Gian Piero de Bellis

Poliarchia : un Paradigma

(2002 - 2013)

 


 

Dalle polarità false alle pluralità appropriate

Polarità
La funzione delle polarità
I limiti delle polarità
La realtà come pluralità
La pluralità come varietà
I continua multipli reticolari
Dalle polarità alle pluralità

 


 

Polarità  (^)

  Il paradigma utilizzato durante gli ultimi due secoli ha raffigurato e interpretato la realtà sociale come formata, in generale, da opposte polarità.

  Ad esempio, il processo storico è stato caratterizzato dal contrasto di interessi e dalla lotta per il potere di due parti in conflitto tra di loro:
     -  liberi e schiavi nell'antichità
     -  patrizi e plebei nell'antica Roma
     -  signori e servi nell'epoca feudale
     -  mastri artigiani e lavoranti nelle città durante il Medio Evo
     -  Guelfi e Ghibellini (e in epoca posteriore, Bianchi e Neri) nel contrasto tra Papi e Imperatori
     -  proletari e borghesi durante la Rivoluzione Industriale
     -  sinistra e destra a partire dalla Rivoluzione Francese
     -  nazionali e stranieri nell'età del nazionalismo e dello stato nazione
     -  comunisti e fascisti (o conservatori e laburisti, repubblicani e democratici) nelle contese politiche del XX secolo.

  Accanto a questi protagonisti il cui antagonismo veniva dato per scontato, altri aspetti della realtà sono stati inclusi in questo schema bi-polare, come, ad esempio:
     -  privato e pubblico
     -  città e campagna
     -  manuale e intellettuale.

  Alcune di queste polarità (ad esempio, manuale e intellettuale) erano e sono tuttora modi utili di rappresentare le realtà, anche quando siano stati effettuati una revisione e un aggiornamento dei termini del contrasto.
  Altre polarità sono state abbandonate del tutto in quanto raffiguranti una realtà del tutto tramontata (ad esempio, Guelfi e Ghibellini).
  Altre ancora sopravvivono più come resti di un passato familiare che come strumenti utili a interpretare il presente. Queste polarità sono talmente al di fuori della realtà corrente che la loro soppressione totale o riformulazione radicale dovrebbe figurare al primo posto nell'agenda di tutti coloro che si occupano di scienze sociali o di ogni individuo consapevole del problema.
  Nonostante ciò, esse sono costantemente utilizzate per mancanza di termini sostitutivi o per assenza di idee creative.

  Ciò che si intende sostenere in questo scritto è che il paradigma basato sulle polarità sta attraversando una crisi profonda e che non è più né utile né efficace (se mai lo sia stato) per interpretare la realtà.
  Prima di avanzare proposte tendenti al superamento dello schema basato sulle polarità, esaminiamo i motivi per i quali esso ha trovato accettazione e il ruolo da esso svolto nel pensiero politico e sociale.

 

La funzione delle polarità  (^)

  L'idea di raffigurare e interpretare la realtà come formata di forze e figure in opposizione tra di loro possiede una certa attrattiva. La rilevanza di questo strumento concettuale deriva dal fatto che esso assolve tre funzioni indispensabili allo svolgimento della vita quotidiana, vale a dire:
    -  comprensione
    -  comunicazione
    -  selezione.

  Infatti, il compimento di queste tre funzioni è agevolato notevolmente da uno schema basato su polarità in quanto esso permette:

   -  La semplificazione della realtà (aiutando la comprensione)
      L'obiettivo di attribuire alla realtà un ordine intelligibile si effettua, di solito, raggruppando elementi simili (o ritenuti simili) aventi caratteristiche similari.
      Il limite naturale di questi raggruppamenti è raggiunto quando vengono costituite due parti distinte. Senza questa differenziazione in (almeno) due gruppi si ricadrebbe in un tutt'uno vago e informe, vale a dire in una realtà incomprensibile o difficilmente definibile. Applicando distinzioni più sottili e sofisticate potremmo giungere ad una situazione complessa, più difficile da afferrare, discutere, trattare.
      Per questo motivo la dualità, vale a dire il bi-polarismo, riscontra un così elevato successo, dando l'impressione di far conseguire un equilibrio ottimale tra semplicità e complessità.
      La dualità è sembrata funzionare estremamente bene anche in quanto ha facilitato un altro compito essenziale.

