ed esercitato in suo nome).
  Chiaramente, Dio e il popolo erano e sono tuttora nobili (o ignobili) scuse e pie mistificazioni. A parte ciò, la storia ha ripetutamente mostrato che, quanto meno sicuri erano, coloro al potere, dell'appoggio di Dio o del popolo, tanto più essi si sono comportati in maniera decente (verso Dio e verso il popolo); al contrario, quanto più essi ritenevano che il cielo e la terra fossero dalla loro parte, tanto meno essi hanno agito in maniera benevola e ragionevole (per non dire di peggio).

  Per quanto riguarda la conservazione del potere, ogni sorta di menzogne e di stratagemmi sono stati escogitati e messi in opera nel corso della storia a tal punto che la storia politica è principalmente il racconto degli inganni, geniali o goffi, posti in essere dai governanti.
  Per questo motivo, dato che le mistificazioni e i raggiri svolgono un ruolo così importante nell'ottenere e mantenere il potere, la politica non dovrebbe essere affatto considerata come una scienza. Il nome di scienza dovrebbe essere dato solo allo studio del potere (conquistare-adoperare-conservare il potere) e non alla pratica del potere.

  Inoltre, perché valga la definizione di scienza, nella politica dovrebbe essere presente un comportamento etico basato su:

Universalismo.  "L'universalismo trova immediata espressione nel canone che qualsiasi pretesa di verità, qualunque ne sia la fonte, sia soggetta a criteri prestabiliti e impersonali di verifica, in accordo con l'osservazione e con le conoscenze accettate precedentemente."
Comunismo.  "Le scoperte sostanziali della scienza sono un prodotto della collaborazione sociale e appartengono alla comunità. Esse costituiscono un patrimonio comune." "La concezione istituzionale della scienza come proprietà di tutti si lega alla richiesta imperativa di rendere universalmente note tutte le scoperte."
Disinteresse.  "Una passione per la conoscenza, una curiosità non legata ad interessi materiali, una inclinazione altruistica verso il benessere dell'umanità e una serie di altri motivi particolari sono stati attribuiti alla persona che si occupa di scienza."
Scetticismo organizzato.  "La sospensione temporanea del giudizio e l'analisi distaccata delle credenze alla luce di criteri empirici e logici." (Robert K. Merton, 1942)

  La politica è stata ed è tuttora basata su metodi e comportamenti che vanno esattamente nella direzione opposta a quella dell'etica della scienza, su cui si basano gli sforzi dei ricercatori scientifici. Nei realtà dei fatti, la politica poggia su:

il settarismo ideologico (contro l'universalismo) che fa dipendere la verità da una certa ideologia, eliminando il bisogno di conferma e di convalida.
il corporativismo gretto (contro il comunismo) che significa monopolizzare dati e idee, preoccupati solo di presentare le proprie posizioni nella luce più favorevole, coprendo di insulti e condanne tutte le altre.
gli interessi viziosi protetti (contro il disinteresse) che favoriscono la diffusione di false opinioni  invece dello sviluppo di solide convinzioni.
la propaganda orchestrata (contro lo scetticismo organizzato) che incoraggia l'accettazione cieca e soporifera di ideologie invece della verifica rigorosa delle idee. Attraverso la propaganda politica, le parole vengono usate con significati distorti (ad esempio, anarchia = disordine) secondo le convenienze del gruppo al potere.

  Se aggiungiamo all'assenza di valori propri della scienza, la mancanza di metodi scientifici (ad es. l'operazionalizzazione delle ipotesi, le verifiche post-factum, ecc.) siamo portati a concludere che la definizione di politica come scienza ("la scienza che si occupa della regolamentazione e del controllo degli esseri umani viventi in una società" - Webster) è del tutto inappropriata e sviante.
  Inoltre, mentre la scienza è esente da fallacie (altrimenti non sarebbe scienza, vale a dire conoscenza), la politica è intrinsecamente basata su e orientata verso le fallacie; in altre parole, si basa fondamentalmente sulla coltivazione e diffusione (conscia o inconscia) di fallacie.

 

Fallacie  (^)

  Una fallacia è un errore cognitivo o di ingegneria cognitiva, vale a dire del modo in cui la conoscenza viene strutturata e presentata.

