L'origine dell'idea  (^)

Il concetto di essere umano e ciò che significa essere umano è strettamente legato a due realtà fondamentali: lo sviluppo e la libertà. Senza sviluppo l'essere umano non può emergere dall'insieme fragile di nervi, muscoli, ossa di cui è fatto il bambino piccolo; senza la libertà nessuno sviluppo integrale può mai aver luogo.

Ecco perché sviluppo e libertà, vale a dire uno sviluppo umano libero, considerando questi due aspetti inseparabili, rappresentano una aspirazione potente di qualsiasi essere umano, che non si estingue né può essere estinta nemmeno in situazioni di soppressione e soffocamento prolungati di entrambi.

Non c'è quindi da stupirsi che l'esaltazione della libertà (e implicitamente dello sviluppo umano) sia uno dei temi più ricorrenti di filosofi, letterati, saggisti.

Esso è rinvenibile negli scritti dei filosofi Greci come Epitteto ("La libertà è il diritto di vivere come noi riteniamo giusto ") e in quelli di autori Romani come Cicerone ("La libertà è un possedimento di inestimabile valore "). Nella concezione dei teologi cristiani, la libertà è il pre-requisito di una azione etica in quanto, senza la libertà, non vi è responsabilità e quindi non sussiste la possibilità di mettere in questione un atto sulla base della sua moralità.

Con riferimento alle opere dei filosofi occidentali, è sufficiente menzionare Immanuel Kant per comprendere l'importanza che la libertà ha nella vita teoretica e pratica. Per Kant la libertà è un postulato o una supposizione necessaria della pura ragione pratica (Critica della Ragione Pratica, 1788) e per questo motivo "la libertà è una qualità di tutti gli esseri umani razionali" (Fondazione della Metafisica dei Costumi, 1785). Nella sua Antropologia da un punto di vista pragmatico (1798) Kant espresse quello che sarà un tema ricorrente, strettamente connesso con quanto sarà qui trattato: “l'anarchia è la norma e la libertà senza la forza”.

È sulla scia di tutte queste formulazioni teoretica e posizioni pratiche sulla libertà che, nel corso del XIX secolo un movimento venne alla luce sotto il nome di anarchismo.

Il termine “anarchia” è stato usato nel corso della storia con connotazioni positive o negative sulla base di inclinazioni soggettive.

Il primo che lo usò come segno distintivo di una personale concezione a sostegno di un nuovo modo di organizzare le relazioni sociali, caratterizzato dall'assenza di un potere esterno dominante, fu Pierre-Joseph Proudhon.

Nel suo controverso testo Che cos'è la proprietà? (1840) dopo essersi posto la domanda relativa alla sua forma preferita di governo, e quindi riguardo alla sua posizione sulla organizzazione sociale, egli rispose: Je suis anarchiste. (Io sono anarchico).

E quindi, da quel momento, coloro che vogliono una società organizzata senza l'esistenza di un potere supremo e invasivo chiamato LO STATO, hanno preso il termine di anarchici e hanno dato il nome di anarchismo a quell'insieme di idee che formano il loro pensiero e guidano le loro azioni.

Vediamo quindi quali sono le nozioni e le pratiche di base condivise da coloro che si chiamano anarchici, e i rilievi critici più importanti mossi loro da coloro che li oppongono e li combattono.

 

Il nucleo della visione  (^)

L'anarchismo può essere visto come una estensione radicale dei principi del liberalismo classico. Alcuni pensatori liberali come Frédéric Bastiat, Gustave de Molinari, John Stuart Mill e Herbert Spencer, svilupparono e presentarono molte idee che sarebbero accettate o accettabili da parte di molti anarchici. Potremmo condensare il nucleo essenziale del pensiero anarchico facendo riferimento alle seguenti convinzioni di base:

- Il primato dell'individuo e il rifiuto di qualsiasi imposizione riguardante il modo in cui la vita e le relazioni sociali di un individuo sono organizzati. Come affermato da Proudhon: “Chiunque metta la mano su di me per governarmi è un usurpatore e un tiranno. Io lo dichiaro mio nemico ” ["Quiconque met la main sur moi pour me gouverner est un usurpateur et un tyran. Je le déclare mon ennemi." (Les Confessions d'un Révolutionnaire, 1849)] E anche quegli anarchici (come Bakunin e Kropotkin) che propendevano verso una organizzazione sociale di tipo collettivista o comunista, accentuando l'importanza delle relazioni sociali, non intesero mai imporre una qualche istituzione sociale al libero individuo e alle sue scelte sociali volontarie.

- La fine dei privilegi assegnati dal potere ad alcuni individui o gruppi, siano essi i proprietari terrieri feudali, le gerarchie della Chiesa, il ceto aristocratico, o la nuova classe di borghesi che stavano imbastendo relazioni intime con i poteri statali nazionali in vista di ottenere protezioni commerciali e aiuti economici.

- L'abolizione di qualsiasi potere politico, di cui lo stato centrale moderno è attualmente la massima incarnazione. Gli anarchici sono convinti, al pari del liberale Lord Acton, che il potere corrompe, e sono coscienti che una concentrazione di potere in una entità dominante rappresenta la strada sicura verso il disastro personale e sociale. Inoltre, a differenza dei socialisti, essi pensano che l'impiego di strumenti politici e la partecipazione alle lotte elettorali costituisce un modo certo per la degenerazione e la decadenza del movimento.

Alcuni dei principi di base sostenuti dagli anarchici provengono direttamente dagli obiettivi dei rivoluzionari Francesi con le loro richieste e aspirazioni alla Libertà , Fratellanza, Uguaglianza. Al tempo stesso è anche vero che il movimento anarchico emerge come reazione all'organizzazione sociale prodotta, in ultima istanza, dalla Rivoluzione Francese. Come messo in luce dall'autore di un testo sull'anarchia:

“Nato dalla divisione tra stato e società che è il prodotto della Rivoluzione Francese, [l'anarchismo] rifiuta lo stato e cerca di ricostruire la società sulla base della volontà autonoma degli individui.”. (Henri Arvon, L'Anarchisme, 1951)

Infatti, la Rivoluzione Francese segna l'inizio della installazione al potere dello stato centrale burocratico e il passaggio dai vincoli locali feudali alle limitazioni statali nazionali. Questo in nome di di una concezione perversa della Libertà (intesa come obbedienza alle leggi dello stato), della Uguaglianza (intesa come uniformità imposta dallo stato) e della Fraternità (intesa come docilità sotto l'occhio paternalistico dello stato).

Nessuno meglio di Proudhon ha espresso tutto ciò in un lungo e famoso passaggio:

"Essere GOVERNATI consiste nell'essere guardati a vista, ispezionati, spiati, diretti, legiferati, regolamentati, rinchiusi, indottrinati, manipolati, controllati, misurati, valutati, censurati, comandati, da gente che non ha né i titoli né la conoscenza né la qualità morale per farlo … Essere GOVERNATI consiste nell'essere, ad ogni operazione, ad ogni transazione, ad ogni movimento che facciamo, notati, registrati, recensiti, tassati, timbrati, squadrati, numerati, spremuti, patentati, licenziati, autorizzati, avvertiti, ammoniti, impediti, riformati, raddrizzati, castigati. Ciò vuol dire, con il pretesto dell'utilità pubblica, e in nome dell'interesse generale, essere sottoposti a pagamenti, messi a dura prova, taglieggiati, sfruttati, monopolizzati, estorti, pressurizzati, mistificati, rubati; poi, alla minima resistenza, alla prima espressione di protesta, repressi, sanzionati, vilipesi, vessati, braccati, bistrattati, importunati, disarmati, incatenati, imprigionati, fucilati, mitragliati, giudicati, condannati, deportati, sacrificati, venduti, traditi, e per di più, presi in giro, ridicolizzati, oltraggiati, disonorati. Ecco che cos'è il governo, ecco la sua giustizia, ecco la sua morale! E dire che ci sono tra di noi democratici che pretendono che il governo contenga in sé qualcosa di buono; socialisti che sostengono, in nome della Libertà, dell'Uguaglianza e della Fraternità, questa ignominia; proletari che avanzano la loro candidatura alla presidenza della repubblica! Ipocrisia!” (Idée Générale de la Révolution au Dix-Neuvième Siècle, Epilogue, 1851)

Ecco perché lo sbocco autoritario della Rivoluzione Francese, mascherato con espressioni attraenti e parole sublimi, stimolò la formazione del movimento anarchico e l'inizio degli scontri teorici e concreti tra anarchismo e statismo che andiamo adesso a trattare.


La manipolazione del termine  (^)

L'installazione piena al potere dello stato centrale nazionale ha richiesto la messa in atto permanente da parte dei governanti statali e del loro apparato (polizia, esercito, burocrazia, mezzi di propaganda) di una strategia di neutralizzazione degli avversari, in tutti i casi in cui essi non erano disposti a farsi corrompere e comprare dando la loro adesione alla ideologia statalista.