   -  L'identificazione della/colla realtà (agevolando la comunicazione)
      Una volta che la realtà è stata semplificata, le entità che la compongono possono essere identificate con maggiore chiarezza. Riconoscere la realtà serve anche ad assistere il processo di identificazione personale con l'una o l'altra entità della realtà.
      Quindi, ciò che è stato identificato (ad esempio, un colore) o ciò con cui ci si è identificati (ad esempio, un partito) può essere comunicato e assunto da colui che riceve il messaggio, tanto più prontamente e facilmente, quanto più accentuato è il contrasto e la polarità che si intende associare alle entità.
      Nero e bianco, destra e sinistra, noi e loro: questi sono diventati gli archetipi di ogni processo di riconoscimento e di identificazione. Tutto ciò ha agevolato un ulteriore compito.

   -  La decisione concernente la realtà (facilitando la selezione)
      Il processo di identificazione, inteso in senso lato anche come attrazione, conduce alla presa di decisioni. Nel caso di una identificazione personale, si tratta del processo attraverso il quale un individuo decide di appartenere ad un gruppo piuttosto che ad un altro, di sostenere una squadra invece di un'altra (o di altre, viste in blocco come rivali). La selezione, e quindi la decisione, risultano più facili quando le scelte sono in numero ridotto e nettamente caratterizzate; il caso più agevole (ma non sempre il meno spinoso) risulta essere quello in cui sono presenti solo due opzioni del tutto contrastanti. Al di sotto di questo minimo non c'è nemmeno materia di discussione.

 

I limiti delle polarità  (^)

  Tenuto conto della rilevanza delle funzioni assolte e dei compiti facilitati dall'approccio basato sulle polarità, il suo vasto richiamo e il suo ampio utilizzo non dovrebbero sorprenderci.
  Nonostante ciò, proprio gli aspetti che rappresentano il valore e la forza dell'approccio polare (semplificazione, identificazione, decisione) costituiscono anche le sue principali debolezze e limitazioni.
  Si fa qui riferimento non allo strumento in sé stesso, tendente alla messa in luce di contrasti, come viene usato ad esempio in una trama letteraria e in molte altre espressioni della creatività umana o della competizione tra individui. Quello che viene qui sottoposto ad analisi critica è l'utilizzo di polarità vuote o, addirittura, false, che portano a diminuire e impoverire una realtà ricca e multiforme o che fanno apparire una realtà posticcia.

  In questo caso, la realtà delle polarità si basa su:

  -  La semplificazione come instupidimento
     La semplificazione (o addirittura la iper-semplificazione) può rappresentare il primo passo nel processo di percezione della realtà ma non è certo la fase finale a meno che non si accetti di rimanere in uno stato di perenne infantilismo.
     In questo caso, la semplificazione diventa instupidimento, essendo basata sull'uso di categorie rozze ed elementari. Inoltre, una classificazione estremamente semplificata poggia generalmente sull'uso di concetti evanescenti e stereotipati (ad esempio, borghesia, capitalismo, democrazia), in cui la dualità si consegue attraverso la duplicità, vale a dire attraverso l'uso di altri concetti formulati e impiegati in maniera ambigua. Tutto ciò ha luogo, generalmente, nei discorsi politici e sociali, e costituisce le condizioni per l'emergere di un altro aspetto negativo.

  -  L'identificazione come manipolazione
     Le categorie e le classificazioni elementari sono, per la maggior parte, solo frasi fatte, etichette propagandistiche utilizzate da coloro che sono al potere o che mirano al potere. Nel corso del tempo esse diventano categorie vuote, che non servono ad identificare una specifica realtà o le persone che in essa agiscono, ma a manipolare sia la realtà che le persone. La realtà è rappresentata in modo da adattarsi alla categoria voluta in accordo con una immagine stereotipata. Ad esempio, il fascismo (inteso come fenomeno storico) è sempre visto come promotore di ordine anche in situazioni, da esso prodotte, caratterizzate da un totale disordine e disorganizzazione; il comunismo (inteso come fenomeno storico) è sempre visto come sostenitore di uguaglianza anche quando coloro che si definiscono comunisti prendono provvedimenti che vanno in direzione totalmente opposta; i conservatori (in Inghilterra) e i repubblicani (negli Stati Uniti) sono sempre visti come i difensori massimi del rigore finanziario anche quando essi sprecano cifre colossali e causano disavanzi enormi nel bilancio statale.
    La manipolazione raggiunge il suo punto culminante quando realtà sostanzialmente omogenee (ad esempio, comunismo e fascismo in quanto statismo) sono fatte apparire come realtà totalmente diverse (il comunismo proletario contro il fascismo capitalistico) mentre realtà del tutto incompatibili (la guerra e la pace) sono presentate come situazioni che hanno molti aspetti in comune (ad esempio, preparare/fare la guerra in nome della pace o come il modo migliore per promuovere/mantenere la pace).
    Il processo di manipolazione dell'identificazione, facilita, quasi automatizza, il processo decisionale. Questo porta ad un ulteriore aspetto negativo.

