Gian Piero de Bellis

Feudalesimo? No Grazie!

(Agosto 2017)

 


 

L’essere umano, non affetto da malattie debilitanti o patologie gravi, è un organismo proteso verso il futuro. La ricerca della felicità, come sottolineato dagli estensori della Dichiarazione di Indipendenza Americana, è una sfida che anima le persone giorno dopo giorno, con più o meno successo. A meno che…
A meno di non diventare degli esseri amorfi, privi di qualsiasi vitalità ed interesse, timorosi di quello che il futuro potrebbe riservarci. In sostanza, un morto vivente, cioè un morto nel presente e nel futuro, vivente solo nel passato.

Riguardo al passato, va comunque precisato che:

a) non si vuole affatto sostenere che il passato non conti e abbia importanza solo il futuro. Il passato conta, eccome, perché è solo sulla base di una conoscenza del passato che possiamo costruire un futuro in cui la ricerca della felicità abbia maggiore possibilità di successo. Come ben messo in luce da George Santayana, filosofo e umanista, « Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo » intendendo dire che l'ignoranza degli errori del passato non permette di progredire verso il futuro.
b) non si vogliono affatto condannare le persone che vivono nel passato e di passato, ma solo esigere e fare in modo che tali persone non blocchino, con le loro paure, la strada a coloro che vogliono sperimentare il nuovo e il diverso nella loro vita e nelle comunità a cui si vogliono liberamente associare.

Il futuro infatti è caratterizzato da:
- novità: nuove scoperte, invenzioni, relazioni, ecc.
- varietà: differenti sensazioni, esperienze, attività, ecc.

Accade spesso che i potenti che dominano la realtà attuale e i paurosi che hanno timore della realtà futura si aiutino l’un l’altro e si coalizzino, facendo in modo che persone piene di vitalità, che avrebbero tutto da guadagnare da una trasformazione radicale della loro vita, siano frenate e vincolate nella loro ricerca della felicità. I potenti e i paurosi infatti non vogliono alcun cambiamento, o addirittura, desiderano che si ritorni ad un certo passato o trapassato remoto.
Di solito costoro coprono il loro bisogno di immobilismo con pretesti ideologici di vario tipo. Le ideologie stesse, essendo costruzioni fisse composte, per la maggior parte, di idee del passato coperte solo da una sottile patina di princìpi sempre attuali (libertà, equità), sono strumenti formidabili di conservazione.
E mentre c’è da rallegrarsi quando lo spirito di conservazione si indirizza al mantenimento del bello, del sano, del giusto, del benefico, ecc. ecc. preoccupante e malsano è il caso in cui le ideologie sono utilizzate come strumenti di conservazione di quanto c’è di più meschino, osceno, ingiusto, degradante ci sia al mondo (il razzismo, il nazionalismo, il settarismo, il padronalismo, ecc.).

Dal momento che il dominio nel presente e la paura del futuro sono il filo rosso che unisce tutte le ideologie politiche ed economiche, sarebbe appropriato che, a tutti gli “ismi” che si confrontano come prodotti distinti e alternativi, si assegnasse una semplice etichetta chiarificatrice: passatismi.

Facciamo alcuni esempi:

- gli ideologi del capitalismo: il momento di gloria del capitalismo è stato durante la Rivoluzione Industriale quando l’Inghilterra era diventata l’officina del mondo. Questa situazione, del tutto particolare, è rimpianta, dai sostenitori del capitalismo, come una età dell’oro; essi però non tengono conto non solo della sua eccezionalità (successiva diffusione dell’industria in altri paesi) ma anche dei drammi sociali e personali ad essa associati (lunghe ore di lavoro, affollamento in quartieri insalubri, sfruttamento di donne e bambini nelle fabbriche, ecc.). Quanto al celebrato capitalismo americano delle origini, esso mostrava fin dall'inizio evidenti segni di collusione tra politicanti statali e finanzieri-imprenditori alla ricerca di privilegi e fondi. Il tanfo che emanava dal marciume della loro corruzione è stato coperto dalle energie dei nuovi venuti che, con la loro operosità, hanno, essi sì, contribuito enormemente allo sviluppo economico americano.

- gli ideologi del comunismo: il momento di gloria del comunismo è stato durante la Rivoluzione Russa, quando, con la parola d’ordine di “tutto il potere ai Soviet”, Lenin si è impadronito dello stato. Poi è venuto Stalin, il piccolo padre della patria. Il ricordo di queste figure ancora inumidisce gli occhi dei (pochi) comunisti superstiti. Nulla chiaramente viene detto delle purghe, dei massacri e dell’arbitrio assoluti che hanno fiaccato un intero popolo. Ancora adesso il comunismo è identificato, da sostenitori e oppositori, con il controllo statale su tutto e su tutti, una visione talmente passatista che solo persone prive di qualsiasi senso critico e senso della realtà possono ancora sostenere. Eppure di tali persone che vivono nel tra-passato con una spruzzata di passato recente, ce ne sono ancora tante.