  Le fallacie possono essere classificate in tre categorie principali:
     -  le fallacie materiali: conoscenza falsa (assenza di verità). I dati contenuti nell'affermazione sono privi di verità.
     -  le fallacie logiche: conoscenza invalida  (assenza di validità). Le affermazioni sono collegate tra di loro in una maniera tale da rendere l'argomentazione priva di validità.
     -  le fallacie psicologiche: conoscenza irrilevante (assenza di pertinenza). Le convinzioni (cioè, le ipotesi, le teorie) avanzate a supporto di una affermazione non sono pertinenti al tema in questione.

  Durante la presentazione di una argomentazione, potrebbe accadere che commettiamo errori di un tipo o dell'altro, cadendo in fallacie appartenenti ad una di queste tre categorie.
  Mentre noi potremmo esprimere affermazioni fallaci, talvolta consapevolmente (ad es. mentendo per motivi personali) o inconsapevolmente (ad es. per ignoranza della materia), in politica le fallacie sono impiegate correntemente essendo, in larga parte, gli strumenti del mestiere.
  Per mostrare la veridicità di questa affermazione, alcuni esempi di comportamento politico verranno presentati in relazione ad ognuna di queste tre categorie di fallacie.

 

Politica : fallacie materiali  (^)

Presentare dati erronei - Negare dati solidi
  In politica, il manipolare la realtà storica, vale a dire l'affermare qualcosa che non è vero, rappresenta uno dei modi più comuni per rimanere a galla.
  La più grande distorsione della realtà, propria di tutti i protagonisti della politica, è quella di presentare lo stato come l'origine dell'ordine e il garante della pace e della sicurezza mentre, nella realtà, esso è stato ed è tuttora la fonte principale di disordine e il principale agente di guerra. A questo riguardo, un classico esempio di manipolazione della realtà concerne gli esperimenti con le armi nucleari e il colossale accumulo di strumenti di guerra messo in atto dagli stati e spacciato come il modo per mantenere la pace e promuovere la sicurezza.
  Negare dati solidi rappresenta l'altra metà della medaglia. Se qualcosa appare a mettere in discredito una posizione ideologica, le armi della politica sono l'occultamento quando è possibile, il diniego quando è indispensabile.
  Prendiamo ad esempio il caso dell'intervento dello stato nell'economia. I dati dell'esperienza che mostrano gli aspetti negativi di un intervento statale nella dinamica economica sono numerosi. La storia ha persino prodotto una specie di esperimenti di laboratorio nel caso di paesi divisi in due (Germania dell'est e Germania dell'ovest; Corea del nord e Corea del sud) in cui la zona con minori controlli statali è risultata essere quella di maggiore successo dal punto di vista economico. Nonostante ciò, vi sono ancora uomini politici (e cosiddetti esperti di scienze politiche) che parlano e scrivono favorevolmente riguardo all'intervento dello stato nell'economia e mettono in guardia sui rischi derivanti dalla libertà economica.
  Accanto a questi esempi macroscopici di negazione dell'evidenza, abbiamo la serie infinita di piccole menzogne politiche quotidiane, in cui ciò che viene detto è l'opposto di ciò che è o verrà fatto.
  Senza queste distorsioni e manipolazioni la politica e i politici sarebbero troppo privi di protezione per sopravvivere il breve spazio di una stagione.

Generalizzazioni erronee
  La fallacia delle generalizzazioni erronee è una fallacia classica presente in quasi tutti i discorsi politici.
  Nei fatti, essendo la politica una pura e semplice promozione di alcune preferenze (personali) e la loro somministrazione (come propaganda) a tutti in vista della loro imposizione (come leggi) su tutti, essa eleva questa fallacia a una specie di linea guida suprema.
  Gli esponenti dei partiti politici utilizzano di continuo le generalizzazioni come convengono all'attuazione dei loro fini. La loro professione consiste proprio nel cercare di far passare la volontà di alcuni come la volontà di tutti e l'interesse di alcuni come l'interesse di ciascuno e di tutti.
  Un altro esempio di erronea generalizzazione potrebbe essere considerata l'attribuire ad ognuno (valer a dire, ad individui con personalità differenti) una stessa caratteristica dominante. Ad esempio, per Hobbes tutti gli individui sono bramosi di potere e desiderosi di sicurezza, per Marx (o meglio per i suoi rozzi seguaci) tutte le azioni delle persone sono determinate da motivi economici, e così via. Queste assurde generalizzazioni si adattano molto bene al forte impulso verso la omogeneizzazione e la semplificazione proprio delle ideologie politiche.