  -  La decisione come imposizione
     Una polarità falsa, basata su concetti vuoti sottoposti a manipolazione, fa sì che le scelte operate dagli individui su quella base non possano essere definite come scelte ricche di significato.
     In una falsa polarità, la falsificazione delle opzioni di scelta implica che, qualunque sia la decisione, il risultato non cambia; in altre parole, consisterà sempre nella imposizione della stessa realtà pur sotto etichette diverse. Nell'ambito politico questo vuol dire che le persone pensano, falsamente, che stanno lottando per sostenere posizioni antagoniste mentre, in realtà, stanno solamente puntellando lo stesso potere costrittivo e la sola differenza consiste nelle facce di coloro che li controllano. Gli individui sono quindi bloccati in una falsa alternativa fino al momento in cui scoprono (se mai vi riescono) che entrambi i poli sono così simili da rappresentare una identità senza scelta.

 

La realtà come pluralità  (^)

  Da quanto detto fin qui, dovrebbe apparire chiaro che la 'polarità' è solo uno strumento tra gli altri, ed uno molto elementare, per afferrare la realtà ed interagire con essa.
  La familiarità con questo strumento convenzionale non dovrebbe nascondere il fatto che la realtà stessa non è composta semplicemente di polarità, cioè non è riducibile ad alternative nella forma o ... o, a poli positivi o negativi, a simboli 0 - 1, per quanto potenti questi modi di concettualizzazione e rappresentazione possano essere.

  La realtà è un composto scintillante e fantasmagorico di entità multiformi (esseri umani, esseri animati, oggetti) su vari livelli e estensioni in collegamento tra di loro. Per padroneggiare e ricavare un significato da tutta questa ricchezza della realtà abbiamo bisogno di strumenti molto più appropriati e potenti.
  Detto in altro modo, la realtà è pluralità o, meglio, una varietà di pluralità (entità diverse) su una varietà di continua (diversi livelli e collocazioni), con molteplici legami tra le entità (rete di collegamenti) le quali sono in trasformazione permanente (nascita, crescita, sviluppo, decadenza, scomparsa, modificazione, rigenerazione, ecc).

  Le pluralità sono entità caratterizzate da:
     -  campi (domini)
     -  fattori (elementi)
     -  attributi (aspetti)

  Le entità (ad esempio l'essere umano in una famiglia) sono forze dinamiche, attive in campi spazio-temporali (ad esempio, la casa, le attività quotidiane) attraverso i fattori che compongono la specifica entità (ad esempio, i membri della famiglia) e gli attributi (ad esempio, la personalità estroversa del bambino) associati a quei fattori.
  Le interazioni tra le entità con e all'interno dei campi-fattori-attributi danno vita a quella straordinaria varietà che caratterizza la realtà.
  La visione della realtà come pluralità è strettamente associata con la visione della pluralità come varietà.

 

La pluralità come varietà  (^)

  La varietà è correlata alla ricchezza qualitativa e quantitativa delle entità (con i loro campi, fattori, attributi) che compongono la realtà.
  A questo punto è necessario operare una distinzione tra differenze create ad arte e varietà dotate di significato.