A questo scopo, la prima e più efficace mossa è consistita nel discreditare gli oppositori associando il nome del loro movimento e quello dei loro membri (anarchia, anarchici) con le più atroci qualificazioni.

Anarchia è diventato quindi sinonimo di disordine e gli anarchici sono stati raffigurati come gli autori di ogni sorta di atto violento al fine di fomentare disordine. Qualsiasi situazione in cui vi è stata assenza di un potere centrale è stata chiamata anarchia ed è stata presentata come la fonte di grande malvagità e come il preannuncio di terribili calamità. L'obiettivo era quello di terrorizzare le persone comuni e ridurle ad uno stato di volontario asservimento.

Comportandosi così i governanti statali hanno messo in atto una strategia antica e ricorrente che, pur se comprensibile quando l'imperativo assoluto è quello di rimanere al potere, non per questo cessa di essere totalmente disonorevole, disonesta e, per coloro che hanno anche solo nozioni di storia, del tutto risibile.

Come indicato da Solneman(Kurt Zube) nel suo Manifesto: “È comprensibile dal loro punto di vista che coloro che vogliono o praticano il dominio sugli altri equiparino una condizione di non-dominio al disordine o addirittura al caos, perché, in questo modo, essi possono giustificare il loro dominio.” (Solneman, The Anarchist Manifesto, 1972)

Detto ciò, permane il fatto che è altamente ingannevole identificare l'assenza di un potere centrale con il disordine in quanto è proprio la presenza di un potere che cerca in tutti i modi di imporre la sua volontà sugli altri al fine di sfruttarli, che è la causa prima del disordine. Ricorrendo di nuovo alle parole di Solneman: “Il disordine è sempre la conseguenza di una disputa, e la disputa sorge inevitabilmente in tutti quei casi in cui qualcuno cerca di dominare, cioè di opprimere un'altra persona” (Solneman, The Anarchist Manifesto, 1972)

Che questo sia il caso è molto chiaro a chiunque voglia esaminare il corso della storia con un occhio non deformato. Vi è una abbondanza di casi in cui un potere statale centrale ha generato l'inferno sulla terra. E, a parte le ben note figure storiche statali che hanno orchestrato genocidi e stermini di massa, abbiamo le ingiustizie e i soprusi quotidiani perpetrati dai capi politici e dai loro associati. Dietro una facciata di presunto ordine abbiamo un disordine reale e la potenzialità di ulteriore disordine come reazione alla oppressione, corruzione e sfruttamento da parte dello stato.

È quindi non solo ingannevole ma anche tragicamente idiota quando giornalisti dal pensiero totalmente orientato al servizio dello stato e pseudo-intellettuali pagati dallo stato parlano di un vuoto di potere, addirittura anche quando fanno riferimento alla fine di governi tirannici e corrotti. Allo stesso modo, noi potremmo parlare di un vuoto nel corpo quando una escrescenza maligna (un tumore) viene operato e rimosso; comunque, ad una persona mentalmente sana questo modo di parlare e di rimpiangere l'avvenuta eliminazione del tumore apparirebbe come segno di patologia cerebrale.

Nelle mani dei governanti statali i vocaboli “ordine” e “disordine” hanno quindi assunto strane connotazioni che non hanno nulla a che fare con la ragione umana. Sulla base di questa manipolazione del linguaggio possiamo dire che vi era “ordine” nell'Unione Sovietica sotto Stalin perché vi era un forte potere statale e c'era “disordine” nella penisola italica durante il Rinascimento perché il potere dei vari Signori e Principi era piuttosto traballante. Ad ogni modo, nel primo caso l' “ordine” ha prodotto il Gulag in cui sono state sterminate almeno 10 milioni di persone, e, nel secondo caso, il “disordine” ha permesso a Giotto, Botticelli, Masaccio, Michelangelo e molti altri di esprimersi liberamente e di produrre i loro capolavori.

Inoltre, l'associazione di anarchia con disordine diventa del tutto farsesca una volta che sappiamo che una delle più vibranti espressioni del movimento anarchico emerse nelle montagne del Jura, tra i fabbricanti di orologi, in mezzo ai quali l'ordine e la precisione sono un requisito necessario senza essere una imposizione irritante.

Tuttavia, con lo stato territoriale monopolista che controlla l'istruzione e i mezzi di informazione, era praticamente impossibile evitare la diffusione di questa colossale menzogna che è l'associazione automatica che si fa tra anarchia e disordine, tenendo conto anche delle azioni inconsulte commesse a dannodel movimento e della sua concezione da parte di auto-proclamati anarchici, come si esaminerà tra breve.

 

L'attacco ai protagonisti  (^)

Il movimento anarchico è stato caratterizzato e animato da alcuni protagonisti provenienti da un ambiente aristocratico, come, ad esempio, Mikhail Bakunin, Piotr Kropotkin e Louise Michel, e da individui di una certa cultura come Errico Malatesta (studente di medicina), Elisée Reclus (geografo), Pietro Gori (avvocato), Francisco Ferrer (educatore), Isabel Paterson (scrittrice), and molti altri.

In tutti questi casi, una educazione liberale e inclinazioni umanitarie generose non potevano che condurli in conflitto con il potere dello stato, e quasi tutti avrebbero pagato un prezzo notevole per la loro indipendenza di pensiero e di azione.

Sia Bakunin che Kropotkin passarono alcuni anni in prigione in Russia, nella famigerata Fortezza Pietro e Paolo, prima di riuscire a scappare in Europa occidentale. Kropotkin ha dovuto anche passare alcuni anni in una prigione francese per il suo impegno di anarchico. Louise Michel fu deportata in Nuova Caledonia (1873) per la sua partecipazione nella Commune di Parigi. Fu amnistiata nel 1880, ma anche successivamente ebbe a soffrire l'incarceramento in varie occasioni a causa del suo impegno attivo contro l'oppressione politica e sociale. Errico Malatesta dovette vivere una esistenza da persona errante (Egitto, Ginevra, Buenos Aires, Romania, Parigi, Londra, Stati Uniti) a causa di ripetute espulsioni e vessazioni che cessarono solo al momento della sua morte a Roma nel 1932, mentre lavorava come elettricista in un paese sotto il fascino e il tallone di Mussolini.

Questi sono solo alcuni tra i molti casi di una persecuzione continua e metodica da parte dello stato nei confronti degli anarchici. Tutto ciò perché i governanti statali erano decisi a sopprimere con tutti i mezzi tutti coloto che erano portatori attivi di una concezione volta all'emancipazione dall'assoggettamento politico e dallo sfruttamento economico.

Gli anarchici e i socialisti erano a quei tempi gli obiettivi principali della repressione attraverso l'uso della polizia e della legge (ad esempio, le leggi anti-socialiste introdotte dal Reichstag tedesco nel 1878).

Però, nel corso del tempo, gli anarchici rimasero i soli ad essere totalmente al di fuori dell' “ordine” di cose imposto dallo stato e questo a motivo di una differenziazione importante tra socialisti e anarchici che ha avuto molte e importanti conseguenze.

Il primo Congresso dell'Associazione Internazinale dei Lavoratori tenuto a Ginevra nel 1866 dichiarava nel preambolo adottato (basato sulle Regole Provvisorie redatte a Londra nel 1864) che "l'emancipation des travailleurs doit être l'oeuvre des travailleurs eux-mêmes" (l'emancipazione dei lavoratori deve essere opera dei lavoratori stessi”). Questo ha significato, nelle intenzioni di molti membri dell'Associazione, l'abbandono dell'illusione di una liberazione ottenuta attraverso gli strumenti politici e il conseguente rifiuto di partecipare alla farsa elettorale e alle relative lotte dei partiti. Qualsiasi attività politica era ritenuta utile solo a produrre capi affamati di potere con le loro false promesse quotidiane che avrebbero prodotto soltanto future reali delusioni.

Tuttavia, questa posizione non era condivisa da un'altra componente dell'Internazionale capeggiata da Karl Marx; per cui uno scontro si verificò negli anni successivi tra i sostenitori dell'azione diretta e dell'auto-emancipazione di cui Bakunin era il principale esponente, e coloro che erano favorevoli a una partecipazione alla lotta politica per arrivare a impadronirsi della macchina statale e introdurre, in tal modo, provvedimenti rivoluzionari.

La disputa culminò nel Congresso dell'Aia (1872) quando Bakunin e gli anarchici furono espulsi dall'Internazionale. Negli anni e decenni seguenti gli anarchici dovettero patire l'ostracismo e le persecuzioni non solo da parte del potere statele corrente (i governanti dello stato burocratico-borghese) ma anche dei fautori del futuro potere statale (i sostenitori dello stato burocratico-socialista).