Connessioni Causali Erronee
  Un classico esempio di connessioni causali erronee può essere derivato dall'ambito economico: se c'è crescita economica e aumento dell'occupazione questo risultato è attribuito (o auto-attribuito) ai provvedimenti del governo; se c'è una recessione o un aumento della disoccupazione, ciò viene posto come conseguenza (parziale o totale) della situazione internazionale, della quale il governo nazionale non può essere tenuto responsabile.
Chiaramente, l'opposto è vero per il partito all'opposizione.
  Risulta come una ferrea necessità della politica che la spiegazione degli avvenimenti debba essere fatta in modo tale da ingrandire o minimizzare alcuni ruoli e dati secondo regole di convenienza e di opportunità. Non occorre sottolineare che tutto ciò non ha nulla a che fare con il progresso delle conoscenze.

 

Politica : fallacie logiche  (^)

Giustificazione non pertinente (Non sequitur)
  Nella fallacia del "non sequitur" le premesse da cui parte l'argomentazione non sono pertinenti o non sono abbastanza forti da sostenere la conclusione.
  In politica, ad esempio, l'esistenza di una legge viene considerata la premessa necessaria per l'esistenza di una situazione ordinata come se l'ordine derivasse come logica conseguenza dall'esistenza di una legge. Ma questa sequenza plausibile e ragionevole è contraddetta dall'evidenza storica. Ad esempio, contratti di scambio sono esistiti e hanno prodotto un commercio ordinato molto tempo prima che leggi regolanti il commercio venissero promulgate dagli stati. Altri esempi di questa fallacia sono:
- il legame causale, dato per scontato, tra numero di poliziotti e livelli di sicurezza;
- l'opinione che collega necessariamente l'esistenza dei partiti al buon funzionamento della democrazia;
- la concezione che vede un rapporto stretto tra l'esistenza dello stato e la diffusione della civiltà.
Queste sono tutte fallacie logiche che poggiano su fallacie materiali (vale a dire, sull'ignoranza della realtà).

Incoerenza
  La fallacia di incoerenza sorge quando una argomentazione è basata su premesse che non possono essere tutte vere (o  tutte vere allo stesso tempo).
  La politica, in quanto gioco artificioso che crea illusioni sulla praticabilità della quadratura del cerchio o speranze sulla possibilità di avere la botte piena e la moglie ubriaca, è facilmente incline a cadere in questo tipo di fallacia. L'esempio più evidente è rappresentato dall'affermazione che gli individui, lasciati a sé stessi, sarebbero dominati dagli istinti di predominio e di avidità. Per questo motivo la politica entra in scena per porre sotto controllo queste pulsioni malevoli. L'inconsistenza di questa argomentazione risiede nel fatto che si assume, implicitamente e infondatamente, che i controllori (cioè i politici) non siano motivati da potere e avidità.
  Un altro esempio di incoerenza riguarda la relazione tra la crescita della produzione e del consumo da una parte e la conservazione dell'ambiente dall'altra. In genere, gli uomini politici dichiarano di essere, al tempo stesso, per una crescita continua (della produzione, dei consumi) e per la protezione dell'ambiente. In questo caso essi formulano due premesse:
(a) la prosperità delle persone si basa su una crescita continua della produzione e dei consumi;
(b) la prosperità delle persone si basa su una attenta protezione dell'ambiente;
che portano direttamente ad una conclusione incoerente
(c) essere a favore di una crescita senza limiti e, al tempo stesso, essere paladini di limitazioni allo sfruttamento dell'ambiente.
Le incoerenze degli uomini politici è la ragione per la quale niente di sostanziale ci si dovrebbe attendere da loro su questioni controverse, dove decisioni razionali sono richieste urgentemente.