Differenze artificiose (inconvenienti e inutili)
  Esse derivano generalmente dalla messa in atto di restrizioni all'accesso (nel senso più ampio del termine), attraverso la protezione di alcuni centri di potere monopolistico (politico, economico, ecc.). In prima fila tra coloro che sono impegnati nella produzione di differenze inutili, o addirittura dannose, troviamo lo stato e i gruppi ad esso associati (industrie protette, giornali di stampo nazionalistico, ecc.), con la loro propaganda e i loro interventi tendenti a imporre una mistica identità nazionale e a tuonare contro influenze culturali provenienti dall'esterno che la pervertirebbero.
  Chiaramente l'imposizione di una così detta identità nazionale è il caso classico del proteggere la diversità attraverso l'insularità, il che non ha nulla a che fare con lo sviluppo della varietà. Infatti, mentre la varietà si basa sul concetto di pluralità all'interno di una entità (ad esempio, una società aperta multiculturale), la diversità fa riferimento a entità simili che divergono nel loro comportamento e che talvolta sono in opposizione l'una con l'altra (ad esempio, società nazionali chiuse monoculturali).
  L'assurdità di proclamare e sostenere queste specifiche differenze prodotte ad arte risiede nel fatto che, dopo secoli in cui popoli e culture si sono mescolati tra di loro, siamo tutti 'bastardi'; e questo dovrebbe essere un titolo di cui essere fieri in contrasto con il modello che ci viene proposto dagli stati nazionali: un essere meschino scaturito da una mono-cultura, monotona e monolitica, quale può solo emergere da un gruppo chiuso culturalmente e biologicamente.

Varietà significative (appropriate e fruttuose)
  Esse emergono attraverso il libero gioco di liberi individui e si consolida in espressioni culturali adottate e riadattate da altre persone in tutto il mondo, in una varietà straordinaria di colori, suoni, profumi, visioni, sentimenti, tendenze, e altro ancora.
  Nel villaggio globale, la varietà di pluralità (attività, messaggi, esperienze, espressioni culturali, ecc.) sta crescendo rapidamente e si sta espandendo ampiamente e, se lasciata libera di svilupparsi, infrangerà presto l'ingessatura contenente il vecchio paradigma.
  Permettere che questo processo avvenga senza porre ostacoli, anzi partecipando attivamente ad esso, significa che differenze sconvenienti e inutili dovrebbero essere lasciate decadere mentre le varietà appropriate e fruttuose dovrebbero essere libere di svilupparsi.

  Il processo consistente nel promuovere (o non ostacolare) la diffusione della pluralità viene qui chiamato pluralizzazione.
  Esso si basa su due aspetti entrambi necessari:

     -  la standardizzazione: la riduzione di differenze che complicano la vita inutilmente, ostacolano il libero flusso degli scambi e non favoriscono la varietà (ad esempio, incompatibilità nell'uso di strumenti similari). Nell'ambito della produzione, ad esempio, la standardizzazione si traduce in costi ridotti e prezzi di vendita più bassi, a vantaggio sia dei produttori che degli utilizzatori (interoperabilità, intercomunicazione, integrazione).
     -  la personalizzazione: lo sviluppo di risposte personali tante quante sono le possibili esigenze personali. Questo è, in altre parole, ciò che è conosciuto sotto il nome di legge della varietà necessaria (law of requisite variety), la quale afferma che, per il funzionamento di un sistema (complesso), a una varietà di possibili situazioni deve corrispondere una varietà di possibili risposte. In caso contrario il sistema, prima o poi, si incepperà e, alla fine, crollerà.

  Così, attraverso il gioco reciproco della standardizzazione e della personalizzazione, una appropriata e benefica pluralizzazione (pluralità come varietà) può essere attuata.

 

I continua multipli reticolari (multiple networked continua)   (^)

  La concettualizzazione e la rappresentazione della realtà come pluralità di varietà ci porta al concetto di continua multipli reticolari (multiple networked continua).
  Se esaminiamo una entità, ad esempio un essere umano, possiamo raffigurare lo stesso elemento (ad es., l'occhio) relativo a varie entità (ad es., esseri umani) appartenenti allo stesso dominio (vale a dire, il genere umano) come se questo elemento fosse disposto su di un continuum in base alle sue variazioni di tipo qualitativo e quantitativo (ad es., colore, dimensione, ecc.).

