Mario Appelius

Roma Imperiale

(1937)

 



Nota

Il vuoto trionfalismo del giornalismo corrente sotto il fascismo emerge da queste pagine di Mario Appelius che celebra la grandezza di Roma. Ancora pochi anni e questa immagine di cartapesta crollerà sotto le bombe degli anglo-americani e le rappresaglie tedesche.

 


 

La Roma dell'Anno XV è veramente lo specchio della nuova Italia!
Da Piazza Venezia al Colosseo, Via dell'Impero, prolungata dalla Via dei Trionfi verso il Mare di Ostia e delle vittorie navali, è un gioiello del globo. Nessuna capitale, nemmeno Londra col suo quartiere storico-statale sul Tamigi, possiede in un unico scenario urbano la quintessenza di tutta la storia cittadina e nazionale. [...]
Per di più la storia di Londra è ben pallida in confronto a quella di Roma! Nessuna città del mondo ha una storia abbagliante come quella di Roma i cui fasti si unificano con la grandezza medesima della razza bianca. Se nel passato esistettero città potentissime che per un dato periodo hanno potuto rivaleggiare in parte con lo splendore di Roma, quali Tebe, Babilonia, Menfi, esse sono scomparse nel tritume dei secoli. Sono diventate polvere. Roma sola è rimasta. Al suo nome è vincolata la storia del genere umano.

La grandezza antica del mondo classico, la maestà e l'universalità del Cristianesimo, il fulgore del Rinascimento che è la sublimazione dello spirito umano incarnato verso il Divino irraggiungibile, sono condensati nel nome di Roma.
E non solo Roma non è mai finita, ma sta sbocciando col Fascismo a rinnovate funzioni imperiali ed è nuovamente il centro irradiatore di una Idea universale, proiettata nel tempo e nello spazio verso il domani del mondo. Dai merli cinquecenteschi di Palazzo Venezia alle arcate cesaree del Colosseo, Via dell'Impero, attraverso i marmi dell'Altare della Patria, le colonne auguste dei Fori, le pietre delle Chiese cristiane, la Loggia dei Cavalieri di Rodi, il lucido asfalto del suo fondo stradale moderno sintetizza ventotto secoli di storia umana in un quadro straordinariamente armonioso, il quale allaccia dolcemente, logicamente, naturalmente il solco quadrato di Romolo all'età del cemento e della radio. Fanno da sfondo i millenni, polverizzati nell'aria dei Sette Colli.

Il Progresso umano ha nella Via dell'Impero il suo blasone araldico! Sulla destra la mole fastosa del Vittoriano col loculo del Milite Ignoto vigilato dai Fasci ed illuminato alla 900 simboleggia il Regno d'Italia nelle sue diverse vicende, dal '70 all'anno XV del Fascismo. Subito dopo si spiega il Foro di Cesare con le sue colonne ed i suoi trofei che esaltano il genio immortale della stirpe italica, produttrice inesausta di grandissimi esemplari umani. Dietro il Foro, il Campidoglio: cervello e cuore del mondo civile. La facciata barocca della Chiesa di San Luca evoca il papato dei Pontefici umanisti e politici. Ecco la Curia donde uscirono le Leggi fondamentali che ancora regolano il cammino del mondo. Il Tempio di Venere Genitrice risuscita il mondo pagano dell'Ellade e del Lazio coi Miti dei poeti e le vittorie dei Proconsoli. Sulla sinistra altra cinematografia di secoli e di glorie: il genio politico-amministrativo di Traiano; il Medioevo cavalleresco e cattolico dei monastici ordini guerrieri; l'imperio mondiale del Divo Augusto; la saggezza di Nerva; la fastosa prodigalità di Domiziano. Chiudono il quadro abbagliante: da una parte il Colosseo con le sue visioni di orgie e di trionfi, di sangue e di martirii; dall'altra il Palazzo della Serenissima col Leone di San Marco, col fulgore stellare delle Repubbliche e delle Signorie, con l'evocazione dei grandi naviganti e scopritori, col Balcone del nuovo Fondatore dell'Impero.

Tra le vestigia gloriose dei secoli corre la grande arteria moderna, ampia, lucida, rettilinea, saettante di automobili, brulicante di popolo, martellata dal passo delle « quadrate Legioni » che tornano dall'Etiopia, vivificata dal canto dei Balilla e degli Avanguardisti che esaltano nell'inno Giovinezza la propria gioventù prorompente. Nel fulgore della mattinata luminosa non si sa se più abbagli lo splendore del sole o lo splendore di Roma.

Il Foro Mussolini! Una creazione monumentale degna della Roma antica. Diciottomila metri quadrati di costruzioni. Ottomila metri quadrati di mosaico. Diecimila metri quadrati di marmo. Novanta statue ciclopiche. Blocchi di granito di cento tonnellate ognuno. Terme. Arenghi. Stadii. Scuole di educazione fisica. Bianchezza allucinante. Apoteosi del marmo. Grandiosità di linee. Grandiosità di vedute. Un viale intero di travertino. Una piscina di tre milioni di litri di acqua depurata e sterilizzata, contenuti in una vasca interamente di marmo, coperta da una volta di marmo, circondata da pareti di marmo. Quattromila metri quadrati di solarium pensile. Due milioni e trecentomila Balilla; due milioni di Piccole ltaliane; ottocentomila Avanguardisti; quattrocentomila Giovani fascisti. Circa 6.000.000 di giovinezze allenate alla palestra della vita sopra una piattaforma di marmo, nell'aria del Lazio, nel sole del Mediterraneo.
L'insieme dà le vertigini!