Ipostatizzazione
  La fallacie della ipostatizzazione consiste nell'attribuire una realtà empirica a costrutti teorici. Gli esponenti politici praticano regolarmente questa fallacia ogni qual volta essi parlano di stato, società, nazione, bene pubblico, interesse generale, come se queste fossero realtà effettive, aventi una esistenza a sé stante, e non relazioni tra individui, e quindi esistenti solo in quanto rapporti tra esseri umani. L'esempio più evidente di ipostatizzazione consiste nell'uso del nome del paese (ad es. la Francia, l'Italia, gli Stati Uniti) come se si facesse riferimento ad un essere/entità vivente. Questo perché gli uomini politici sono, nel loro complesso, talmente attratti da concetti falsamente nobili (la nazione) e dal potere dei grandi numeri (le masse) per accorgersi dell'esistenza di individui reali in carne ed ossa.

Circolarità
  La fallacia di circolarità rappresenta l'esempio più chiaro del funzionamento della politica. In questa fallacia, la conclusione viene utilizzata per sostenere le premesse, mentre dovrebbero essere le premesse che sostengono la conclusione.
  Ad esempio, la politica statale si basa, in generale, sul nazionalismo (gli interessi nazionali), il razzismo (la xenofobia) il militarismo (gli arsenali di armi). Questo pestifero miscuglio di atteggiamenti e comportamenti, che sono la premessa della politica degli stati, produce scontri che generano insicurezza come conclusione inevitabile. I capi politici prendono la conclusione (esistenza di insicurezza) non come il risultato di determinate premesse (nazionalismo, razzismo, militarismo) ma come un punto di avvio per giustificare l'esistenza di quelle premesse. In altre parole, in politica, una crescente insicurezza richiede la messa in atto, in maniera crescente, delle stesse politiche che hanno generato l'insicurezza, in una sorta di circolo vizioso, di rappresaglie vicendevoli, che è la strada sicura verso il disastro generale.

 

Politica : fallacie psicologiche  (^)

Ricorso improprio all'autorità
  Un ricorso improprio all'autorità è il modo per bloccare una discussione riguardante un tema controverso, invocando una autorità considerata fuori discussione per prestigio o influenza.
  Nell'arena politica, è attribuita, a personaggi storici di rilievo (ad es. Lenin, Mussolini, De Gaulle, Mao, ecc.) o a figure attualmente al potere, luna importanza straordinaria che va al di là di quello che essi hanno affermato o affermano. Le loro parole avevano/hanno un'aura magica che li pone al di fuori di qualsiasi critica. Questa situazione è raffigurata egregiamente dalla frase che circolava in Italia ai tempi del fascismo: "Mussolini ha sempre ragione". È solo in un tempo successivo che ha luogo l'esame critico delle loro affermazioni ed emerge la loro disonestà o semplice vacuità. Ma, per un certo periodo, queste figure rappresentano l'indiscusso punto di riferimento che serve a bloccare sul nascere qualsiasi discorso critico e creativo.

Ricorso improprio alla maggioranza
  Un ricorso improprio alla maggioranza è un modo di dare una risposta ad un tema controverso o di sostenere la ragionevolezza di una certa posizione avanzando e accettando, senza un'analisi critica, l'opinione e la volontà del gruppo più numeroso.
  La politica si basa fondamentalmente su questa fallacia in quanto, nella sua forma attuale più popolare, vale a dire la democrazia, attribuisce una preminenza assoluta alle decisioni della maggioranza. E anche nel caso di una dittatura, la maggioranza deve essere, almeno, acquiescente, perché il dittatore possa esercitare il suo dominio. Come dato di fatto, nel corso della storia, capi abominevoli (Mussolini, Hitler, Stalin) hanno ricevuto l'appoggio di vaste maggioranze, caratterizzando il loro regime come una vera e propria democrazia, se si prende il termine nel suo significato etimologico. Questo dovrebbe mettere tutti un po' in guardia quando si fa appello al potere dei numeri a sostegno della giustezza di una idea. Come è stato affermato in maniera estremamente appropriata da Hippolyte Taine: "Dix millions d'ignorances ne forment pas un savoir" [Dieci milioni di ignoranze non fanno un sapere].
Nonostante ciò, il ricorso alla maggioranza in materia di regolamentazione del comportamento personale rappresenta tuttora uno dei pilastri della politica nell'era della democrazia.