  I vari fattori (ad esempio, occhio, faccia, mano) che compongono l'entità essere umano possono essere raffigurati su continua multipli che rappresentano le variazioni nei loro attributi. Una entità è formata dall'insieme interconnesso di tutte queste variazioni.
  Lo stesso procedimento può essere utilizzato esaminando e rapportando tra di loro una serie di altre entità (con i loro campi, fattori, attributi).
  Il merito di questo semplice modo di rappresentare la realtà consiste nel mostrare, al tempo stesso, l'unicità e l'unità (vale a dire, la singolarità e la similarità) di tutte le entità esistenti. Questo in contrasto con il vecchio paradigma in cui entità disgiunte sono viste come opposti poli di una realtà caratterizzata da dualità (bianco-nero, maschio-femmina, uomo-animale).

  Occorre sottolineare chiaramente che la maggior parte di queste polarità sono il prodotto di ideologie e di pratiche il cui interesse principale consiste nell'imporre una etichetta più o meno rozza, a fini di identificazione, manipolazione e controllo.
  Lo scienziato, vale a dire ogni essere umano in quanto ricercatore di conoscenze, è interessato ad una sempre più profonda e più ricca comprensione della realtà. A questo scopo, lo strumento cognitivo rappresentato dai continua multipli reticolari appare più rispondente e più conveniente.

  Prendiamo in considerazione l'esemplificazione migliore del concetto di continuum: i colori. In natura i colori esistono come luce (uno). La luce percepibile dall'occhio umano consiste di lunghezze d'onda in continua variazione; la variazione stimola la retina, collegata al cervello, producendo come risultato i colori (molti). In tal modo, da un fascio di luce arriviamo a percepire molti colori. A quel punto il cervello interpreta una onda luminosa come un colore, ad esempio il colore verde, ma esso è in realtà una fusione di giallo e di blu. Così, dall'unione di due o più colori siamo condotti sia alla peculiarità (un colore specifico) che alla pluralità (molti colori differenti).

  Quello che è applicabile ai colori (unità nella varietà) può essere esteso alla maggior parte, se non a tutte le entità e le esperienze della vita.
  Per afferrare pienamente questa realtà, i nostri strumenti concettuali devono possedere la stessa scintillante ricchezza. E questo richiede un processo di apprendimento che ci porti lontano dalla banalizzazione e dalla polarizzazione.
  Ad esempio, per quanto riguarda ancora i colori, un bambino può essere in grado di distinguere e definire solo un numero ristretto di essi (ad esempio confondendo il grigio con il nero); un adulto sarebbe certamente in grado di distinguere il grigio dal nero, mentre un pittore esperto potrebbe distinguere per nome 5 tipi di grigio. In genere, un laboratorio di colori produce più di 100 varietà cromatiche di colori ad olio che possono essere mescolati per produrre una varietà astronomica di tonalità.
Di questo è fatta l'arte e di questo è fatta la vita.

  Per quanto riguarda il colore della nostra pelle, la scienza (e l'esperienza personale) ci presentano una incredibile varietà di pigmentazione, dalla pelle estremamente scura a quella estremamente chiara. E a proposito delle variazioni sessuali, sembra che almeno 5 sessi siano riconoscibili dal punto di vista biologico. Inoltre, in base alle nostre esperienze personali, dovremmo esserci tutti resi conto di quanto vario sia il miscuglio di tratti femminili e maschili in ognuno di noi.

  Per portare un ulteriore esempio della ricchezza della realtà e della povertà del nostro modo convenzionale di raffigurarla, prendiamo l'entità 'neve'. Quello che ad una persona comune che vive in zone a clima temperato appare come neve ed è chiamata puramente e semplicemente neve, viene classificata da un Eschimese in parecchie categorie con nomi differenti.
  Questa capacità di percepire e definire variazioni costituisce la ricchezza di una cultura e le permette di essere in grado di sopravvivere e di prosperare.

  Dovrebbe quindi essere chiaro che l'approccio basato su polarità, lungi dall'essere uno strumento che faccia avanzare la scienza, rivela solo le falle e la mancanza di dati della nostra base di conoscenze e la rozzezza delle nostre facoltà percettive.
  Per rappresentare l'incredibile varietà e variazioni esistente nella realtà su di un singolo tema, lo strumento rappresentato dai continua multipli reticolari potrebbe risultare utile. Di sicuro, altri strumenti concettuali potrebbero essere proposti e impiegati. Ciò che è chiaro, in ogni caso, è il fatto che il paradigma basato sulle polarità ha esaurito la sua funzione.
Occorre andare oltre.

