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Bertinotti e i suoi figliocci

ovvero l’ideologia del lumpensozialismus

variante oscena dello statismo

(Ottobre 2006)



L'idea e la pratica del socialismo in Italia sono affidati, in buona parte, alle parole e alle azioni di Fausto Bertinotti. Molte persone che si cullano ancora nel mito della democrazia elettorale sono anche convinte, votando Bertinotti, di far parte di un movimento progressista se non addirittura rivoluzionario.

E' tempo di infrangere tutte queste illusioni nella maniera più chiara possibile.

Il socialismo di Bertinotti si basa sulle idee di due figure del passato: Lassalle e Lenin.

Lassalle è stato il propugnatore del socialismo di stato a base nazionale. Come alter ego di Bismark, ha cercato di portare le masse tedesche sotta la protezione dello stato. Le idee di Lassalle sono state alla base della condotta della socialdemocrazia tedesca per parecchi decenni dopo la sua morte. Marx ridicolizza in più punti il programma Lassalliano di socialismo di stato che con il socialismo non ha proprio nulla a che vedere. Per quelli che sono all'oscuro delle idee di Marx, il socialismo da lui propugnato vede l'estinzione dello stato attraverso una dinamica in cui i produttori aboliscono il ceto parassitario (burocratico e padronale) e danno vita ad una società in cui "il libero sviluppo di ognuno è condizione del libero sviluppo di tutti."

Lenin è stato il realizzatore dl socialismo di stato a base nazionale. La rivoluzione russa guidata da Lenin ha rappresentato, in effetti, l'arrivo al potere di una burocrazia avida e autoritaria composta da arrivisti o pseudo-idealisti reclutati tra tutti i ceti sociali, residenti soprattutto nelle città.

Il socialismo del duo Lassalle-Lenin altro non è che statismo, vale a dire il dominio dello stato sulla società (cioè sugli individui e sulle loro relazioni sociali) in ogni sfera. Potremmo anche chiamarlo "lumpensozialismus" sul modello del "lumpenprolerariat" marxiano, Con il termine "lumpenproletariat" Marx raffigurava gruppi di miserabili non produttivi manipolabili da qualsiasi potere in quanto privi di ruolo e coscienza rivoluzionaria.

Il "lumpensozialismus" di Bertinotti riprende molti dei temi cari alla coppia Lassalle-Lenin. In particolare esso si basa su:

- Nazionalismo invece di Internazionalismo.  L'appoggio al movimento no-global con le sue ricette di controllo statale sul commercio mondiale rappresenta il sostegno più convinto alle politiche delle super-potenze (USA, Unione Europea) che considerano il mondo come un racket da sfruttare a loro piacere, escludendo, in particolare, con quote e tariffe, i popoli dell'Africa e dell'America Latina. Il frasario falsamente rivoluzionario dei no-global non deve trarre in inganno. Per fare un solo esempio, José Bove, esponente dei no global francesi, vuole solo la continuazione dei sussidi dell'Unione Europea per la sua fattoria e la estromissione dal commercio europeo dei prodotto agricoli degli agricoltori del Terzo Mondo.

- Vita piccolo-borghese invece di una esistenza ricca di esperienze. Il modello di vita del Signor Bertinotti è quello dell'operaio occupato a tempo pieno fino all'età pensonabile (decisa della stato). Un posticino sicuro, in impiego a vita, miglioramenti salariali regolari, la totale prevedibilità del domani, il frigorifero pieno e l'auto in garage: ecco i pilastri della vita sotto il "lumpensozialismus" o, altrimenti detto, statismo. Questa vita di merda è l'ambizione massima del Sig. Bertinotti per tutti gli italiani. Qualsiasi incrinatura di questo modello quali la possibilità di lavorare saltuariamente o a orari strani, riempie il Sig. Bertinotti e i suoi figliocci di orrore. Per questo in passato egli si è mosso con ardore contro una proposta di legge francese che non assicurava il posto di lavoro per due anni ai nuovi assunti.

Due anni a fare lo stesso lavoro? Ma stiamo scherzando? Ma dopo due mesi bisognerebbe già cambiare, spostarsi in un'altra citta, muoversi in un altro continente. E molte persone che conosco lo stanno già facendo. Hanno una rete di amici sparsi per l'Europa e si muovono di luogo in luogo, trovando un lavoro per il tempo in cui decidono di fermarsi in un posto. E se si trovano bene si fermano più a lungo ma non perché lo hanno deciso le leggi dello stato sull’occupazione e l’assistenza sociale.

Il Sig. Bertinotti sembra ignorare questa realtà, tutto preso dal suo ideale di vita piccolo-borghese a base nazionale sotto l'ala protettiva dello stato assistenziale, in un regime di democrazia totalitaria.

Purtroppo il Sig. Bertinotti ha molti figliocci che lo ascoltano e lo seguono. Non che cambiando padrino/padrone (ad es. Rutelli o Fini) cambierebbero le cose. Nient'affatto.

Con Bertinotti però il problema si complica per il fatto che i suoi figliocci, pur imbevuti di idee reazionarie, credono di essere all'avanguardia e di cambiare il mondo in senso progressista.

Per questi figliocci vedo solo due possibili alternative:

- seguire Bertinotti, dandosi alla politica, con la possibilità che si diventi anche presidente della Camera dei deputati, con soldi, agi, divertimenti, chiaccherate nei salotti bene dove far mostra della propria scintillante parlantina.

 - attaccarsi alla canna del gas e girare la leva o mettersi la canna della pistola in bocca e premere il grilletto.

La prima ipotesi è per quelli con il pelo sullo stomaco e il membro sessuale sempre eretto per inculare (metaforicamente parlando) tutti gli italiani, questo popolo di eterni bambini - eterni cretini.

La seconda è per quelli con un barlume di coscienza ma privi di idee e di volontà. La coscienza fa loro intravedere una vita di merda ma difettano le idee per un qualcosa di diverso o il coraggio per attuarlo.

Ci sarebbe poi una terza possibilità (o infinite altre). La più pressante sarebbe quella di abbandonare tutti i politicanti, tra cui Bertinotti con il suo statismo, provincialismo, piccolo borghesismo, per diventare, una buona volta, esseri umani, con capacità critiche e creative.

È chiedere troppo?

 


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