Ingiuria e scherno
  Ingiuria e scherno sono mezzi per sviare o distrarre l'attenzione dal tema in discussione verso aspetti non rilevanti da usare come pretesti per rigettare, in maniera superficiale e subdola, l'intero discorso.
  Questa fallacia rappresenta l'ingrediente indispensabile di ogni lotta politica. Il gettare ridicolo sull'avversario e presentare in maniera caricaturale le sue argomentazioni costituiscono una caratteristica di successo nei dibattiti politici e parlamentari. Di certo introduce un dato di levità in luoghi tipici per la loro pesantezza; ma, al tempo stesso, rinforza il convincimento che la politica non ha nulla a che vedere con la scienza (vale a dire, con la conoscenza e la ricerca della conoscenza) in quanto la scienza non ha nulla a che fare con l'ingiuria e lo scherno.

Domanda tendenziosa
  Una domanda tendenziosa è caratterizzata dal fatto di:
     -  congelare implicitamente la situazione (ad esempio: Avete smesso di distruggere l'economia con i vostri provvedimenti?)
     -  indirizzare implicitamente verso una risposta predeterminata (ad esempio: Di certo lei è a favore di X, non è vero?).
  La domanda tendenziosa usa le parole in maniera emotiva con l'obiettivo di forzare la risposta nella direzione voluta dalla persona che ha posto la domanda.
  Un politico che non è capace di formulare una domanda tendenziosa non è degno della qualifica di politico, essendo questo uno degli strumenti di base del mestiere.
  Ancora una volta emerge il dato che la politica e i politici non hanno nulla a che fare con la pratica scientifica del ricercatore che è interessato a porre domande intelligenti alla ricerca di risposte ricche di verità.

Banalizzazione del problema
  La banalizzazione del problema (o eccessiva semplificazione) consiste nella errata riduzione di un problema ad una alternativa del tipo bianco - nero, anche quando si tratta di un problema complesso che richiede l'esame di parecchi aspetti.
  La politica è, fondamentalmente, la riduzione di qualsiasi fenomeno alla forma di semplici alternative, in modo che venga presa una semplice decisione, la quale sarà poi applicata a tutti. Per questo motivo, la politica può essere davvero identificata con la fallacia della banalizzazione del problema. Per mezzo di questa fallacia, la politica giunge a perpetrare, in maniera continuativa, il crimine di banalizzazione dell'intera società, vale a dire, omogeneizzare e massificare ogni singolo individuo.

 

Oltre le fallacie  (^)

  L'argomentazione fin qui delineata ha sottolineato il fatto che la politica è basata su una serie di fallacie, materiali, logiche, psicologiche, l'una inserita o sovrapposta all'altra, con le fallacie psicologiche che occupano una posizione dominante al punto da obliterare, in taluni casi, sia la realtà che la logica.
  Quando A è fatto apparire come non-A, cioè quando la guerra diventa pace, l'ignoranza diventa conoscenza e l'asservimento diventa libertà, allora vuol dire che la politica, vale a dire i politici e i loro servi retribuiti, hanno il controllo totale della realtà e delle entità chiamate individui.

  Anche senza sprofondare in tali abissi, dobbiamo generalmente accettare la nostra dose quotidiana di assurdità. Ad esempio, i politici ci vogliono far credere che una parte (cioè, il loro partito) si trasforma nell'intero (cioè, nel garante dell'intera società) una volta collocato al potere; o che interessi particolari diventano, tutt'a un tratto, interessi generali solo perché essi sono gli interessi della nuova cricca al potere.
  Nonostante ciò, anche quando convinzioni prive di fondamenta continuano a rimanere nella mente delle persone, qualcosa di nuovo comincia ad emergere che potrebbe agevolare lo smascheramento degli inganni e delle illusioni. Ci riferiamo alla diffusione globale e istantanea di dati attraverso la rete elettronica mondiale.

  Questa circolazione di dati, in forma sempre più ampia ed accelerata, sembra preannunciare un percorso di progresso attraverso i seguenti passaggi:
    -  informazione: il disporre di dati rilevanti e pertinenti, in maniera organizzata, contro la disinformazione e la manipolazione del potere;
    -  conoscenza: la strutturazione dell'informazione in forme ricche di significato;
    -  saggezza: l'utilizzo della rete mondiale (world wide web) come uno strumento per lo sviluppo della saggezza mondiale (world wide wisdom).