- gli ideologi dell’anarchismo: il momento di gloria dell’anarchismo è stata la Rivoluzione Spagnola. Personaggi onesti e di tutto rilievo, come Camillo Berneri e George Orwell, si unirono alle Brigate Internazionali per la libertà e la giustizia nei campi, nelle fabbriche e nelle città. È sorto quindi il mito di una Rivoluzione che avrebbe dato vita ad una nuova era. La realtà è stata un po’ diversa. Infatti, anche nel campo di molti presunti liberatori ci sono stati eccidi e scontri (lo stesso Berneri finirà fucilato dai comunisti). E parecchie sono state le uccisioni di persone indifese anche da parte di anarchici, con distruzioni di chiese e conventi, segno di una furia scomposta e di una inutile rabbia che nulla avevano di rivoluzionario e di costruttivo di una nuova società. Dopo di ciò il movimento anarchico non si è distinto per molto d’altro, per cui il mito di quel lontano passato permane tuttora.

Che cosa unisce tutti questi avvenimenti storici e questi rimpianti del passato?
Non è forse la voglia di controllo su un certo territorio (piccolo o grande) all’interno del quale alcuni l’hanno fatta da padroni: i capitalisti che dominavano i proletari nell’Inghilterra industriale; i comunisti bolscevichi che spadroneggiavano su tutte le altre correnti nella Russia leninista; gli anarchici che cercavano (senza successo) di far prevalere le loro idee su tutte le altre fedi religiose e politiche nelle zone da essi occupate.
In sostanza, se volessimo dare un nome a tutti questi passatismi e alla loro pretesa di controllo del territorio e delle popolazioni in esso risiedenti, il termine che meglio si adatta è quello ben noto di Feudalesimo.

In effetti, il passatismo come ideologia comune che ripropone un passato fatto di controlli e confini territoriali ha come punto di riferimento assoluto il Feudalesimo nelle sue due forme:

- il micro-feudalesimo: il feudo, con il suo padrone e signore che dominava i servi come un qualsiasi capitano d’industria dominava i suoi operai è l’obiettivo di alcuni esponenti di quella ideologia nota sotto il nome di anarco-capitalismo. Per Murray Rothbard e Hans-Hermann Hoppe la terra va totalmente privatizzata (nulle terre sans seigneur, si proclamava nel feudalesimo) senza che questo significhi equità (definita sdegnosamente "egualitarismo") nella dotazione delle proprietà naturali (l’egualitarismo infatti è visto come una rivolta contro natura). Si vuole invece il controllo assoluto dei movimenti delle persone tra una proprietà e l’altra, proprio come si comportavano i feudatari nei confronti dei servi della gleba e come facevano Mussolini e Stalin con l’introduzione di passaporti interni.

- il macro-feudalesimo: lo stato nazionale a sovranità territoriale è l’obiettivo di tutti gli ideologi che, mandando al macero le idee di cosmopolitismo e internazionalismo, a partire dalla prima guerra mondiale, si sono installati come cani da guarda del potere e ne giustificano orrori e nefandezze (almeno fino a quando non vi è un cambio di potere e appaiono nuovi orrori e nefandezze da giustificare). I pollai nazionali con un tocco di federalismo sovra-statale è il massimo consentito dalle esigenze dei padroni politici e degli affaristi economici. Si tratta comunque solo di un macro-feudalesimo a sfera allargata, in cui gli stati nazionali si sono associati per meglio salvaguardare la loro sopravvivenza all’interno dei confini della Fortezza Europa.

Le aspirazioni degli ideologi attuali sono quasi tutte indirizzate o a un ritorno al micro-feudalesimo o a un rafforzamento del macro-feudalesimo. Ma con questo il territorialismo rimane, vale a dire il monopolio della sovranità come appannaggio di una istituzione (lo stato territoriale) che, non si sa per quale motivo, dovrebbe essere in grado di gestire tutto e tutti, in maniera del tutto disinteressata, e ciò meglio di quanto la maggior parte delle persone saprebbero fare una volta lasciate libere di agire (singolarmente o in comunità volontarie).
In sostanza, il regno dell’assurdo.

Ma tutto ciò non è più così tanto possibile e praticabile. L’essere umano ha a sua disposizione strumenti di comunicazione, produzione, auto-istruzione che non esistevano fino a poco tempo fa. Per cui un ritorno al micro-feudalesimo o un rafforzamento del macro-feudalesimo appaiono cose piuttosto illusorie e strampalate. Si tratta solo di rendersene conto appieno.

Quindi, se intendete rifiutare tutte le ideologie e le pratiche politiche ed economiche rancide e decotte, non dilungatevi in troppi discorsi. Il passato si basava sul controllo monopolistico (feudale-padronale) del territorio e lo stesso avviene per il presente (controllo statale-padronale). Allora, se siete contro i monopoli di qualsiasi tipo, rifiutate anche quello territoriale nelle sue varie forme (micro e macro) e affermate apertamente e concretamente:

Feudalesimo? No Grazie!

 


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