La scissione tra socialisti e anarchici ha rappresentato un disastro generale per quanto riguarda la strategia di emancipazione individuale e sociale in quanto ha accentuato al massimo gli aspetti peggiori presenti nei due campi.

Per i socialisti, il prender parte nell'azione politica e nelle contese elettorali, con la formazione di partiti socialisti nazionali, ha prodotto come risultato la creazione di una mentalità totalmente burocratica che avrebbe capovolto tutto il messaggio di auto-emancipazione e di abolizione dei privilegi. La scelta a favore, quasi esclusivamente, di azioni politiche riconcilierà definitivamente i socialisti con lo stato. Dopo la prima guerra mondiale, per il cui scoppio alcuni partiti socialisti sono stati co-responsabili in associazione con i capi reazionari degli stati nazional-corporativi, il socialismo in quanto nazional-socialismo sarà solo una variante dello statismo, sotto differenti denominazioni (comunismo russo, fascismo italiano, nazismo tedesco).

Per gli anarchici, dall'altra parte, il risultato della scissione fu quello di accentuare la purezza del messaggio che assunse toni quasi messianici, manifestandosi in scoppi disperati di vendetta vista come esempio e come purificazione. Per cui l'aspetto ribelle e violento prese il sopravvento e l'azione diretta o propaganda dei fatti venne a significare, per un certo numero di individui che si dichiaravano anarchici, uccidere, rapinare, innescare bombe, e tutto ciò in nome dell'Anarchia.

Ecco perché, da una condizione di immaturità e di impotenza, l'aspetto romantico, enfatico e bombarolo dell'anarchismo, così caro agli pseudo-anarchici e agli anti-anarchici adoratori dello stato, era pronto a occupare la scena, con conseguenze nefaste per il movimento e per l'idea.

 

Lo svilimento della concezione  (^)

Il punto forte, affascinante e caratterizzante della concezione anarchica consiste nell'idea che una organizzazione sociale volontaria, vale a dire una organizzazione non basata su pratiche autoritarie e di sfruttamento, è possibile. Da questa organizzazione sociale basata su libere scelte, l'ordine sarà in grado di emergere. Questa idea è condensata nella convinzione espressa da Proudhon che “la libertà non è la figlia ma la madre dell'ordine” [la liberté non pas fille de l'ordre, mais mère de l'ordre] (Solution du problème social, 1848).

Chiaramente questo richiede, specialmente da parte di coloro che vogliono praticare l'anarchia in un contesto ancora autoritario, una profonda inclinazione all'indipendenza e al non conformismo oltre alla capacità di auto-organizzazione. Ecco perhé, contrariamente a quanto sostenuto dalla propaganda statale, noi non cadiamo nell' “anarchia”, erroneamente intesa come disordine, ma ci eleviamo verso l'anarchia, vale a dire verso forme sempre migliori di auto-organizzazione volontaria nella sfera personale e sociale.

Questo non è risultato sempre chiaro persino a taluni che si dichiaravano apertamente anarchici. Bakunin, Malatesta e Berneri, assieme ad altri, dovettero ricordare loro che l'anarchia non è affatto contro l'organizzazione e l'ordine ma semplicemente contro le imposizioni e le coercizioni, ingannevolmente presentate dai ceti dominanti come strumenti indispensabili per assicurare l'organizzazione e l'ordine.

Bakunin in particolare fu attento a sottolineare che l'anarchico non è nemmeno contro l'autorità qualora essa si basi su una conoscenza riconosciuta e accettata, ma solo contro l'autoritarismo basato esclusivamente sul potere. Inoltre, considerata la varietà dei campi del sapere e delle relative competenze, “non c'è una autorità fissa e costante, ma uno scambio continuo di reciproca, temporanea, e soprattutto, volontaria autorità e subordinazione”. (si veda: Qu'est-ce que l'autorité, estratto da Dieu et l'état, 1882)

Nonostante ciò, la paura di apparire autoritari e l'ignoranza riguardo alla vera natura dell'anarchia ha fatto sì che alcunei settori del movimento anarchico abbiano accettato e giustificato molte azioni violente e molti comportamenti disordinati solo perché commessi da individui che dichiaravano di agire in nome dell'anarchia. Questo ha portato a due conseguenze estremamente negative, e cioè:

- l'attrarre verso il movimento individui poco raccomandabili (ad es. rabbiosi, furiosi, violenti, passionali, egotisti) che potevano giustificare qualsiasi azione pazzesca o crimine atroce come una giusta reazione contro l'oppressione;

- il permettere l'infiltrazione di agenti provocatori che spingevano verso l'attuazione di azioni ancora più atroci al fine di screditare il movimento e di facilitare l'intervento repressivo dello stato, pronto a presentarsi come l'indispensabile garante dell' “ordine”.

E questo è quello che è regolarmente avvenuto in tutta Europa, e soprattutto in Francia nell'ultimo decennio del XIX secolo. Abbiamo allora una serie di eventi su cui la stampa riuscì a costruire la tesi che anarchia equivale a far esplodere bombe.

Iniziamo con Ravachol, un ladro e un omicida, che, nel 1892, mise in atto tre attentati con la bomba, contro un giudice, un pubblico ministero, e una caserma dell'esercito. Ravachol fu ghigliottinato all'età di 33 anni e, per taluni, entrò nella leggenda dei santi anarchici anche se la sua storia criminale include l'uccisione di un vecchio eremita a scopo di furto.

Continuiamo con Auguste Vaillant che, nel Dicembre 1893, gettò una bomba dalla galleria della Camera dei Deputati riservata al pubblico. Parecchie persone subirono ferite a seguito dell'esplosione ma non ci fu nessun morto in ragione della ridotta carica del congegno. Come dichiarato da Vaillant davanti alla Corte, il suo obiettivo era quello di ferire il maggior numero di deputati per vendicare l'esecuzione di Ravachol. Anche lui fu ghigliottinato alcuni mesi dopo (3 Febbraio 1894)

Per vendicare la morte di Auguste Vaillant, il 12 Febbraio 1894, Émile Henry lanciò una bomba al Café Terminus della Gare Saint Lazare a Parigi uccidendo una persona e ferendone altre venti. Octave Mirbeau, un romanziere di simpatie anarchiche, scrisse a questo proposito: "Un nemico mortale dell'anarchia non avrebbe potuto fare di meglio di questo Émile Henry quando lanciò la sua assurda bomba in mezzo a persone pacifiche e anonime che erano entrate in un caffè per bere un boccale di birra prima di andare a dormire ..." La stupidità e l'inutilità del gesto furono successivamente oscurate dal coraggio e dall'audacia con cui subì il processo e l'esecuzione. E così, per alcuni, Émile Henry diventò un eroe anarchico.

Il 24 Giugno del 1894, per vendicare Auguste Vaillant e Émile Henry, Sante Geronimo Caserio pugnalò a morte il presidente della repubblica francese, Sadi Carnot.

Questa serie di atti di violenza e di vendetta non contribuirono in nulla a ridurre la repressione a e promuovere la libertà degli individui. Al contrario, il Parlamento Francese introdusse nel 1893-1894 le lois scélérates (leggi scellerate) che limitarono la libertà di espressione delle idee e criminalizzarono l'intero movimento anarchico.

Nella realtà dei fatti, la rabbia di individui violenti e le passioni irrazionali che la loro condanna a morte da parte dello stato suscitava in alcuni animi stavano portando il movimento anarchico da nessuna parte o, più precisamente, verso uno svilimento totale della concezione anarchica e verso azioni ancora più assurde ed eroi ancora più sgradevoli.

Questo è del tutto manifesto nella coltellata inferta ad una signora anti-conformista e del tutto inoffensiva che si recava a prendere il battello sul lago di Ginevra. Il suo nome era Elisabetta ed era la moglie appartata e riservata dell'imperatore Francesco Giuseppe I di Austria. Il suo carnefice si chiamava Luigi Luccheni, e si definiva anarchico. Era il 10 Settembre del 1898.

Mai la propaganda dei fatti, questi sanguinosi fatti, è apparsa così insensata e così inutile.

Alla fine, quando i presunti anarchici della Banda Bonnot apparvero all'orizzonte con le loro azioni criminali (1911-1912) che costituirono il pretesto per nuove leggi repressive, era come arrivare all'atto finale di una tragica farsa che riduceva l'anarchia alla ruberia.

Parallelamente, la breve stagione del sindacalismo nel quale molti anarchici trovarono un modo nuovo di esprimere le loro energie e la speranza di realizzare alcune delle loro aspirazioni, fu indebolita dalla creazione di un nuovo mito, quello dello sciopero rivoluzionario che, di colpo, avrebbe portato all'instaurazione di un mondo nuovo. Ma il mito, come avviene per tutti i miti, non riuscì a materializzarsi e molti attivisti, o semplici simpatizzanti dell'anarchia, iniziarono a guardare altrove per ispirazione e azione.