 

Dalle polarità alle pluralità  (^)

  Il paradigma delle polarità è stato adottato e utilizzato in maniera molto estesa nelle scienze umane e nella gestione dei problemi riguardanti l'essere umano (religione, politica, ecc.).
  Questo ha incoraggiato una visione del mondo come se esso fosse fatto, quasi esclusivamente, di scontri e di avversità (la lotta per la vita).

  Ad esempio, la religione ha operato, in passato, come un fattore di polarizzazione, che ha portato a conflitti invece di promuovere comunione tra gli individui. Si sosteneva che il mondo era diviso tra Cristiani e Pagani, tra credenti ed eretici o infedeli, e il compito del potere era di convertirli o di eliminarli con qualsiasi mezzo (espulsione, tortura, rogo, smembramento del corpo, ecc.).
  Solo dopo secoli di contese, persecuzioni e atti orrendi contro le diverse religioni e pratiche religiose, divenne manifesto che il solo modo per giungere ad una soluzione consisteva nella tolleranza e nella libertà da ogni interferenza. Quasi all'improvviso, un problema intrattabile, una barriera a qualsiasi processo civilizzatore, scomparve dalla scena, come per magia.

  In tempi più recenti, e soprattutto durante tutto il XX secolo, la politica ha sostituito la religione come agente di polarizzazione e come un nuovo macigno che ostacola lo sviluppo della civiltà. La politica è diventata il nuovo oppio dei popoli.
  Nulla rappresenta il vecchio paradigma in maniera più evidente del modo in cui la politica è stata ed è tuttora condotta, basata totalmente su polarità che instupidiscono, manipolano e non rappresentano vere scelte alternative.

  In molti paesi e luoghi, durante il XX secolo, lo scenario politico è stato bloccato e incentrato su:
     -  due fazioni (comunista e fascista)
     -  due partiti (conservatori e progressisti, etichette che non sempre significano quello che i termini, presi alla lettera, dovrebbero significare)
     -  due ideologie (sinistra e destra, qualunque cosa ciò voglia dire)
     -  due classi (borghesia e proletariato o le loro versioni aggiornate)
     -  due economie (socialista e capitalista)
     -  due settori (pubblico e privato)
     -  due campi (Oriente e Occidente)
     -  due mondi (Nord e Sud)

  Tutto quello che poteva essere dicotomizzato e polarizzato, la politica lo ha fatto. Nulla che sia stato sfiorato dalla politica ha potuto evitare questa categorizzazione bi-polare, sia essa la razza (Ariani - non Ariani), la scienza (materialistica - idealistica), l'arte e la letteratura (rivoluzionaria - reazionaria) e così via.
  Al tempo stesso la politica offre agli individui la stessa ricchezza di scelte che offriva Henry Ford ai consumatori quando introdusse il modello T, affermando che poteva essere ordinato di qualsiasi colore posto che esso fosse il nero. Adesso gli elettori possono scegliere qualsiasi minestra politica posto che non compiano un esame accurato e un confronto serio tra i programmi (o tra le dichiarazioni e le azioni) in quanto essi sono basati tutti sulle stesse ricette indigeste, mascherate con altisonanti parole, e tutti rivelano, alla fine, lo stesso sapore disgustoso.

  In politica, come in altri settori ad essa collegati, siamo giunti ad un punto morto: le polarità, false in quanto inventate a bella posta, sono diventate barriere morali, materiali e mentali che bloccano qualsiasi progresso conoscitivo e civile. Le vecchie contrapposizioni del tipo bianco - nero servono solo a mascherare persone grigie con cervelli grezzi.

  È tempo di andare oltre, di passare dalle polarità false e dalle contrapposizioni idiote alle pluralità appropriate (molte, piccole e dinamiche entità) e alle co-emulazioni fruttuose (cooperazione + emulazione); dalle costrizioni e dai confini alla libertà (di movimento, di sviluppo, ecc.) e ai continua aperti e senza limiti.

  "Una persona non mostra la sua grandezza fermandosi ad un estremo, ma toccando al tempo stesso entrambi gli estremi, e occupando tutto lo spazio intermedio." (Pascal, Pensées)