  Se questa è la realtà in divenire, l'individuazione e la messa in luce delle fallacie diventerà un impegno/gioco che coinvolgerà tutti, attraverso lo scambio di informazione (contro le fallacie materiali) e l'affinamento della conoscenza (contro le fallacie psicologiche e logiche).
  Questo contribuirà a rafforzare la fiducia in sé stessi e stimolerà le capacità adatte per la produzione e sperimentazione di nuovi modelli mentali e comportamentali in cui il ruolo delle fallacie sarà di gran lunga ridotto, se non del tutto abolito.
  E andare al di là delle fallacie significa andare al di là della politica.

 

Oltre la politica  (^)

  La politica è il nuovo culto settario dell'età dello statismo.
  Esso è basato su:
    -  lo stato centrale (il potere) contro la società civile (la libertà);
    -  la dialettica (polarità) contro il dialogo (pluralità)
    -  i partiti (fazioni) contro le persone (individui).
  La politica contemporanea è caratterizzata dalla presenza del sistema dei partiti che agisce come una piovra. I partiti politici sono i protagonisti di ruoli fittizi e i veri produttori di fallacie. In relazione al ruolo svolto (al potere o all'opposizione), le loro fallacie mirano a coprire due aspetti principali che caratterizzano la loro esistenza e attività:

    -  corruzione (quando sono al potere)
       Coloro che sono ai posti di comando, soprattutto quando il loro potere si estende su molti aspetti della vita, come è il caso della politica moderna, si trovano a confrontare in maniera costante il rischio della corruzione, vale a dire l'uso del potere a fini di sfruttamento di altri e di vantaggio personale, esclusivo ed eccessivo.
    -  distruzione (quando sono all'opposizione)
       Coloro che sono all'opposizione, soprattutto quando essi sono esclusi da qualsiasi vantaggio, si trovano ad esercitare una attività di distruzione, bloccando o ridicolizzando qualsiasi iniziativa della controparte; e quanto più le proposte in discussione sono sensate, tanto più forte e sottile deve essere la resistenza ad esse. Lasciare che altri compiano qualcosa di buono, o semplicemente di decente, sarebbe di ostacolo al tentativo di guadagnare/riguadagnare il potere.

  Se non siamo troppo sviati emotivamente dalle parole, possiamo accorgerci che questa dinamica di corruzione e di distruzione rappresenta l'essenza di cui è fatta la politica: da una parte vi sono quelli al potere con la distribuzione di ricompense agli amici e ai sostenitori; dall'altra vi sono quelli all'opposizione con il rifiuto di quasi tutte le proposte e misure, qualunque sia il loro contenuto, solo perché presentate dalla fazione rivale. La storia è piena di personaggi e partiti che, quando erano all'opposizione, hanno combattuto con vigore e rigettato le idee di coloro che erano al potere, salvo appropriarsene e attuarle una volta che i ruoli si sono invertiti o che l'avversario è stato eliminato (politicamente o fisicamente).
  Inoltre, la corruzione e la distruzione sono armi impiegate in politica non soltanto a livello locale o nazionale. Questi sono strumenti utilizzati anche sulla scena internazionale nella forma di favori (corruzione) e guerre (distruzione). La guerra, in particolare, "non è solo un atto politico ma anche un vero strumento della politica, una prosecuzione della politica attraverso altri mezzi." (Karl von Clausewitz)

  Le principali concezioni e movimenti sociali (liberalismo, socialismo, anarchismo) hanno tutti sostenuto, almeno in teoria, la riduzione o persino l'estinzione della politica e dell'organizzazione nel cui ambito ha luogo la politica, vale a dire lo stato.
  Nonostante ciò, la politica e lo stato sono sopravvissuti fino ad ora a causa di motivi teorici e pratici:

    -  la realtà come contrapposizione (motivo teorico)
       La concezione della realtà come se fosse popolata da bestie feroci in lotta continua e mortale tra di loro (homo homini lupus) ha ancora una presa notevole sulle menti delle persone. Il fatto paradossale è che questa concezione è applicabile, in linea generale, alle persone al potere (lo stato) e non agli individui impegnati negli scambi della vita quotidiana (società). Infatti, mentre una società sprofonda nel vuoto in assenza di rapporti agevoli e pacifici e di una cooperazione libera e volontaria, uno stato prospera attraverso scontri violenti e una sottomissione imposta con la forza, con le persone al potere nel ruoli di "lupi" contro tutti gli "homines".
    -  la realtà come illusione (motivo pratico)
       La politica è, per le masse, la coltivazione di illusioni riguardo alla loro condizione futura. Il ruolo di "deus ex machina" della tragedia greca, il cui intervento provvidenziale era capace di portare a soluzione qualsiasi problema, è stato assunto, nel mondo della politica contemporanea, dalla macchina governativa. Se noi squarciamo il velo delle illusioni, vediamo che la politica, condotta sotto la copertura del 'benevolo' stato, ha rappresentato il mezzo che ha permesso ad interessi inconfessabili e deprecabili di acquisire una loro rispettabilità sotto il nome di interessi generali; il posto in cui lo sperpero di risorse ha preso il nome di investimenti sociali e la strada attraverso la quale l'oppressione degli individui è stata chiamata mantenimento dell'ordine pubblico.

  Ora, entrambi questi motivi giustificativi (teorico e pratico) sono scossi dalle fondamenta attraverso l'emergere di una nuova e più acuta percezione del passato e del presente. Il risultato è:

    -  la diversificazione
       La realtà non è più vista in termini di contrapposizione ma di diversificazione. La semplificazione ottusa imposta dalla politica statale si muta, giorno dopo giorno, in un mosaico dai mille colori. Questa diversificazione sta diventando troppo ricca e complessa perché la politica la possa padroneggiare. Non ci sono più maggioranze omogenee unite dallo stesso atteggiamento su molti temi e interessi. Esiste invece un concerto fatto di molte e varie voci ("anarchia" secondo la terminologia statale) che mal si adatta alla politica statale dove l'imperativo è l'esistenza di un ente (capo, partito, governo) che si impadronisca di tutte le leve del potere e agisca in nome di tutti.
    -  la disillusione
       L'individuo vede e nota, sempre più, che la politica non è la strada e il mezzo per risolvere i problemi ma per generarli, siano essi il dominio tirannico, il terrorismo o qualsiasi evento negativo possa essere concepito. Inoltre, la bancarotta dello stato ha ridotto in misura notevole lo spazio di manovra per quanto concerne la distribuzione di favori alle persone per comperare il loro appoggio. La farsa sta giungendo al termine.

  Se questa è la realtà che avanza, l'andare al di là della politica significa andare al di là dei partiti e di tutto ciò che essi rappresentano, e cioè l'imposizione nei confronti di tutti di interessi settoriali raffigurati come interessi generali, le restrizioni presentate come garanzie di libertà, la violenza giustificata come preservazione dell'ordine e della civiltà.

  Ciò di cui abbiamo bisogno è una effettiva varietà di posizioni espresse da individui e organizzazioni di individui (circoli, associazioni, centri di ricerca, comunità, imprese, famiglie, cooperative, ecc.) per spiazzare e rimpiazzare le differenze fittizie impersonate da partiti che hanno tutti di mira lo stesso obiettivo, e cioè acquisire o conservare il potere a qualsiasi costo, attraverso qualsiasi inganno o menzogna utili allo scopo.
  La fine della politica segna l'entrata in scena di qualcosa che, pur essendo sempre presente nella vita della società (vale a dire, nelle relazioni tra individui), non è stata (ancora) riconosciuta per l'importante ruolo che essa ha svolto: la civica.

 

Civica  (^)

  La civica è l'arte e la tecnica attinente la condotta personale (tatto) e l'interazione sociale (contatto).
  Essa si basa su:
    -  atteggiamenti morali
    -  energia creativa
    -  conoscenza applicata.