La prima guerra mondiale e la rivoluzione russa, spostando l'attenzione ad altri eventi e ad altre concezioni, mostreranno infine molto chiaramente il punto morto raggiunto da un movimento un tempo così ricco di idee e di aspirazioni.

 

L'esaurimento del messaggio  (^)

I primi due decenni del XX secolo sono caratterizzati da una serie di eventi negativi per il movimento anarchico le cui idee non sembrano aver avuto alcun effetto nel prevenire che individui e gruppi prendessero decisioni e direzioni disastrosi. Possiamo indicare due fenomeni principali:

- L'espansione e il consolidamento di stati imperialisti (Inghilterra, Francia, Germania, Russia, Italia) e del loro apparato militare;

- La burocratizzazione del movimento dei lavoratori sotto il controllo di funzionari affamati di potere, appartenenti ai cosiddetti partiti “socialisti” divisi su base nazionale.

Quando Gavrilo Princip uccise a Sarajevo l'Arciduca d'Austria e offrì il pretesto per lo scannamento di popoli noto come prima guerra mondiale, abbiamo la conferma che:

- la violenza politica è inutile se non del tutto controproduttiva soprattutto in presenza di una macchina per uccidere chiamata STATO che userà quegli atti di violenza a suo proprio vantaggio;

- l'individuo è stato rimpiazzato dalle masse che sono diventate solo carne da macello o soldatini di latta, totalmente manipolati e a completa disposizione della voglia di potere dei governanti statali.

Nel 1918 Randolph Bourne dichiarò apertamente che “la guerra è la salvezza degli stati”; egli avrebbe potuto altrettanto giustamente affermare che qualsiasi tipo di violenza e di brutalità costituisce un tonico rinvigorente per gli stati.

La prima guerra mondiale rappresentò un punto di svolta per il movimento anarchico che vide le idee e le azioni delle figure e dei gruppi ancora esistenti, schiacciate e alla fine marginalizzateda due forze potenti che domineranno buona parte del secolo XX:

- Nazionalismo. Nel corso del XIX secolo, mentre l'attenzione di molti era concentrata su movimenti quali l'anarchismo e il socialismo, una corrente di idee molto più potente si stava affermando dopo un lungo periodo di gestazione: il nazionalismo. "Il nazionalismo è una dottrina inventata in Europa all'inizio del diciannovesimo secolo.” (Elie Kedourie, Nationalism, 1960). Al fine di diventare una realtà diffusa dappertutto, presente in tutti gli interstizi della società, questa dottrina aveva bisogno di una entità politica e la trovò nel corso dello stesso secolo con l'invenzione e il consolidamento degli stati nazionali. A quel momento, il nazionalismo (lo statismo nazionale territoriale) unificando le persone che condividevano alcuni tratti comuni (soprattutto il linguaggio) e un mito comune (la democrazia come il legittimo diritto della maggioranza di imporre a tutti la sua volontà) era destinato a diventare l'ideologia di tutti gli stati, non importa quale “ismo” fosse dichiarato e sostenuto (capitalismo, comunismo, fascismo, ecc.). A ciò si aggiunge il militarismo che rappresentava il necessario complemento per imporre la propria marca di nazionalismo all'interno e all'esterno di un certo territorio. Ecco perché possiamo definire il tutto come “nazionalismo da caserma”.

- Comunismo. La Rivoluzione Russa (1917) suscitò e attrasse tutte le speranze che gli anarchici erano stati incapaci di generare nei decenni precedenti. Tuttavia esse tramontarono presto, almeno presso i sinceri anarchici, quando divenne chiaro che un nuovo sistema di oppressione e di sfruttamento stava per sorgere. Nonostante ciò, molti altri credettero e accettarono che la dittatura dello stato fosse solo una breve e necessaria tappa verso un futuro di libertà e di benessere materiale. Ma, il passare del tempo non fece altro che confermare le peggiori paure degli anarchici, molti dei quali morirono nelle prigioni sovietiche. Alcuni di quelli che sopravvissero poterono poi descrivere gli orrori di uno stato in cui la ghigliottina era al lavoro su scala massiccia, per usare le parole di G. P. Maximoff, uno dei migliori storici che hanno raccontato la tragedia del “comunismo da caserma” (The Guillotine at Work. Twenty Years of Terror in Russia, 1940).

Alla fine della grande guerra e della sua follia nazionalistica e dopo l'installazione dello stato comunista in Russia, il messaggio anarchico apparve sommerso e messo sotto silenzio da due altri punti all'ordine del giorno:

- la Dottrina Wilson, sostenuta dal presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson, che ha reso lo stato nazionale la forma politica necessaria per organizzare la società;

- la Pratica Lenin, che ha reso lo stato totalitario la forma rivoluzionaria necessaria per organizzare la società.

Questi erano entrambi segnali e fatti potenti del fallimento del messaggio anarchico di coinvolgere le persone e della sua crescente irrilevanza in una epoca di società di massa. Perciò, proprio quando una organizzazione sociale libera e volontaria (cioè, l' anarchia) sarebbe stata estremamente necessaria per evitare i futuri disastri (la seconda guerra mondiale, il genocidio degli ebrei, il Gulag russo, ecc.), l'anarchia era praticamente scomparsa dalla scena.

Alla fine, si raggiunse uno stadio in cui possiamo affermare che l'anarchia, come movimento internazionale attivo, fu cancellato dalla storia e rimasero solo alcune figure (ad es. Max Nettlau, Errico Malatesta), come fantasmi isolati che cercavano di mantenere in vita l'eredità storica e il messaggio, nella speranza di una futura ripresa.

 

La cancellazione dalla storia  (^)

Il XX secolo può essere caratterizzato come l'età delle masse guidate da capi di partito intenti a inventare miti affascinanti basati su menzogne colossali. Data questa realtà, non vi era né spazio né possibilità di espressione per individui liberi e indipendenti che ragionassero con la propria testa e per un movimento che facesse affidamento su di loro.

Per questo motivo, tra la fine del secolo XIX e i primi decenni del secolo XX assistiamo alla cancellazione dalla storia del movimento anarchico. Ciò è principalmente il risultato di tre fatti:

- La persecuzione degli individui. La propaganda attraverso azioni violente che portò all'uccisione di persone comuni oltre che di capi di stato (Sadi Carnot nel 1894 in Francia e William McKinley nel 1901 negli Stati Uniti per mano di un presunto anarchico), primi ministri (Antonio Canovas nel 1897 in Spagna) e teste coronate (Elisabetta di Baviera nel 1898 in Svizzera, Umberto I nel 1900 in Italia) produsse una vasta repressione da parte dei governi, che poté contare su una crescente avversione popolare all'uso di tali metodi per smantellare il potere statale. Nella realtà dei fatti, l'uccisione di figure statali ebbe generalmente l'effetto opposto , di compattare molte persone dietro il governo e il re. Per cui, lo stato trovò nella violenza commessa da taluni “anarchici” un pretesto altamente convincente per attaccare e perseguitare l'intero movimento, anche coloro che non erano affatto favorevoli all'uso di tali metodi. Anarchici furono allora processati (ad esempio, Louise Michel, Jean Grave, ecc.), imprigionati (ad esempio, Mikhail Bakunin, Piotr Kropotkin, E. Armand, ecc.), espulsi da vari paesi e costretti a diventare esuli di terra in terra (ad esempio, Errico Malatesta, Pietro Gori, ecc.). In altre parole, furono soggetti ad ogni sorta di oppressione e di persecuzione e questo solo a causa della loro incessante aspirazione alla libertà.

- La perdita di attivisti. In Francia, la disillusione riguardo all'uso della violenza portò molti a impegnarsi nel sindacalismo rivoluzionario e, per alcuni di loro, questo divenne il primo passo verso la partecipazione nella lotta politica ed elettorale. In Italia una figura di primo piano come Andrea Costa già nel 1879 aveva abbandonato l'anarchismo e, dopo aver dato la sua adesione al socialismo, era stato eletto al Parlamento nel 1882 e aveva preso parte alla fondazione del Partito Italiano dei Lavoratori (Genova, 1892) che quattro anni più tardi assunse il nome di Partito Socialista Italiano. Negli Stati Uniti vi è il caso di Victor Yarros, una delle voci più famose dell'anarchismo individualista negli ultimi decenni del XIX secolo, che successivamente divenne un sostenitore del New Deal e dello stato interventista e regolatore. La prima guerra mondiale può essere considerata come il punto di svolta allorché molti sindacalisti rivoluzionari si spostarono verso il fascismo e il nazional socialismo trovando in tali movimenti una valvola di sfogo per le loro ambizioni di azione e di potere. E così anche simpatizzanti o potenziali sostenitori del movimento anarchico abbandonarono l'anti-militarismo e abbracciarono il nazionalismo o si sentirono attratti da partiti (socialista, comunista, fascista) per il quali lo stato era un attore politico estremamente importante.