Nessuna città al mondo possiede nulla di eguale al Foro Mussolini. Se in qualche punto hanno costruito grande, non sono arrivati allo sfarzo del marmo profuso come pietra. Manca inoltre altrove lo sfondo millenario del Campidoglio e del Palatino. Manca soprattutto l'Idea fascista di considerare lo Sport non fine a sé stesso ma elemento vivificatore di una Esistenza concepita idealmente come un Dovere verso il Passato e verso l'Avvenire, vissuta poeticamente e pericolosamente tra l'Arte e la Scienza, tra il Libro e l'Aratro, tra l'Amore e la Guerra, in una mirabile fusione dello Spirito con la Materia.

Il Foro Mussolini non è solamente l'esaltazione architettonica della salute fisica del popolo. È una scuola imperiale di vita. Arrivati dinanzi all'Obelisco di Mussolini - supremo fiore delle montagne di Carrara - che si sfila in una terminale scaglia d'oro come un anelito verso l'infinito, l'italiano evoca istintivamente la statua di Augusto e sente la Patria sospinta dalle medesime forze arcane verso eguali altezze di Storia.

La Città Universitaria! Il Foro Mussolini fa pensare alla Città Universitaria. L'una completa l'altro, anzi formano una cosa unica. Libro e Moschetto! Anche qui grandiosità di concetti, semplicità di linee, modernismo armonico, opportuno concentramento di energie. Discipline antiche nelle quali Roma è maestra millenaria come il Diritto, accanto a discipline modernissime nelle quali la nuova Italia è balzata prepotentemente all'avanguardia, per slancio di giovinezza. Accanto alla Scuola di Arte antica che raccoglie le copie dei più grandi capolavori del Genio umano (per tre quarti italici), la Facoltà di Matematica dove le nuove generazioni si preparano alle vittorie della Tecnica donde sgorgano i primati italiani aeronautici e navali; la Facoltà di Fisica che da Galvani a Marconi è tutta piena di italianità illuminante i secoli; la Facoltà di Chimica che è la cripta-dinamica della nuova autarchia imperiale. La Facoltà di Botanica attualmente in costruzione ha le più grandi serre che esistano sul pianeta. Il Policlinico mantiene le Facoltà di Medicina e Chirurgia a contatto immediato con le infermità e le sofferenze degli uomini. In fatto di modernismo la Città Universitaria di Roma è alla pari di quanto è stato fatto di più moderno a Nuova York, a Chicago, a San Francisco, a Sidney. Londra e Parigi non hanno nulla di simile. Il nostro cammino è fantasticamente veloce. Quindici anni fa concepire una Università di questo genere a Roma sarebbe stato... pazzesco. Oggi è una realtà.
- Ci si sente signori! - mi ha detto un vecchio professore mostrandomi la sua aula marmorea, servita da ascensori. Il Fascismo ha infatti dato all'Italia «proletaria e nullatenente » il lusso di essere signora e di trarre miracolosamente dal suo medesimo grembo i mezzi per divenirlo.

Piazza Venezia! Ebbro delle cose viste, l'anima satura di orgoglio nazionale, il cuore gonfio di commozione italiana, il pellegrino che viene dall'Estero si ritrova automaticamente in Piazza Venezia, attrattovi dalle forze indefinibili che fermentano in lui e che lievitano nell'atmosfera della Patria.
Ve ne sono parecchi altri di pellegrini a Piazza Venezia : italiani venuti dall'Argentina, dal Brasile, dall'Egitto, dalla Tunisia.... Nessuno si accorge che questi italiani siano diversi dagli altri passanti.... Io li riconosco, nei visi e nelle anime, ché ho mangiato per le vie del mondo lo stesso loro duro pane, condito di umiliazioni e di miseria.
Pellegrini? Si. Vengono anche loro dalla Via dell'Impero, dal Foro Mussolini, dalla Città Universitaria.... da tutte le realtà della nuova Roma imperiale.... Vengono dalle strade d'Italia che sono oggi le più belle del mondo....

Vengono dalle Stazioni Marittime di Genova, di Napoli, di Trieste che nessun'altra nazione possiede.... Ognuno ha visitato prima la sua provincia originaria, il dolce paesello natale della lontana infanzia ed ha constatato come dovunque sia profonda, radicale, ciclopica, l'opera creatrice del Fascismo.
Ci ritroviamo tutti in Piazza Venezia.
A far che?
A contemplare un balcone!

Dietro quel balcone è Lui.
Lui che ha fatto!
Lui che lavora.
Lui che risolve.
Lui che semplifica.
Lui che realizza.
Lui che prevede.
Lui che osa e che costruisce.

Qualunque italiano passi di là - venga dalla Patagonia o da Busto Arsizio - alza gli occhi verso il Balcone. Ed ogni cuore ha un rapido sussulto.

MARIO APPELIUS

(dal "Popolo d'Italia" dell'11 luglio 1937)

 

 


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