  Per andare al di là della politica e sviluppare la civica, alcuni passaggi devono essere effettuati.
  Per prima cosa, vi sono alcuni aspetti, appartenenti al passato/presente, che devono essere progressivamente ridimensionati fino al punto in cui essi scompaiono del tutto. Ad esempio, è necessario:

    -  ridurre l'area della rappresentanza (passando al coinvolgimento diretto o alla sussidiarietà, che si ha quando il potere decisionale spetta alle persone maggiormente toccate da un problema);
    -  ridurre la distanza della delega (diminuire i divari nelle conoscenze, mettere in luce le fallacie, informare su interessi celati, ecc.);
    -  ridurre la portata della delega (trasformare la delega in un mandato di breve periodo e chiaramente definito nei compiti).

  Al tempo stesso, alcuni aspetti vanno affermati e promossi. Essi riguardano:

    -  principi (scoperti e accettati)
  I principi sono le norme universali di base per un vivere decente e civile, riguardanti tutti gli individui, ovunque nel mondo, e concernenti le interazioni tra gli individui, e quelle tra gli individui e l'ambiente naturale (in altre parole, che cosa significa comportarsi da esseri umani e agire in maniera umana nei confronti di tutte le creature viventi e le entità materiali). Nessuna organizzazione, nessun gruppo, nessun individuo, dovrebbe essere in grado di attaccare o negare i principi senza che ne segua un intervento riparatore da parte di altri esseri umani.
    -  costumi (sviluppati e trasmessi)
  I costumi sono norme specifiche locali, le usanze di una comunità; esse sono tutte accettabili a meno che non siano in conflitto con i principi universali (ad esempio, compromettere la vita sulla terra). In questo caso una pressione culturale dovrebbe essere impiegata per incoraggiare l'evoluzione positiva di alcuni costumi.
    -  regole (scelte e messe in atto)
  Le regole sono, come in un gioco, i paletti che limitano l'area delle mosse consentite o i parametri (standards) che suggeriscono la strada verso le mosse consigliabili. Le regole si occupano di aspetti pratici e dovrebbero essere in armonia con i principi e non in contrasto con i costumi.

  Tutte queste norme dovrebbero entrare in funzione come risposte a bisogni precisi relativi alla:

    -  esistenza  (principi)
       I principi sono la fonte e la garanzia dell'esistenza degli esseri umani e dell'ambiente nel suo complesso. Essi sono in numero ridotto e di portata universale.
    -  esperienza  (costumi)
       I costumi sono il risultato delle passate esperienze e hanno la funzione di trasmettere una certa esperienza, perché sia sottoposta a valutazione e conseguente accettazione o rifiuto da parte di nuovi gruppi e generazioni. I costumi sono in numero elevato e di portata locale.
    -  convenienza  (regole)
       Le regole sono il prodotto della convenienza, come le istruzioni per l'esecuzione di un compito, o gli accordi presi in vista di un impegno comune. Esse sono di numero appropriato e di uso generale, scaturendo dalle esigenze della situazione o derivando da situazioni simili specifiche.

  Per riassumere, la civica è la sintesi teorica e la messa in atto pratica della saggezza delle generazioni passate come espressa, ad esempio, dalla definizione di diritto di Ulpiano in quanto "arte del buono e del giusto" [ius est ars boni et aequi]; o dalla sua raffigurazione del comportamento umano: "vivere onestamente, non danneggiare alcuno, dare a ciascuno il suo" [honeste vivere, neminem laedere, suum cuique tribuere].

  Per promuovere la civica non abbiamo bisogno di partiti (fazioni) in competizione per il potere supremo, ma di comunità sperimentali e individui creativi in emulazione verso il miglioramento.

  Le centomila e più leggi promulgate dagli stati iper-centralizzati devono essere messe da parte e sostituite da:
    -  pochi principi universali (validi per tutti)
    -  molti costumi locali (liberamente accettati dai componenti di un gruppo specifico)
    -  alcune regole essenziali di base (in numero appropriato e di uso generale).

  A quel punto, si creerebbero le condizioni per sostituire il soggetto nazionale con lo sviluppo di un individuo cosmopolita, dove e quando un individuo lo voglia. Questo essere cosmopolita è colui/colei che ha interiorizzato i pochi principi universali, che si familiarizza rapidamente con vari usi e costumi ed è felice di adottare e di adattarsi alle regole specifiche dell'organizzazione di cui vuole essere partecipe.
  La rete per la civica esiste già. Abbiamo bisogno solo della voglia e dell'energia per metterla in funzione.