- L'appropriazione di idee. L'abbandono del campo anarchico ha significato anche che alcune idee e simboli furono appropriati da altri movimenti per le loro azioni politiche. Ad esempio, l'idea dello “sciopero generale” verrà assunta dai capi del fascismo per fini totalmente diversi ( il dominio totalizzante dello stato). La “marcia su Roma” da parte dei fascisti fu, in un certo modo, la messa in atto di uno sciopero generale che mirava a sostituire il vecchio potere con un nuovo ordine di cose. Il fascismo si appropriò anche della bandiera nera che era stata, fino ad allora, il simbolo dell'anarchia. In sostanza, i nuovi poteri emergenti del comunismo, fascismo e nazional socialismo presero dal movimento anarchico alcune parole e simboli rivoluzionari, li trasformarono in espressioni vuote di contenuto,e, attraverso un appropriato gioco di prestigio, procedettero a rafforzare lo stato fino a livelli mai visti.

In nessun luogo la fine del movimento anarchico risultò più evidente che nel paese della Rivoluzione "Socialista", l'Unione Sovietica. Alcuni mesi dopo lo scoppio della rivoluzione, gli anarchic erano già perseguitati politicamente e fisicamente. Trotskij li definì “banditi”. Sotto Lenin il movimento anarchico fu messo al bando e gli attivisti anarchici furono cacciati in prigione o messi a morte. Persino Nestor Machno, l'anarchico ucraino che combatté le forze tedesche e austriache con l'approvazione dei bolscevichi, fu alla fine liquidato quando fu ritenuto non più utile. Nel giro di alcuni anni, il nuovo potere comunista riuscì ad eliminare il movimento anarchico dal suolo russo.

Negli Stati Uniti, gli anarchici furono coinvolti e attaccati ogni qualvolta era necessario reprimere scioperi come nella famosa rivolta di Haymarket (1886) quando qualcuno gettò una bomba alla fine di una dimostrazione , e la polizia rispose aprendo il fuoco e uccidendo varie persone, tra cui alcuni poliziotti. Gli anarchici furono accusati del fatto e quattro di loro furono giustiziati, anche se nessuno di questi aveva lanciato la bomba, un fatto riconosciuto anche dal pubblico ministero. Nel famoso processo che portò alla esecuzione (1927) di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, in cui Vanzetti era quasi certamente innocente del crimine che gli veniva attribuito (l'uccisione di due persone durante una rapina a mano armata), gli anarchici furono di nuovo utilizzati come pretesto per un rafforzamento del potere dello stato.

L'ultima scintilla dell'anarchismo si ebbe nella guerra civile spagnola (1936-1939) quando combattenti provenienti dall'Europa e dall'America si unirono per lottare contro la reazione. L'esperienza spagnola condensa in sé il meglio e il peggio della storia dell'anarchia, della sua debolezza, dei suoi eccessi, della sua nobiltà e tragedia finale. Durante la guerra, si stima che mezzo milione di persone furono uccise e non sempre per mano della parte avversa. Gli anarchici furono responsabili di massacri contro il clero cattolico (7000 sacerdoti furono uccisi da attivisti repubblicani e anarchici), contro i proprietari terrieri e contro gli imprenditori. A loro volta gli anarchici soffrirono anche per mano dei comunisti che si riteneva combattessero con loro per la libertà e l'emancipazione. L'anarchico Camillo Berneri, ad esempio, fu ucciso da una squadraccia comunista a Barcellona durante le tragiche Giornate di Maggio del 1937.

La decadenza e l'insignificanza in cui venne a trovarsi il movimento anarchico è rappresentato molto chiaramente dalla figura di Max Nettlau, il massimo storico del movimento anarchico, che passò i suoi ultimi anni di vita in una Amsterdam occupata dai nazisti mentre, sconosciuto e indisturbato, lavorava a catalogare il suo Archivio Anarchico, una figura isolata, vestigia di un grande movimento che aspirava a un ordine volontario e a esseri umani liberi, in un mondo marcato da profondo disordine e da individui assoggettati.

 

L'impossibile compito dell'anarchismo  (^)

La caduta dell'anarchismo nel dimenticatoio ed anche, per certi aspetti, nel discredito, è dovuta a motivi interni ed esterni.

I motivi interni sono abbastanza ovvi nel fatto che un movimento, aperto a tutti, specialmente a coloro che sono insoddisfatti e furiosi per lo stato di cose corrente, può diventare facilmente il punto di attrazione e il ricettacolo di ogni sorta di gente pronta a commettere ogni sorta di eccessi. Quando atti assurdi e controproducenti furono commessi essi furono poi accettati, implicitamente o apertamente, in quanto la violenza perpetrata era vista come la reazione anarchica alla violenza sofferta. Anche una figura famosa come Bakunin poté cadere sotto l'influsso nefasto di una personalità come Nechayev, un fanatico e un impostore. Questo perché, nella mente di parecchi anarchici, la visione della rivoluzione come un sommovimento violento di tipo cospirativo era profondamente radicata. Ed anche quando altri anarchici si distanziavano da quella visione e dagli atti distruttivi commessi in nome dell'anarchia, questo non era sufficiente data la presenza di uno stato e di una stampa pronti a trovare un utile capro espiatorio a cui attribuire tutta la violenza al fine di giustificare una repressione costante.

Per quanto riguarda i motivi esterni, essi fanno riferimento soprattutto al fatto che, attraverso il dominio dei canali di istruzione e di informazione, lo stato riuscì a presentare gli anarchici non solo come individui disordinati e violenti ma anche come esseri ingenui e insensati. Ad esempio, una critica che era ed è tuttora continuamente rivolta agli anarchici, al fine di rigettarli tutti in un colpo solo, è quella di essere dei sognatori utopisti, che si fanno promotori di una organizzazione sociale che sarebbe possibile solo se la società fosse composta interamente da santi.

Questa distorsione della vera concezione anarchica riguardante la natura umana fa la pari con l'accusa falsa di suscitare e favorire il disordine rivolta a persone le cui idee si svilupparono soprattutto in mezzo alla precisione e all'ordine dei laboratori e delle industrie orologiaie nel Jura svizzero.

In realtà, la concezione dell'essere umano che aveva un anarchico come Kropotkin e che è presente, manifestamente o implicitamente, nel pensiero anarchico, non è né infantilmente ottimista né stupidamente pessimista. Esso poggia su:

- la perfettibilità dell'essere umano attraverso la pratica delle tendenze migliori dell'essere umano quali la socialità, la compassione, l'aiuto reciproco;

- la corruttibilità dell'essere umano attraverso la coltivazione degli aspetti peggiori dell'essere umano quali l'invidia, l'avidità e la concentrazione nelle mani di pochi del fattore sociale più pericoloso, cioè il potere.

In realtà la critica di essere sognatori e infantili può benissimo essere benissimo rispedita la mittente e cioè a coloro che vogliono la presenza di governanti statali per mantenere l'ordine e cancellare la violenza. Gli anarchici, come si è visto, sono parecchio disincantati riguardo alla natura umana. Essi sono consapevoli che qualsiasi concentrazione di potere in qualsiasi individuo può avere effetti corruttori nei riguardi di quell'individuo e dei suoi associati, con conseguenze spaventose per l'ordine e la pace sociale. La storia ha confermato i peggiori timori degli anarchici, con milioni di persone uccise o ferite in guerre promosse e condotte dallo stato, o attraverso l'uso di campi di concentramento, piani di sterminio, purghe, espulsioni di massa e così via. Il numero di persone uccise dai governi, soltanto nel corso del XX secolo, raggiunge, secondo alcuni, la stupefacente cifra di 200 milioni di individui (si veda: R. J. Rummel, Statistics of Democide, http://www.hawaii.edu/powerkills/NOTE5.HTM)

Ecco perché la critica rivolta agli anarchici di essere ingenui perché rifiutano la concentrazione del potere nelle mani dello stato appare pericolosamente insensata. E questo è perfettamente chiaro a coloro che hanno capito che gli anarchici non sono contrari all'ordine ma all'illusione che l'ordine possa emergere dando un potere straordinario ad alcuni e lasciando gli altri in una condizione di impotenza.

Questo è stato espresso molto bene da John Dewey quando ha scritto: “anche il teorico dell'anarchia, la cui filosofia si basa sull'idea che il controllo da parte dello stato o del governo è una terribile calamità, ritiene che con l'abolizione del potere politico dello stato altre forme di controllo sociale inizierebbero ad operare: infatti, la sua opposizione ad una regolamentazione governativa deriva dal fatto di credere che, con l'abolizione dello stato, altri e, secondo lui, più normali modi di controllo diventerebbero operativi" (Experience and Education, 1938)

In altre parole, l'anarchismo non è affatto un sogno utopico ma una proposta pratica che richiede da parte di tutti un minimo di:

- razionalità umana cioè l'abbandono di miti e di illusioni: non accettare in maniera acritica tutto quello che ti viene detto;

- responsabilità personale cioè l'abbandono di comportamenti da parassiti: non vivere alle spalle degli altri, non lasciare che altri paghino per i tuoi errori ;

- reciprocità sociale cioè l'abbandono dell'incoerenza sociale: non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te, do ut des - dare per ricevere.

Tuttavia, in presenza di una società di massa in cui lo stato centrale territoriale era riuscito a dominare e praticamente monopolizzare il processo formativo e i canali di informazione, come già sottolineato in precedenza, il compito degli anarchici di attuare queste finalità di base era, anche per colpa di carenze presenti nel movimento, un compito impossibile.

Ecco perché, al posto della razionalità umana, della responsabilità personale e della reciprocità sociale abbiamo avuto:

- la diffusione di superstizioni e miti (ad esempio la democrazia come il potere del popolo e il parlamento come la voce dei cittadini);

- la distribuzione di risorse materiali in forma corruttrice (ad esempio l'assistenza statale) che mantengono l'individuo in uno stato di dipendenza perpetua;

- la cancellazione di principi morali (ad esempio, la legalità a uso dei governanti statali che sostituisce la moralità intesa come norme universali di civiltà).

Chiaramente, cadere nella fogna dello statismo, coltivando i peggiori aspetti della natura umana come la credulità, l'irresponsabilità e l'immoralità può essere un compito più facile rispetto all'ascendere verso la più ragionevole piattaforma rappresentata dall'anarchia. Nonostante ciò, la natura umana, sebbene flessibile e adattabile a tutto, è anche così ricca di potenzialità e di aspirazioni che si stanca di vivere sempre nella fogna e vuole la libertà di sperimentare qualche cosa di nuovo. Anche dalla fogna noi possiamo vedere le stelle ed ecco perché il processo di emancipazione personale non ha mai fine.

 

Il necessario rinnovamento dell'anarchismo  (^)

Durante quel lungo periodo in cui l'anarchismo era una luce molto tenue e una voce tenuta in vita da individui come E. Armand, Albert Jay Nock, Herbert Read, i principi della libertà furono sostenuti da liberali classici come Ludwig von Mises e Friedrick Hayek che saranno successivamente raggruppati sotto il nome di Scuola Austriaca. Negli Stati Uniti uno di loro, Murray Rothbard, doveva diventare un esponente di primo piano di quello che lui ed altri chiamarono l'anarco-capitalismo, un termine che unisce la libertà di azione economica intrinseca al capitalismo originario con la libertà di azione personale e sociale propria del vero anarchismo.

Rothbard e altri furono coloro che promossero e rinvigorirono ildibattito sul pensiero libertario (un termine, quello di libertario, equivalente ad anarchico ma usato sempre più al posto di anarchico), con scritti di notevole importanza (For a New Liberty, 1972; The Ethics of Liberty, 1982), fondando e animando una rivista estremamente stimolante come il Journal of Libertarian Studies (1977).

Il percorso intellettualer ed esistenziale di Rothbard è indicativo anche della fine delle vecchie divisioni che hanno caratterizzato il movimento anarchico (come quella tra destra e sinistra) che è continuamente ri-proposta solo da persone bloccate nel passato e intente a imporre, con un atteggiamento totalmente anti-anarchico, la loro presunta superiore concezione dell' “anarchia”.

Anarchici o Libertari riemersero quindi nel corso degli anni '60 e possono essere individuati mentre offrono il loro contributo di idee e attivisti in una serie di movimenti quali:

Il movimento per i diritti civili. Durante gli anni cinquanta emerse negli Stati Uniti un movimento a favore della emancipazione dei neri d'America con l'obiettivo di promuovere i loro diritti civili contro qualsiasi discriminazione. Anche se ciò che motivava e animava i partecipanti a quel movimento era l'affermazione della dignità umana senza che fosse presente alcuna connotazione ideologica specifica, la lotta contro l'ingiustizia del potere (segregazione, persecuzione, violenza) aveva una visione libertaria. Questo sarà ancor più evidente in altri movimenti che hanno caratterizzato gli anni '60 in varie parti del mondo.

Il movimento studentesco. Alcuni di coloro, come Mario Savio, che parteciparono alla marcia per i diritti civili in Mississippi, si ritrovarono poi anche all'Università di California, Berkley, fondando il Movimento per la Libertà di Parola (the Free Speech Movement) attraverso il quale gli studenti pretesero di avere voce nelle decisioni concernenti la loro educazione. In Europa, la rivolta del Maggio '68 a Parigi, con la sua atmosfera e le sue frasi libertarie (Il est interdit d'interdire! Proibito proibire! - L'imagination prend le pouvoir! L'Immaginazione al potere!) mostrò, almeno per un breve spazio di tempo, che l'anarchismo era una concezione viva e affascinante. Tuttavia, coloro che ne furono attratti, non furono poi capaci di sostenerla in vista di una strategia di lungo periodo. Per cui, quando i leaders dei partiti burocratici si riunirono e ottennero dal potere concessioni monetarie, i lavoratori ritirarono il loro sostegno e la protesta finì per esaurirsi.

Il movimento contro la guerra in Vietnam. Un altro movimento che ha incarnato temi classici dell'anarchismo quali la lotta almilitarismo e all'imperialismo è stato quello contro la guerra in Vietnnam. Sfortunatamente essa divenne ben presto una lotta tra due campi (pseudo-comunismo e pseudo-capitalismo) per cui l'aspetto libertario evaporò a favore di un dichiarare simpatie e adesioni all'uno o all'altro campo. Questò rappresentò la fine dell'aspetto libertario del movimento. Gli anarchici presero parte allora ad altri movimenti in cui il libertarianismo doveva diventare una forte componente.

Il movimento femminista. Il movimento di liberazione della donna (Women's liberation movement) degli anni sessanta continuò la lotta per l'emancipazione e l'uguaglianza di diritti per le donne che era iniziata nel XIX secolo ed era continuata nel XX secolo con il contributo di figure anarchiche quali Voltairine de Cleyre e Emma Goldman. Il movimento femminista, mettendo in questione anche le relazioni autoritarie esistenti all'interno di gruppi che si dichiaravano progressisti o addirittura libertari, ha avuto un effetto di scossone salutare per molti e può essere quindi visto come davvero anarchico nelle sue tendenze e finalità, anche se non nelle sue dichiarazioni.

Il movimento ecologico e comunitario. Il movimento che meglio ha riassunto ed espresso la visione e la pratica anarchica è stato quello che ha promosso ogni sorta di tecnologie e di stili di vita alternativi. L'ispirazione e le manifestazioni di questo movimento possono essere trovati negli scritti di autori come Murray Bookching, Ivan Illich, Colin Ward e di quelli che hanno gravitato intorno a due famose Riviste e Progetti: la Whole Earth Review con i vari Whole Earth Catalogs, 1968-1994 (Steward Brand, Kevin Kelly, Howard Rheingold e molti altri) and Undercurrents con il Radical Technology Catalogue, 1976 (Godfrey Boyle, Peter Harper e molti altri). Anche l'Alternative Technology Centre fondato in Wales nel 1973 può essere associato alla stessa visione.

Nella maggior parte dei casi, molti dei partecipanti in questi movimenti non erano consapevoli che le radici di quello per cui si stavano impegnando si trovavano in pensatori e attivisti anarchici del passato: ma questo non è un segno di debolezza ma di forza delle idee anarchiche perché significa che la loro validità va molto oltre la sfera da cui hanno preso avvio.

La riapparizione dell'anarchismo dopo il suo abbandono e quasi scomparsa da parte di molti è dunque una prova del valore perenne sia delle sue aspirazioni che della ricca varietà delle sue posizioni.

 

Il valore permanente dell'anarchismo  (^)

Il riemergere dell'anarchismo è dovuto alla presenza, in tale concezione, di alcuni aspetti che sono validi in tutti i tempi e che sono, in particolare, atti ad essere posti in essere nell'epoca attuale in cui le tecnologie della comunicazione e della produzione sono estremamente avanzate.

Infatti, più elevato è il livello di sviluppo di individui e comunità, più essi sono maturi per l'autogoverno, cioè l'anarchia. Questo non è nulla di nuovo in quanto possiamo trovare questa considerazione già espressa da Thomas Paine quando scrisse: “Quanto più elevata è la civiltà, tanto meno vi è spazio per un governo, in quanto una società civilizzata regola da sé i suoi propri affari, e si autogoverna.” (Rights of Man, 1872)

Nell'attuale epoca storica, il collasso dell'Unione Sovietica (lo stato centrale collettivista) e la grave crisi in cui si trovano gli Stati Uniti d'America (lo stato corporativo burocratico) sono segnali forti che ci richiamano al fatto che le società non sono qualcosa che può essere padroneggiato e guidato da un gruppo onnipotente e onnisciente. E questo per il semplice motivo che:

- non esiste nessuna élite dotata di conoscenze universali a cui obbedire in quanto esperti disinteressati e illuminati;

- non esiste nessun blocco uniforme di persone chiamato società che va guidato come un gregge passivo di pecore.

Inoltre, se queste cose sono state possibili in una certa misura, fino ad oggi, attraverso l'invenzione e l'uso di ideologie che hanno avuto effetti di omogenizzazione per molti (ad es. il nazionalismo, il comunismo) e di apparati che hanno avuto effetti di assoggettamento per tutti (l'esercito, la polizia, l'istruzione di stato, i mezzi di comunicazione al servizio dello stato, ecc.), al giorno d'oggi questo non è più possibile data l'esistenza di una varietà di canali di comunicazione e azione personali.

La società post-industriale è basata su

- automazione: la liberazione di molti produttori dai compiti alienanti e faticosi con effetti potenziali notevoli per tutti coloro che vogliono una vita meno avvilente e più ricca di significato;

- cibernetica: la moltiplicazione degli effetti di feed-back e feed-forward da parte di tutti i partecipanti nel complesso sociale e non solo degli strati dominanti;

- comunicazione: la diffusione istantanea dell'informazione in cui ogni individuo è un potenziale centro di produzione e di ricezione a scala globale.

Tutto ciò sta rendendo possibile l'acquisizione di potere e stimolando il desiderio di auto-realizazione di così tanti individui, anche in comunità non estremamente avanzate dal punto di vista tecnologico, che mantenerli quieti e obbedienti a un potere centrale è una illusione che appartiene al passato.

Per molti versi la società post-industriale rende possibile attuare esigenze e aspirazioni del movimento anarchico trasformandole in possibilità tecnologiche del tutto normali e in scelte personali quotidiane, prive di riferimenti specifici a una qualsiasi piattaforma rivoluzionaria del passato. Possibilità rivoluzionarie diventano quindi banale realtà comune. Questo può essere visto ad esempio nella diffusione dei seguenti aspetti:

- L'azione diretta: la presenza di mediatori e di passaggi intermedi cede il posto all'intervento diretto in molte sfere della produzione di beni e dell'utilizzo di servizi, in modo tale che l'individuo può assumere un controllo diretto, come sostenuto dagli anarchici, di come e quando prendere le sue decisioni e attuare le sue scelte.

- Le dimensioni appropriate: il gigantismo del passato cede il posto a dimensioni notevolmente ridotte (miniaturizzazione) e ad una scala più umana (fisicamente e socialmente). Questo va nella direzione di laboratori di produzione,industrie domestiche e piccole comunità libere come sostenuto da alcuni anarchici, in particolare Kropotkin.

- L'ordine spontaneo: la complessità delle relazioni sociali e delle reti sociali rende non solo impossibile ma anche assurda l'idea di un ordine imposto dall'alto e ripropone la concezione di un ordine spontaneo che sorge da una miriade di aggiustamenti reciproci piccoli e continui, di natura personale e sociale. E ciò rappresenta la vera essenza dell'anarchia.

Il simbolo dell'Anarchia è una A iscritta in un cerchio che rappresenta la lettera O che sta per Ordine. Questo è il messaggio ricorrente di tutti i veri anarchici da Anselme Bellegarrigue ai giorni nostri: Anarchia è Ordine, e potremmo aggiungere, ordine spontaneo e volontario sulla base del principio di non aggressione.

Talvolta questo messaggio non ha fatto breccia nemmeno nellee menti di alcuni che si proclamano anarchici, che hanno preso la ricca varietà di posizioni che caratterizzano il movimento e l'assenza di divieti come un pretesto per introdurre aspetti e fatti del tutto sgradevoli e farli passare per anarchia.

Vediamo quindi le varie posizioni espresse dal movimento anarchico, il loro significato e valore, e che cosa se ne può ricavare se esse sono tutte accettate come facenti parte dell'anarchismo.

 

Le varie posizioni dell'anarchismo  (^)

La libertà che caratterizza l'anarchia come mezzo e come fine, ha permesso l'emergere di varie posizioni e di varie pratiche, che mettono in rilievo un certo aspetto o un altro, in base alle scelte di valore effettuate da ogni individuo, in una maniera libera e volontaria.

La varietà di posizioni può forse essere sintetizzata sotto tre denominazioni principali:

Anarco-comunismo. Nella prima fase dell'anarchismo, la differenza tra anarchici e socialisti riguardava solo i mezzi e i metodi per conseguire la libertà e l'uguaglianza (cioè, la fine delle restrizioni e dei privilegi prodotti dallo stato). Per questo essi erano praticamente tutti socialisti nel senso che erano a favore della proprietà in comune dei mezzi di produzione. Tuttavia, alcuni di essi, come Bakunin, non utilizzarono il termine comunismo in quanto corrotto dall'idea della necessità, anche se temporanea, di una centralizzazione statale (come sostenuta da Marx almeno per un certo periodo) e preferirono il termine collettivismo. Il collettivismo di Bakunin è una forma volontaria di produzione in comune in cui ognuno riceve in base al suo contributo lavorativo all'attività del gruppo. Altri, come Proudhon, impiegarono il termine mutualismo a significare un associarsi al fine di una produzione in comune e di una assistenza reciproca. Kropotkin ritenne l'espressione “comunismo anarchico” appropriata a raffigurare le sue idee sull'organizzazione sociale. In ogni caso, anche quando venne usato il termine “comunismo”, si è sempre fatto riferimento all'accettazione volontaria di una produzione e di uno scambio di tipo comunitario, senza una autorità centrale incaricata di sovraintendere alla produzione e alla distribuzione. L'aspirazione ad un comunismo volontario anti-autoritario si basava anche sul convincimento che la tecnologia richiedesse una forma di produzione socializzata e che il progresso scientifico avrebbe accresciuto enormemente la quantità di beni prodotti di modo che ognuno poteva ottenere, dalle riserve in comune, quanto fosse necessario per una vita soddisfacente dal punto di vista economico. Anche se alcune aspettative sono risultate troppo ottimistiche essendo talune risorse limitate, l'idea di base degli anarco-comunisti ha successo ed è del tutto praticabile, ad esempio, nell'ambito dell'informazione e della comunicazione. La Scienza, come sottolineato da Karl Merton (The Sociology of Science, 1973), ha un carattere comunistico e la libera condivisione dell'informazione attraverso la rete mondiale (il World Wide Web) ha le caratteristiche e le finalità che taluni anarco-comunisti avevano in mente nel passato.

Anarco-individualismo. Con il prevalere, soprattutto durante la prima metà del secolo XX, del totalitarismo in tutte le sue forme (comunismo di stato, fascismo, nazional socialismo) la corrente dell'anarchismo che svolse un ruolo significativo, se non di resistenza certo di testimonianza del valore dell'idea, fu quella che attraversa l'intera storia dell'anarchia, da Max Stirner ai giorni nostri, e cioè l'anarco-individualismo.

All'interno di questa qualifica troviamo tutti coloro che sono contro ogni sorta di imposizioni nei confronti dell'individuo riguardante le sue scelte e faccende personali, commesse non solo dallo stato, ma anche da chicchessia in nome della società, della religione, del progresso, della scienza, o di altri, più o meno attraenti prestesti. Uno degli anarchici individualisti più coerenti è stato E. Armand le cui attività e scritti coprono alcuni decenni. In questa concezione possiamo anche includere una figura come David Thoreau che non si qualificò mai espressamente come anarchico ma agì in una maniera che espresse gli aspetti e le motivazioni migliori dell'anarchismo individuale. Anche l'anarchismo di ispirazione religiosa di Tolstoj e di altri come Dorothy Day, può essere messo all'interno dell'anarco-individualismo a causa dell'importanza notevole assegnata alla persona umana.

Anarcho-capitalismo. I terribili misfatti associati al termine comunismo e la volontà di recuperare lo spirito riginario di libero commercio e di libera impresa possono essere ritenuti la causa della perdita di favore dell'anarco-comunismo e dell'ascesa di una corrente di idee e di pratiche che Murray Rothbard chiamò anarco-capitalismo. La convinzione centrale di Rothbard e altri è che lo stato è una istituzione monopolistica illegittima di cui dobbiamo sbarazzarci anche per quanto riguarda la protezione e la difesa personali. Tutto può essere attuato attraverso contratti personali e organizzazioni volontarie. Questa posizione fu espressa per la prima volta da liberali classici come Gustave de Molinari (La production de securité, 1849) ed estesa da Paul Emile de Puydt (Panarchie, 1860) fino ad includere governi in concorrenza tra di loro come imprese commerciali che competono per acquisire e soddisfare clienti, sul modello socio-economico del laisser-faire laisser-passer. L'anarco-capitalismo, ponendo l'accento sul volontarismo e sul superamento dei monopoli di gni tipo (innanzitutto il monopolio territoriale dello stato) fa chiaramente parte dell'anarchismo se solo superiamo i preconcetti sciocchi come quelli di destra e sinistra (con l'anarchismo puro collocato a sinistra mentre l'anarco-capitalismo si situerebbe a destra) e opposizioni fasulle come quella tra proprietà pubblica e proprietà privata (l'anarchismo essendo ritenuto un movimento a favore di una non ben specificata proprietà pubblica mentre l'anarco-capitalismo sarebbe a favore di una cosiddetta proprietà privata, pubblico e privato essendo entrambe categorie inventate dallo stato).

 

La varietà di posizioni può essere vista come una qualità dell'anarchismo nel senso che include e accetta tutte le molteplici forme di organizzazione personale e sociale, ognuna scelta liberamente e volontariamente da suoi sostenitori teorici e pratici. Eppure, gli pseudo-anarchici che hanno assorbito profondamente la visione del mondo unidimensionale e mono-culturale propria dello statismo, sono a disagio con la varietà ed hanno cercato sempre di imporre la loro formula di “anarchismo” (di solito l'anarco-comunismo nel passato e forse l'anarco-capitalismo nel futuro) del tutto dimentichi e ignari del fatto che il solo “ismo” che dovrebbe essere favorito e praticato da tutti è il volontarismo.

Per questo motivo, a quelle elencate in precedenza, può essere aggiunta una ulteriore posizione che va sotto il nome di

Anarchismo senza aggettivi. Questa espressione fu introdotta da Fernando Tarrida del Marmol nel 1889 in Barcellona come un modo per superare la divisione tra anarchici comunisti e anarchici collettivisti e favorire un approccio più aperto e inclusivo. Questa posizione fu ribadita da Voltairine de Cleyre nel suo saggio Anarchism (1901) in cui l'autrice dichiara che “Anarchismo significa libertà dell'anima come del corpo, - in ogni aspirazione, in ogni crescita.” E da ciò ne consegue che “Ognuno scelga quel metodo che esprime meglio il proprio essere, e non condanni nessuno qualora egli esprima il suo essere in maniera differente”. Questa posizione di accettazione di forme differenti di organizzazione sociale può essere trovata anche negli scritti di Max Nettlau, in particolare nel saggio "Quelques idées fausses sur l'Anarchisme" (1905). Essa è stata ribadita da Karl Hess in un famoso articolo il cui titolo non potrebbe essere più esplicito: Anarchism without Hyphens [Anarchismo senza aggettivi] (1980)

Eppure, anche ai giorni nostri, la convinzione che ci sono posizioni anarchiche che sono più anarchiche di altre e che queste devono essere sostenute (se non imposte) a scapito di tutte le altre che sono o non anarchiche o non sufficientemente anarchiche, è qualcosa che non pare sia scomparso.

Forse, se le cose rimangono invariate, l'opzione migliore è quella di abbandonare l'uso formale di tutti gli “ismi” prodotti in passato (anarchismo incluso) salvando al tempo stesso i messaggi e i valori fondamentali e perenni che sono presenti (soprattutto nell'anarchismo).

È allora giunto il tempo di porre ancor più l'accento sul volontarismo e sul pluralismo e di andare oltre l'opposizione anarchismo/antianarchismo.

Vediamo come. 

 

Oltre l'anarchismo e l'antianarchismo  (^)

Andare oltre l'anarchismo e l'antianarchismo significa lasciarsi alle spalle la inettitudini, le ingenuità o le pure e semplici idiozie di alcuni anarchici o pretesi anarchici, passati e presenti, e ridare vigore al nucleo perenne della concezione e delle pratiche dell'anarchia.

Il modo migliore per fare ciò è di integrare la visione e lo spirito anarchico con l'atteggiamento e l'approccio scientifico di modo che, alla fine, non stiamo operando per conseguire obiettivi (l'attuazione dell'anarchia) propri di uno specifico gruppo di persone, ma per un quadro generale (la libertà di vivere la propria vita) che è accettabile per tutti in quanto è il pre-requisito per diventare esseri umani (presenza di scelte assunte responsabilmente) e la premessa ascientifica per l'esistenza di un società umana (assenza di oppressione che genera scontri).

Tuttavia, per fare ciò, dobbiamo prima di tutto eliminare due patologie che sono profondamente radicate in talune menti (sia di “anarchici” che di “antianarchici”):

- la patologia della missione: l'idea che la missione dei rivoluzionari sia quella di cambiare il mondo con una soluzione totale e una volta per tutte;

- la patologia del missionario: l'idea che esistano missionari (il proletariato, il partito, la sinistra, gli imprenditori, gli scienziati, ecc.) che sono il motore di questa catarsi totale.

Missioni e missionari dovrebbero essere sostituiti da:

- persone ragionevoli: il protagonista della liberazione personale è ogni singolo essere umano dotato di razionalità e di volontà;

- progetti pratici: la strada verso la liberazione personale consiste nel dar vita ad iniziative autonome fruttuose e a progetti che liberano le energie produttive e creative.

Un processo di liberazione, qualunque sia il retroterra di idee che lo ispira, dovrebbe fondarsi sul principio di base che è comune sia alla scienza che alla morale, e cioè la coerenza. Nello specifico, la coerenza richiesta è quella tra:

- Fini e mezzi. Se il potere autoritario si basa sulla violenza, gli antiautoritari non possono usare la violenza come parte costituente della loro strategia a meno che non vogliano replicare gli aspetti peggiori del potere che vogliono abolire. In altre parole, mezzi autoritari non possono essere impiegati per fini libertari.

- Idee e azioni. Se il potere autoritario si basa su parole altisonanti vuote di contenuto (la democrazia, la sovranità popolare, l'interesse pubblico, ecc.) la persona antiautoritaria esprime attraverso progetti molto pratici e azioni di auto-liberazione le sue idee libertarie.

- Unità e varietà. Se il potere autoritario si basa sulla massificazione (uniformità) e sullo scontro (antagonismo), la persona antiautoritaria è a favore dell'armonizzazione (unità) delle differenze (varietà) e per l'essere umano polivalente e multi-dimensionale.

Queste tre espressioni della coerenza sono indispensabili sia nella pratica scientifica che nel processo di liberazione, questo perché la liberazione è una attività scientifica che va al di là di qualsiasi specifica ideologia o etichetta (di tipo politico, economico o altro) ad esso attaccata.

Ora più che mai il compito consiste nel far progredire la scienza perché, così facendo, facciamo avanzare il processo di liberazione. Ma la scienza non è o non è soltanto, come pensano molti, l'attività in cui sono occupati, in laboratori, individui in camice bianco, pagati per produrre idee e scoperte che noi tutti poi accetteremo e utilizzeremo. Questa idea giornalistica della scienza non è mai stata del tutto veritiera e non lo è affatto al giorno d'oggi in cui idee e prodotti geniali sono il prodotto di individui che sperimentano nel loro garage o nella loro stanza all'università.

La scienza, come l'arte, sono attività comuni ad ogni singolo individuo che ha voglia di sperimentare ed esprimere nuove idee. Per questo motivo la vita è un impegno di tipo scientifico ed artistico o, detto con altre parole, è fatta di molti esperimenti ed espressioni scientifiche ed artistiche. Quando questo semplice fatto sarà accettato nella vita quotidiana e quando esperimenti sociali ed espressioni artistiche saranno parte integrante dell'esistenza degli individui e delle comunità, allora il termine anarchismo scomparirà perché, senza saperlo, tutti staremo praticando l'anarchia.

Il 1 Maggio 1919, l'anarchico pacifista Gustav Landauer fu arrestato da uomini al comando di Gustav Noske, ministro della difesa dello stato tedesco e membro del partito socialdemocratico tedesco (SPD). Il giorno dopo, nella prigione di Stadelhein a Monaco di Baviera, egli fu ucciso nella maniera più atroce, sfondandogli il cranio con il calcio dei fucili. Il suo crimine più grande era quello di aver fornito a tutti gli esseri pensanti una delle migliori analisi di cos'è lo stato, cioè di quella entità che ha soppresso la libertà e a distrutto lo spirito umano; e inoltre di aver fatto capire cosa andrebbe compiuto per liberarsene. In Weak Statesmen, Weaker People! (1910), Landauer scrisse che lo stato non è qualcosa che si può fare a pezzi al fine di distruggerlo. “Lo stato è una relazione sociale, un certo modo di relazionarsi tra essere umani. Può essere distrutto dando vita a nuove relazioni sociali, vale a dire relazionandosi l'un l'altro in maniera differente.”

E produrre relazioni nuove e soddisfacenti, di tipo personale e sociale, tra individui liberi e comunità volontarie, è il compito perenne di tutti gli esseri umani, al di là dell'anarchismo e dell'antianarchismo.

 


 

Riferimenti (^)

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